Il grafico di valutazione del mercato azionario che vorremmo ora ma dovremo aspettare fino al 2035
- 28 Settembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Borse, Mercati
Molti indicatori di valutazione comunemente utilizzati segnalano che il mercato azionario è sopravvalutato, suggerendo quindi che gli investitori dovrebbero aspettarsi rendimenti modesti nei prossimi anni.
Tuttavia, è importante ricordare che nessun indicatore di valutazione è infallibile e i loro segnali possono risultare fuorvianti.
Vediamo rapidamente tre tra i rapporti di valutazione più noti:
Price-to-earnings (P/E) forward: Attualmente intorno a 22 volte, questo rapporto supera le medie storiche. È apprezzato dagli investitori poiché si basa sugli utili attesi nei prossimi 12 mesi o nel prossimo anno solare, e il valore teorico di un titolo è strettamente legato agli utili futuri dell’azienda. Il limite di questo indicatore è che gran parte del valore di un’azienda deriva dagli utili prodotti negli anni successivi al prossimo anno, pertanto il P/E forward su un solo anno offre una visione troppo limitata.
Trailing P/E: Intorno a 28 volte, questa misura è nettamente superiore alle medie storiche. Si calcola usando gli utili registrati nell’ultimo anno oppure nell’ultimo anno solare. Il vantaggio è che si basa su utili reali e non su stime, ma lo svantaggio principale è che è un indicatore retrospettivo, mentre il mercato azionario guarda al futuro.
Cyclically-adjusted P/E (CAPE): Con un valore di 40 volte, è al livello più alto dai tempi della bolla delle dot-com. Questa misura è una variante del trailing P/E in cui gli utili usati sono la media degli ultimi dieci anni. Reso popolare dal premio Nobel Robert Shiller, il CAPE offre il vantaggio di attenuare la volatilità annuale degli utili. Tuttavia, anche questo indicatore soffre del limite di essere retrospettivo.
Un modello ideale per la valutazione
In un mondo ideale, un modello di valutazione dovrebbe considerare gli utili attesi su molti anni nel futuro, come avviene nei modelli di flusso di cassa scontato. Naturalmente, prevedere i risultati a lungo termine è estremamente complesso e anche stimare gli utili del prossimo trimestre rappresenta una sfida.
Ma cosa succederebbe se esistesse un rapporto P/E dove gli utili (E) fossero basati sui guadagni effettivamente realizzati nei successivi dieci anni? In questo modo si combinerebbero i vantaggi del P/E forward con quelli del CAPE.
Questa idea ha stimolato un’analisi su X la scorsa settimana.
Sebbene non possiamo prevedere con esattezza gli utili fino al 2035, possiamo però tornare indietro nel tempo fino al 2015 e oltre per calcolare cosa sarebbe stato questo “CAPE realizzato forward” basandoci sugli utili effettivamente registrati.
In altre parole, fino al 2015 possiamo costruire un rapporto di valutazione utilizzando la media degli utili realizzati nei successivi dieci anni per capire se in quel momento il mercato fosse conveniente o caro.
Un ringraziamento a Jake (conosciuto su X come @EconomPic) per aver concepito questa idea circa un anno fa.
Nel grafico sotto, il CAPE di Shiller è rappresentato in rosso, mentre la versione basata su utili realizzati forward è in blu.
(Fonte: @EconomPic)
A metà 2014, il CAPE di Shiller si attestava attorno a 26 volte, ben oltre la media di lungo periodo di circa 17 volte. Secondo questo indicatore, il mercato appariva costoso, suggerendo aspettative di rendimenti deboli e limitati a una singola cifra percentuale. Tuttavia, il CAPE realizzato in quel momento era di circa 17 volte, più allineato alla media storica e inferiore alla media dei vent’anni precedenti.
Quindi il CAPE realizzato indicava che nel 2014 il mercato non era caro, perché negli anni seguenti la crescita degli utili si è dimostrata solida.
Joe Weisenthal di Bloomberg ha commentato questa prospettiva:
“È importante riformulare il quadro: spesso si tende a incolpare la Fed o i flussi negli ETF per il grande mercato rialzista. Però il fatto è che gli utili realizzati dalle grandi aziende americane sono stati straordinari sia in valore assoluto sia in termini relativi rispetto alle stime per molti anni.”
