Non tutte le bolle o i crolli di mercato sono uguali
- 5 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Borse, Mercati
Circa vent’anni fa, quando iniziai ad interessarmi alla storia del mercato azionario, rimasi spesso sorpreso da dati e statistiche che avrei difficilmente immaginato.
Due esempi riguardano i più grandi crolli della borsa nella storia finanziaria.
Il primo è il celebre Lunedì Nero del 19 ottobre 1987, quando in una sola sessione il Dow Jones perse 508 punti, pari a un impressionante calo del 22,6%. Allo stesso modo, l’indice S&P 500 scivolò del 20,4%.
Sorprendentemente, nonostante quella giornata nerissima, l’S&P 500 chiuse l’anno 1987 in positivo. Dopo aver toccato un massimo il 25 agosto, con una caduta del 33,5% fino al minimo registrato il 4 dicembre, alla fine l’indice si attestò con un guadagno complessivo del 2% per l’anno. Anche l’economia americana non entrò in recessione.
Il secondo esempio è la bolla delle dot-com. Dall’apice del fervore speculativo nel settore tecnologico, il 24 marzo 2000, al minimo raggiunto il 9 ottobre 2002, l’S&P 500 perse quasi la metà, con un calo del 49%.
Uno degli episodi più ricordati in quell’epoca fu un discorso dell’allora presidente della Federal Reserve, Alan Greenspan, che mise in guardia riguardo a un eccesso di ottimismo negli asset:
“Ma come possiamo riconoscere quando l’entusiasmo irrazionale ha ingiustificatamente gonfiato i valori degli asset, i quali poi sono esposti a contrazioni impreviste e prolungate, come è accaduto in Giappone nell’ultimo decennio?”
Col senno di poi, questo discorso è visto come un avvertimento profetico rispetto alla bolla che di lì a poco sarebbe esplosa.
Un fatto sorprendente è che il valore dell’S&P era a 749 punti al momento del discorso di Greenspan, il 5 dicembre 1996, mentre al minimo del 2002, dopo lo scoppio della bolla, l’indice si attestò a 776 punti. Insomma, l’indice era effettivamente più alto dopo la crisi rispetto al momento dell’avvertimento.*
Riflessioni sul Tempo e i Movimenti di Mercato
Potremmo trovarci all’inizio di una lunga e profonda fase ribassista, oppure la tendenza rialzista potrebbe proseguire al punto che il futuro minimo dopo una correzione resterà superiore ai livelli attuali.
Investire nel mercato azionario è spesso un percorso complesso, soprattutto per chi adotta strategie conservative come il “buy and hold” o investimenti periodici con il metodo del costo medio ponderato. Non è affatto semplice nemmeno il trading di breve termine.
Guardando ai crolli passati, ci si rende conto che cercare di “indovinare” con precisione il momento migliore di entrata e uscita dal mercato può rivelarsi un’impresa rischiosa e finanziariamente dannosa, perché i prezzi azionari sono estremamente volatili e imprevedibili nel breve periodo.
Un rischio concreto è vendere quando il mercato è basso e rientrare quando i prezzi sono elevati.
Rick Wurster, amministratore delegato di Charles Schwab, ha osservato:
“La difficoltà nel cercare di anticipare il mercato sta nel fatto che devi avere ragione due volte: devi uscire al momento giusto e poi rientrare nella finestra opportuna. È davvero complicato.”
Lo scorso anno, una revisione storica condotta da una importante banca americana ha confermato come la possibilità di trarre profitto da manovre di timing delle correzioni di mercato sia estremamente limitata. In generale, il mercato tende a premiare chi mantiene gli investimenti per un periodo prolungato.
Wurster ha sottolineato ancora:
“La chiave del successo sta nel tempo trascorso nel mercato, non nel cercare di anticiparlo.”
*Da notare che sette anni dopo il 2002, il S&P scese di nuovo sotto il livello di 776 punti, raggiungendo i 666 punti nel marzo 2009, in seguito allo scoppio della bolla immobiliare e alla crisi finanziaria globale. Questo ricorda come ogni bolla e ogni crisi abbiano caratteristiche peculiari.
