Farage e Reform spingono la Gran Bretagna verso il caos

Keir Starmer ha identificato il suo avversario nella scena politica britannica: il primo ministro, noto per la sua natura pacata, ha inaspettatamente sfoderato un tono deciso attaccando frontalmente Nigel Farage, capo di Reform, il partito populista e anti-immigrazione che sta guadagnando consensi nei sondaggi. Starmer ha accusato Farage di essere «un venditore di illusioni che non nutre vera fiducia nella Gran Bretagna».

Nel suo discorso tanto atteso durante il congresso del Partito laburista, Starmer ha delineato un progetto di «rinnovamento nazionale» di proporzioni storiche, comparabile alla ricostruzione messa in atto dopo la Seconda Guerra Mondiale. Per il primo ministro, la crescita economica rappresenta la «missione prioritaria» del Governo, l’unico vero «rimedio contro la divisione sociale».

In un momento in cui la popolarità di Starmer è in calo e dove viene messo in discussione anche all’interno del suo stesso partito, il leader laburista ha scelto la strategia dell’attacco come miglior forma di difesa. «La Gran Bretagna si trova a un bivio cruciale», ha dichiarato. «Si sta combattendo per l’anima stessa del Paese».

Non ha citato direttamente il Partito Conservatore, tradizionale principale avversario dei laburisti, se non per ricordare l’eredità negativa che questo ha lasciato dopo «quattordici anni di cattiva gestione». La sua retorica si è però focalizzata tutta su Farage e sul suo movimento.

Ex leader di UKIP e successivamente del Brexit Party, nonché fondatore di Reform, Farage è stato descritto da Starmer come colui che «semina continuamente conflitti e divisioni», senza portare alcun contributo positivo per il futuro della Gran Bretagna.

Il primo ministro ha inoltre definito «razziste» alcune delle proposte avanzate da Reform, tra cui l’abolizione del diritto di residenza permanente per gli stranieri, qualora il partito dovesse vincere le prossime elezioni. In base a queste proposte, anche chi ha ottenuto il cosiddetto «indefinite leave to remain», e ha vissuto, lavorato e versato le tasse per anni nel Regno Unito, dovrebbe ripresentare domanda per il permesso di soggiorno con il rischio di una possibile espulsione.



Author: Tony
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