Quindi qual è il valore del CAPE realizzato forward oggi? Purtroppo lo sapremo solo nel 2035, poiché l’investimento implica scommettere su un futuro incerto.
È vero che il P/E forward a 12 mesi, il trailing P/E e il CAPE di Shiller indicano tutti che il mercato azionario è costoso, e sicuramente questi indicatori oggi sono a livelli molto più elevati rispetto a 10 anni fa.
Ma forse il mercato è sostenuto da investitori ottimisti convinti che i prossimi dieci anni porteranno a risultati economici solidi e superiori alle aspettative.
Diversi indicatori macroeconomici e dati recenti offrono una panoramica significativa degli sviluppi economici negli Stati Uniti dall’ultima nostra analisi.
Inflazione in aumento. Ad agosto, l’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE) è cresciuto del 2,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’indice PCE core, la misura preferita dalla Federal Reserve per monitorare l’inflazione, ha registrato un aumento del 2,9% nel mese. Sebbene sia leggermente superiore all’obiettivo del 2% fissato dalla Fed, il dato resta prossimo al livello più basso dall’inizio del 2021.
Su base mensile, il core PCE è salito dello 0,2%. Calcolando una media annualizzata basata sul trend degli ultimi sei mesi, il dato si attesta intorno al 3,0%. Questi numeri sono importanti per le decisioni future della politica monetaria.
Dati sull’inflazione e prospettive politiche mostrano una situazione complessa che richiede attenzione continua da parte dei responsabili delle politiche economiche.
Incremento della spesa dei consumatori
Le spese per consumi personali sono aumentate dello 0,3% su base mensile ad agosto, raggiungendo un tasso annuo record di 21,11 trilioni di dollari. Anche al netto dell’inflazione, la crescita reale della spesa è dello 0,3%, un segnale di fiducia e dinamismo nella domanda interna.
Ripresa degli investimenti aziendali
Gli ordini per beni capitali non legati alla difesa, esclusi gli aeromobili, spesso indicati come investimenti core o spese in conto capitale, sono aumentati dello 0,6% ad agosto, raggiungendo i 76,7 miliardi di dollari. Questo tipo di ordine rappresenta un indicatore anticipatore che suggerisce miglioramenti nell’attività economica futura.
Mercato del lavoro: segnali contrastanti
Le nuove richieste di indennità di disoccupazione sono calate a 218.000 nella settimana terminata il 20 settembre, in diminuzione rispetto alle 232.000 della settimana precedente. Questi valori indicano un mercato del lavoro che, nel complesso, sostiene ancora la crescita economica.
Al contrario, le richieste continuative, cioè le persone che continuano a ricevere sussidi di disoccupazione, sono aumentate leggermente a 1,93 milioni nella settimana terminata il 13 settembre, un livello vicino al massimo dal novembre 2021. Questo dato sottolinea un possibile rallentamento delle assunzioni e un deterioramento relativo del mercato del lavoro.
Rimane quindi importante monitorare attentamente queste dinamiche, che indicano un equilibrio delicato tra bassa attività di licenziamento e segnali di indebolimento nella domanda di lavoro.
Andamento della spesa con carta
I dati sui pagamenti con carta negli Stati Uniti mostrano una tenuta stabile. Secondo JPMorgan, alla data del 16 settembre, la spesa attraverso carte Chase è risultata superiore del 2,9% rispetto allo stesso giorno dell’anno precedente, suggerendo una crescita moderata delle vendite al dettaglio.
Bank of America segnala un aumento totale della spesa con carte di credito e debito dell’1,8% rispetto all’anno precedente nella settimana terminata il 20 settembre. L’elettronica ha mostrato un’impennata in parte motivata dal lancio anticipato del nuovo iPhone. Anche escludendo l’elettronica, la spesa ha registrato una crescita stabile dell’1,6% annuo.
Prezzi del carburante in calo
Secondo segnalazioni recenti, il prezzo medio nazionale del gasolio è sceso di cinque centesimi rispetto alla settimana precedente, attestandosi a 3,15 dollari al gallone. L’arrivo dell’autunno e della miscela stagionale invernale, meno costosa da produrre, contribuisce a questa diminuzione.
In particolare, la regione del Pacifico nord-occidentale beneficia del calo dei prezzi, anche grazie alla risoluzione di un problema alle pipeline che aveva influenzato i costi al distributore. Questa diminuzione del prezzo del carburante rappresenta un elemento positivo per consumatori e aziende, in un contesto di incertezza economica.