Situazione Attuale e Indicatori Economici
Negli ultimi mesi diversi dati macroeconomici rilevanti non sono ancora disponibili a causa della chiusura temporanea del governo federale negli Stati Uniti, tra cui spese per costruzioni di agosto, ordini di fabbrica, creazione di posti di lavoro e tassi di disoccupazione di settembre, oltre alle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione.
Fino alla riapertura delle istituzioni, ci si affida maggiormente a fonti private per monitorare lo stato dell’economia.
Dati preliminari indicano una riduzione dell’occupazione nel settore privato: secondo il processore di payroll ADP, che utilizza una metodologia differente rispetto all’Bureau of Labor Statistics, le aziende private hanno perso circa 32.000 posti di lavoro a settembre, con un calo in particolare nelle piccole e medie imprese che ha compensato i guadagni nei grandi gruppi.
Nela Richardson di ADP ha commentato:
“Nonostante la robusta crescita economica vista nel secondo trimestre, i dati di questo mese rafforzano ulteriormente la percezione di una debolezza crescente nel mercato del lavoro.”
Secondo recenti dati, i datori di lavoro negli Stati Uniti si sono mostrati prudenti nell’assunzione di nuovo personale.
Ad approfondire l’andamento del mercato del lavoro, emerge che a settembre le aziende hanno annunciato progetti di assunzione pari a 117.313 nuovi posti, il dato più basso registrato per questo mese dal 2011. Nel corso dell’anno, i piani di assunzione hanno raggiunto 204.939 nuove posizioni, il livello più contenuto dal 2009.
Andy Challenger, esperto di Challenger, Gray & Christmas, ha osservato:
“Attualmente stiamo assistendo a un mercato del lavoro stagnante, a un aumento dei costi e all’emergere di tecnologie innovative. Con i prossimi tagli ai tassi di interesse, potremmo vedere una certa stabilizzazione nel quarto trimestre, anche se altri fattori potrebbero indurre i datori di lavoro a prevedere licenziamenti o a sospendere nuove assunzioni.”
La rilevanza delle intenzioni di assunzione risiede nell’indicazione che forniscono circa la direzione futura del mercato del lavoro.
Analizzando gli stipendi, ADP ha segnalato che a settembre la retribuzione annuale per chi ha cambiato lavoro è cresciuta del 7,6% su base annua, mentre per chi è rimasto nella stessa posizione è aumentata del 4,5%.
La crescita salariale è quindi un indicatore monitorato attentamente dai decisori politici, considerato fondamentale nelle dinamiche di contenimento dell’inflazione.
Andamento delle offerte di lavoro e disoccupazione
Secondo il Bureau of Labor Statistics (BLS), ad agosto vi erano 7,23 milioni di posti vacanti, un lieve aumento rispetto ai 7,21 milioni di luglio.
Nel medesimo periodo, il numero di disoccupati è stato di 7,38 milioni, con un rapporto di 0,98 offerte per ogni disoccupato. Questo dato evidenzia una domanda di lavoro ancora superiore all’offerta, sebbene sia tornato ai livelli pre-pandemici.
Questo rapporto tra posti vacanti e disoccupati rappresenta uno dei segnali più visibili di squilibrio sul mercato del lavoro, ma anche un indicatore che il mercato sta riprendendo una certa normalità.
Licenziamenti e assunzioni
Lo scorso agosto si sono registrati 1,73 milioni di licenziamenti, cifra che, seppur significativa per chi è coinvolto, corrisponde al solo 1,1% degli occupati totali, rimanendo leggermente inferiore ai livelli pre-pandemia.
Parallelamente, l’attività di assunzione è rimasta superiore rispetto ai licenziamenti, con 5,13 milioni di nuove assunzioni nel mese.
Tuttavia, il tasso di assunzione – ossia la percentuale di nuove assunzioni rispetto alla forza lavoro occupata – presenta una tendenza in calo, potenziale segnale di difficoltà future nel mercato del lavoro.
