Coinbase nel mirino dei banchieri tradizionali per la sua corsa alla licenza di banca fiduciaria

Una importante associazione bancaria statunitense ha chiesto al Office of the Comptroller of the Currency (OCC), l’ente che rilascia le autorizzazioni bancarie federali, di respingere la richiesta di Coinbase per un trust charter, sostenendo che la piattaforma di scambio di criptovalute non soddisfa i requisiti in più ambiti.

La missiva è stata inviata dall’Independent Community Bankers of America (ICBA), un gruppo di lobby influente che rappresenta le esigenze politiche di migliaia di istituti bancari più piccoli, e rappresenta l’ultimo tentativo del settore bancario statunitense di sollevare obiezioni rispetto all’ingresso dell’industria crypto in ambiti tradizionalmente controllati dalle banche convenzionali.

Independent Community Bankers of America ha scritto:

“We strongly oppose Coinbase’s effort, which fails on multiple independent grounds, each of which is disqualifying under the OCC’s statutory chartering standards.”

Obiezioni principali sollevate

Nella lettera l’ICBA afferma che la banca di Coinbase, indicata come Coinbase National Trust Co., faticherebbe a generare profitti in un mercato ribassista, che l’OCC avrebbe difficoltà a gestire in sicurezza la dissoluzione della fiducia in caso di fallimento e che la controllata farebbe affidamento su funzioni di rischio e controllo ritenute inadeguate.

Gli oppositori sostengono inoltre che la lettera interpretativa dell’OCC che funge da base per la domanda di autorizzazione non sarebbe stata emessa in modo corretto, mettendo in dubbio la legittimità del procedimento amministrativo utilizzato dall’ente regolatore.

Firme ed azioni parallele

Questa iniziativa segue un’azione analoga della lobby di Wall Street Bank Policy Institute (BPI), che la settimana precedente aveva espresso opposizione a domande per trust charter presentate da altre società collegate al mondo crypto, tra le quali Ripple, Circle e Paxos, e che ha rivolto obiezioni anche a Coinbase.

L’ICBA ha chiesto all’OCC di negare la domanda di autorizzazione di Coinbase, oppure quantomeno di rendere pubbliche porzioni maggiori della documentazione presentata e di convocare un’audizione pubblica per esaminarla.

Risposta di Coinbase

Paul Grewal ha reagito pubblicando un messaggio sul social network X in cui accusa i banchieri di voler erigere barriere regolamentari per proteggere i propri interessi.

“Imagine opposing a regulated trust charter because you prefer crypto to stay … unregulated. That’s ICBA’s position.”

La società aveva presentato la richiesta di trust charter il mese precedente con l’obiettivo di ampliare servizi come pagamenti e regolamenti e di semplificare l’iter autorizzativo, evitando di dover ottenere singole approvazioni in 50 giurisdizioni statali. L’azienda ha inoltre chiarito di non intendere trasformarsi in una banca a servizio completo.

Posizione dell’ente regolatore e contesto politico

L’OCC è l’autorità federale competente per il rilascio di charter bancari nazionali e per la supervisione delle banche nazionali; l’approvazione di un trust charter comporta valutazioni approfondite su solidità patrimoniale, gestione dei rischi e capacità operative a tutela dei depositanti e della stabilità finanziaria.

Di recente l’OCC ha il suo capo permanente: Jonathan Gould, già responsabile legale di Bitfury, è stato confermato come responsabile dell’ente. La sua nomina è vista come rilevante rispetto al rapporto tra istituti tradizionali e operatori crypto, dato il ruolo politico e normativo dell’istituto nel definire i confini tra banche tradizionali e nuovi servizi finanziari digitali.

Brian Laverdure, vicepresidente senior per la politica di asset digitali e innovazione dell’ICBA, ha firmato la lettera al regolatore e ha dichiarato:

“This application fails to meet statutory chartering standards, presents compounding safety and soundness risks and would set a dangerous precedent for the structure of the U.S. banking system.”

Implicazioni e scenari possibili

La disputa mette in luce tensioni più ampie: da un lato le banche e le loro rappresentanze temono rischi competitivi e normativi; dall’altro le piattaforme crypto sostengono che un’autorizzazione federale possa garantire certezze legali e operare come leva di integrazione nel sistema finanziario tradizionale.

Se l’OCC dovesse negare la domanda, ciò potrebbe rafforzare le posizioni favorevoli a mantenere la supervisione dello spazio crypto frammentata su livello statale o ad incrementare controlli prudenziali più severi. Se invece la richiesta fosse approvata, creerebbe un precedente su come le autorità federali autorizzano operatori non bancari ad offrire servizi vicini a quelli bancari tradizionali.

Nel prossimo futuro è probabile che il confronto continui sia nelle sedi amministrative che, potenzialmente, in quelle giudiziarie, con richieste di audizioni pubbliche, ricorsi e un dibattito che coinvolgerà legislatori, regolatori e operatori del mercato sui limiti e sulle garanzie necessarie per integrare i servizi crypto nell’architettura finanziaria esistente.