I recenti rincari del prezzo del petrolio hanno impattato notevolmente le raffinerie nella regione, determinando un aumento delle tensioni sui mercati energetici. Questo fenomeno si inserisce in un contesto globale in cui i prezzi dell’energia restano un elemento chiave per l’economia mondiale.
Un’analisi dettagliata dal sondaggio mensile dell’Università del Michigan sul sentiment dei consumatori di agosto evidenzia un calo modesto ma significativo della fiducia. Tale diminuzione si è manifestata trasversalmente tra varie fasce d’età, livelli di reddito e istruzione, nonché in tutti e cinque i componenti dell’indice economico. Tuttavia, un’eccezione riguarda coloro che detengono consistenti quote azionarie, la cui percezione è rimasta stabile, mentre chi possiede un patrimonio azionario minore o nullo ha mostrato un aumento del pessimismo.
Incremento dei tassi ipotecari
Secondo i dati di Freddie Mac, il tasso medio dei mutui a tasso fisso ventennale è salito al 6,30%, rispetto al 6,26% registrato la settimana precedente. Dopo alcune settimane di riduzione, i tassi ipotecari hanno dunque invertito la tendenza, seppure lievemente. L’attività del mercato immobiliare resiste, con una crescita del 18% nelle domande di acquisto e del 42% per il rifinanziamento anno su anno.
Negli Stati Uniti esistono circa 147,9 milioni di unità abitative, di cui 86,1 milioni sono occupate da proprietari. Circa il 39% di queste abitazioni è libera da mutui. Tra coloro che hanno ancora un debito ipotecario, la maggioranza possiede mutui a tasso fisso, i cui tassi sono stati fissati prima del marcato aumento iniziato nel 2021. Questo scenario spiega perché i variazioni settimanali di prezzo o di tasso abbiano un impatto limitato sulla maggioranza dei proprietari.
Calo nelle vendite di case usate
Le vendite di abitazioni di seconda mano sono diminuite dello 0,2% ad agosto, attestandosi a un ritmo annualizzato di 4 milioni di unità. Lawrence Yun, capo economista della National Association of Realtors, ha sottolineato come i tassi ipotecari elevati e l’offerta limitata abbiano frenato il mercato negli ultimi anni. Tuttavia, con il graduale calo dei tassi e un aumento dell’inventario, si prospetta un potenziale recupero nei mesi futuri.
Secondo l’associazione, il prezzo mediano per le abitazioni esistenti di agosto si è attestato a 422.600 dollari, in crescita del 2,0% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, segnando il 26° mese consecutivo di aumenti annuali. Yun ha inoltre evidenziato come un capitale immobiliare record e un mercato azionario ai massimi stimolino possibili transazioni di upgrading da parte dei proprietari, specialmente nella fascia alta del mercato, mentre la carenza di abitazioni a prezzi accessibili limita le vendite in quel segmento.
Rimbalzo nelle vendite di nuove abitazioni
Le vendite di nuove costruzioni hanno registrato ad agosto un aumento significativo del 20,5%, raggiungendo un ritmo annualizzato di 800.000 unità. Gli economisti di Wells Fargo hanno tuttavia consigliato prudenza nell’interpretare questi dati: la crescita rifletterebbe tassi ipotecari lievemente più bassi e incentivi offerti dai costruttori, ma il settore è soggetto a forti revisioni e una tendenza stabile sembra essere più verosimile per il proseguo dell’anno.
Occupazione degli uffici post-pandemia
Secondo Kastle Systems, la quota di occupazione degli spazi ufficio ha raggiunto il 65,4% in una giornata recente, segnando un nuovo massimo di presenza dal periodo pre-pandemico. La città di Austin ha registrato il dato più elevato, con l’84,9% di occupazione nella stessa giornata, seguita da significativi incrementi a San Jose e Chicago. Allo stesso tempo, il livello minimo di presenza si è attestato al 36,6% durante il venerdì.
Segnali di rallentamento economico e inflazione più contenuta
I dati del PMI statunitense di settembre, elaborati da S&P Global, indicano un rallentamento nella crescita economica, accompagnato da segnali di attenuazione dell’inflazione. Le analisi mensili mostrano un quadro in cui la crescita continua a decelerare, riflettendo un contesto macroeconomico caratterizzato da un progressivo adattamento ai mutamenti dei prezzi dell’energia e dei tassi d’interesse.