La diminuzione delle dimissioni e le sue interpretazioni
Ad agosto, 3,09 milioni di lavoratori hanno lasciato volontariamente il proprio posto di lavoro, pari all’1,9% della forza lavoro totale. Questo tasso rimane inferiore ai livelli registrati prima della pandemia.
Il calo delle dimissioni può essere interpretato in diversi modi: potrebbe indicare una maggiore soddisfazione nei posti di lavoro attuali, una riduzione delle opportunità esterne, un rallentamento nella crescita salariale o un possibile aumento della produttività, dato che meno persone entrano in ruoli nuovi o meno familiari.
Quotidiano sentimento dei consumatori
L’indice di fiducia dei consumatori pubblicato dal Conference Board ha evidenziato a settembre un calo di 3,6 punti.
Stephanie Guichard ha spiegato:
“La componente relativa alla situazione presente ha registrato il maggior calo nell’ultimo anno. La percezione delle condizioni economiche è risultata meno positiva rispetto ai mesi precedenti e la valutazione della disponibilità di lavoro è scesa per il nono mese consecutivo, toccando i livelli più bassi da anni. Questa dinamica riflette il calo delle offerte di lavoro. Anche le aspettative per il futuro sono peggiorate, seppur in misura più contenuta. I consumatori sono diventati leggermente più pessimisti riguardo alla disponibilità futura di lavoro e alle condizioni economiche, tuttavia l’ottimismo sulle prospettive di reddito ha attenuato la diminuzione complessiva dell’indice di attese.”
Questi segnali di debolezza nel sentiment dei consumatori sembrano contrastare con dati di spesa al consumo relativamente solidi.
L’opinione negativa sul mercato del lavoro è ulteriormente confermata dal sondaggio mensile del Conference Board sulle aspettative occupazionali dei consumatori.
Il 26,9% dei consumatori ha dichiarato che le opportunità di lavoro sono “abbondanti”, in calo rispetto al 30,2% di agosto. Il 19,1% ha affermato che è “difficile trovare lavoro”, dato invariato rispetto al mese precedente.
Molti economisti tengono d’occhio lo scarto tra queste due percentuali (conosciuto anche come differenziale del mercato del lavoro), che sta evidenziando un rallentamento del mercato occupazionale. Da Wells Fargo arriva l’analisi:
“Il trend in calo riflette la progressiva perdita di slancio del mercato del lavoro negli ultimi anni. Il fatto che le aspettative si stiano riducendo fa parte degli elementi necessari affinché il FOMC possa considerare la possibilità di ulteriori tagli ai tassi. In definitiva, la combinazione di tassi più bassi e di uno scenario fiscale più stimolativo nel 2026 dovrebbe sostenere i consumatori, creando fondamenta un po’ meno fragili all’inizio del prossimo anno.”
Dati sui consumi con carta di credito ancora solidi
La spesa effettuata con carte di credito e debito continua a mostrare segnali di tenuta. Secondo JPMorgan, al 25 settembre 2025 i dati non aggiustati delle spese con carte Chase erano superiori del 2,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo si traduce in una stima di crescita mensile dello 0,11% per le vendite al dettaglio secondo il controllo del Census Bureau.
Anche Bank of America segnala una crescita del 2,2% anno su anno della spesa media per famiglia nell’ultima settimana di settembre. Tuttavia, le spese per dispositivi elettronici sono diminuite sensibilmente, probabilmente a causa dell’effetto base legato al lancio del nuovo iPhone in date diverse tra il 2024 e il 2025. Nonostante i dati più deboli sul lavoro, la crescita complessiva delle spese rimane solida.
Prezzi della benzina stabili
Secondo l’associazione AAA, il prezzo medio nazionale per un gallone di benzina regolare è sceso di cinque centesimi rispetto alla settimana precedente, attestandosi a 3,15 dollari. Con l’arrivo dell’autunno, i prezzi diminuiscono anche grazie all’adozione delle miscele invernali, meno costose da produrre.
Nel Pacifico nord-occidentale, gli automobilisti stanno beneficiando della risoluzione di un problema a una condotta petrolifera, con un conseguente calo dei costi alla pompa. Sebbene la stagione degli uragani atlantici sia a metà percorso, permane la preoccupazione per le possibili tempeste nel Golfo del Messico che potrebbero impattare le raffinerie locali nei prossimi due mesi.
Aumento dei tassi ipotecari
I tassi medi dei mutui a 30 anni negli Stati Uniti sono saliti leggermente al 6,34%, rispetto al 6,30% della settimana precedente, secondo Freddie Mac. Sebbene l’incremento continui, il livello attuale resta al di sotto della media annuale del 6,71%.
Negli ultimi mesi, tassi più bassi hanno favorito un aumento delle vendite immobiliari in attesa, indicando una maggiore fiducia da parte degli acquirenti. Negli USA, ci sono 147,9 milioni di unità abitative, di cui 86,1 milioni sono occupate da proprietari e circa il 39% di queste è privo di mutuo.
La quasi totalità degli indebitati ha mutui a tasso fisso sottoscritti prima dell’aumento generalizzato dei tassi iniziato nel 2021. Questo significa che la maggior parte dei proprietari non è particolarmente influenzata dalle fluttuazioni settimanali delle tariffe ipotecarie o dei prezzi delle case.
Rallentamento dei prezzi delle abitazioni
Secondo l’indice S&P CoreLogic Case-Shiller, i prezzi delle case sono cresciuti dell’1,7% su base annua a luglio, ma sono leggermente diminuiti dello 0,1% rispetto al mese precedente.
Nicholas Godec di S&P Dow Jones Indices comenta:
“Guardando al futuro, il mercato immobiliare sembra stabilizzarsi in un nuovo equilibrio più moderato. L’era degli incrementi di prezzo annuali del 15-20% è ormai superata; stiamo assistendo a tassi di crescita più vicini all’inflazione generale, o addirittura leggermente inferiori. Questo segnala un andamento potenzialmente più sostenibile per il settore nel lungo termine, pur significando che i proprietari non accumulano ricchezza allo stesso ritmo rapido del recente passato.”
Indagini sull’attività manifatturiera
I risultati delle indagini sull’attività produttiva nel settore manifatturiero statunitense di settembre sono stati contrastanti. Secondo l’indice PMI manifatturiero di S&P Global, la produzione manifatturiera ha registrato un quarto mese consecutivo di crescita.
La ripresa economica ha perso slancio, poiché le aziende hanno segnalato una diminuzione nella crescita degli ordini, accompagnata dall’accumulo di scorte di prodotti finiti invenduti. Nonostante il rallentamento della domanda, molte industrie hanno continuato a produrre superando il fabbisogno, esaurendo le materie prime accumulate in previsione dell’introduzione dei dazi doganali. Questa situazione rappresenta un rischio al ribasso per la produzione futura nel caso in cui la domanda non dovesse riprendere, ma allo stesso tempo suggerisce un possibile allentamento delle pressioni sui prezzi: alcune imprese stanno infatti offrendo gli stock in eccesso ai clienti a prezzi ridotti.
L’indice PMI manifatturiero dell’Institute for Supply Management relativo a settembre indica che il settore si trova in contrazione, anche se il ritmo di questa diminuzione è migliorato rispetto al mese precedente.
Il settore dei servizi mostra segnali contrastanti
Le rilevazioni sulle attività dei servizi hanno fornito risultati eterogenei. Secondo il PMI dei servizi statunitensi di settembre per S&P Global, la crescita del settore dei servizi si è leggermente attenuata, ma è rimasta sufficientemente robusta da completare un terzo trimestre complessivamente positivo. L’espansione congiunta dei comparti manifatturiero e dei servizi suggerisce una crescita annualizzata del PIL intorno al 2,5% nel terzo trimestre.
Anche l’indice PMI dei servizi dell’ISM riferisce un rallentamento, pur mantenendo valori positivi. È importante ricordare che in momenti di incertezza percepita, i dati di indagine tendono a essere più drastici rispetto ai dati economici concreti.