Va ricordato che, in periodi percepiti come difficili, i dati dei sondaggi più soggettivi tendono a essere più esagerati rispetto ai dati economici concreti. Per approfondire, esistono analisi che mostrano come le azioni delle imprese spesso differiscano dalle dichiarazioni.
Negli Stati Uniti la maggior parte degli stati continua a mostrare crescita. Il rapporto di agosto del Philly Fed relativo agli Indici di Coincidenza Statale indica che negli ultimi tre mesi gli indici sono aumentati in 44 stati, diminuiti in 5 e rimasti stabili in 1, con un indice di diffusione trimestrale pari a 78. Nel mese più recente, gli indici sono saliti in 37 stati, scesi in 6 e fermi in 7, per un indice di diffusione mensile di 62.
Le stime di crescita del PIL nel breve termine segnalano prospettive positive. Il modello GDPNow della Federal Reserve di Atlanta prevede una crescita reale del PIL del 3,9% nel terzo trimestre.
Impatto delle tariffe sull’economia e sui mercati
L’azione da parte dell’amministrazione Trump nel promuovere tariffe sta provocando disagi nel commercio globale, con rilevanti conseguenze sull’economia statunitense, sugli utili aziendali e sul mercato azionario. Fino a quando non si avranno maggiori chiarimenti, la situazione attuale può essere riassunta in questo modo:
Le prospettive degli utili aziendali appaiono favorevoli: il mercato azionario ha un outlook a lungo termine positivo, supportato dalle aspettative di una crescita degli utili per anni a venire. Gli utili rappresentano il fattore principale che guida i prezzi azionari.
La domanda rimane favorevole: la richiesta di beni e servizi è sostenuta da bilanci solidi sia dei consumatori che delle imprese. La creazione di posti di lavoro, pur rallentando, resta positiva, mentre la Federal Reserve, dopo aver affrontato la crisi inflazionistica, si concentra ora nel sostenere il mercato del lavoro.
Il ritmo di crescita sta rallentando: benché l’economia resti solida, la crescita si è normalizzata rispetto ai livelli molto elevati dei cicli precedenti. L’economia è meno “tesa” ora, dato che importanti incentivi come poste di lavoro in eccesso e ordini di investimenti in beni durevoli sono diminuiti. Questa evoluzione complica l’affermazione che la crescita sia inevitabile.
I fatti contano più delle parole: ci troviamo in una fase particolare, considerando che i dati economici concreti si sono disallineati rispetto ai dati di sentiment più soggettivi. Sia il sentimento dei consumatori sia quello degli operatori economici risultano piuttosto negativi, mentre l’attività effettiva di consumo e produzione continua a crescere e ha raggiunto livelli storici.
Dal punto di vista degli investitori, ciò che conta è la tenuta dei dati economici reali.
Le azioni non rappresentano l’economia in modo diretto: si può sostenere che nel breve termine il mercato azionario statunitense possa sovraperformare l’economia reale, grazie in larga misura alla leva operativa positiva. Dalla pandemia, le aziende hanno rivisto con decisione le loro strutture di costo, eseguendo licenziamenti strategici e investendo in nuove tecnologie, inclusi hardware supportati dall’intelligenza artificiale. Questi interventi generano leva operativa positiva, per cui una lieve crescita delle vendite nell’economia più contenuta si traduce in una solida espansione degli utili.
Rischi e prospettive per gli investitori
È però fondamentale non abbassare la guardia. Esistono sempre rischi potenziali, quali l’incertezza politica negli Stati Uniti, instabilità geopolitica, volatilità dei prezzi dell’energia e minacce informatiche. Vi sono inoltre fattori di natura imprevista che possono provocare improvvise turbolenze del mercato.
Investire non è mai un percorso lineare: recesioni economiche e mercati ribassisti sono eventi che ogni investitore a lungo termine deve considerare nell’ambito della creazione costante di ricchezza. È quindi consigliabile mantenere sempre un atteggiamento prudente e attento, “allacciando la cintura” nei mercati azionari.
Guardando al futuro, non ci sono motivi per ritenere che economia e mercati non possano superare eventuali difficoltà nel medio-lungo termine. Il gioco a lungo termine continua a dimostrarsi vincente, e gli investitori orientati temporalmente possono confidare nel proseguimento di questa tendenza.