Occupazione negli uffici rimane bassa
L’attività negli spazi d’ufficio resta inferiore ai livelli storici. La società Kastle Systems riporta che nel picco della settimana scorsa, il tasso di occupazione degli uffici ha raggiunto il 62,9%, un dato poco superiore al giorno precedente ma in calo di due punti e mezzo rispetto alla settimana precedente. Durante l’intera settimana, escluso il giovedì, la media giornaliera degli occupanti ha registrato un decremento, toccando il valore minimo del 33,1% il venerdì, in corrispondenza delle celebrazioni del Rosh Hashanah.
Prospettive di crescita economica a breve termine
Le stime sulla crescita del PIL nel breve periodo evidenziano un trend positivo. Il modello GDPNow della Federal Reserve di Atlanta prevede un’espansione reale del PIL al 3,8% nel terzo trimestre.
Queste indicazioni supportano l’idea di una crescita economica solida, malgrado il rallentamento rispetto ai livelli eccezionalmente elevati registrati in fase iniziale del ciclo. Attualmente l’economia appare meno “energizzata” a causa della riduzione di fattori favorevoli come le numerose offerte di lavoro e gli ordini di macchinari core.
Impatto dei dazi sulla scena globale e mercato azionario
La strategia dell’amministrazione Trump riguardante l’introduzione di dazi sta perturbando il commercio globale, con conseguenze significative sull’economia statunitense, sui profitti societari e sui mercati finanziari. Fino a quando non si avranno maggiori certezze, l’analisi attuale mostra:
Si registrano aspettative positive legate agli utili societari: la visione a lungo termine per i mercati azionari rimane promettente, sostenuta dalla previsione di una crescita continuativa degli utili, che rimangono il principale fattore di valorizzazione dei titoli.
La domanda di beni e servizi mantiene un andamento favorevole, supportata da bilanci solidi di consumatori e imprese. Nonostante un leggero rallentamento, la creazione di posti di lavoro continua a essere positiva. La Federal Reserve, dopo aver affrontato con successo la crisi inflattiva, si concentra ora sul sostegno al mercato del lavoro.
Tuttavia la crescita economica sta rallentando rispetto a periodi precedenti, diventando meno impulsata da fattori favorevoli come l’abbondanza di posti di lavoro vacanti e ordini di capitali fissi.
Si osserva una decoupling tra dati economici concreti e sentiment aziendale e dei consumatori: nonostante indagini di fiducia relativamente negative, l’attività reale dei consumatori e delle aziende continua a crescere, mantenendo livelli record.
Mercati azionari e dati economici: una relazione complessa
Va sottolineato che i mercati azionari statunitensi potrebbero sovraperformare l’economia reale nel breve periodo, grazie a una leva operativa positiva. Dall’inizio della pandemia, molte aziende hanno ottimizzato la propria struttura di costi tramite ristrutturazioni, riduzioni del personale e investimenti in tecnologia, compresi dispositivi basati sull’intelligenza artificiale.
Questi interventi hanno migliorato l’efficienza operativa, permettendo una crescita significativa degli utili anche con tassi di crescita delle vendite più contenuti, in un contesto economico moderatamente in rallentamento.
Rischi permanenti e consigli per gli investitori
Non bisogna però perdere di vista i rischi ancora presenti, come l’incertezza politica negli Stati Uniti, le tensioni geopolitiche, la volatilità dei prezzi dell’energia e le minacce informatiche. Inoltre esistono rischi imprevedibili che potrebbero provocare volatilità nei mercati.
Investire rappresenta un percorso che comporta inevitabilmente fasi di recessione economica e mercati ribassisti, eventi attesi per chi si impegna sul lungo termine. È fondamentale mantenere un approccio prudente e orientato al lungo periodo.
Al momento, non vi sono motivi per ritenere che l’economia o i mercati finanziari non siano in grado di superare le difficoltà nel tempo. La strategia di investimento a lungo termine continua a rappresentare la scelta più affidabile per costruire patrimonio.