Opere pubbliche e infrastrutture a km 0: sui territori si riaccende la sindrome nimby, non nel mio cortile

Nimby e Nimto (l’acronimo Not In My Term Of Office, cioè «non durante il mio mandato») si combinano spesso per trasformare le contestazioni locali in un freno duraturo allo sviluppo territoriale: quando i sindaci e la politica locale temono il costo elettorale di decisioni impopolari, amministrazioni e commissioni rallentano o bloccano pratiche, autorizzazioni e iter decisionali, ostacolando investimenti e cantieri.

Le opposizioni rivendicano la tutela di aree naturali e beni culturali, trasformando la difesa del paesaggio in argomento principale contro progetti legati alla transizione energetica. Questo approccio rischia però di mettere in contraddizione conservazione e necessità di decarbonizzazione del sistema produttivo.

Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, ha avvertito:

“Il paesaggio non è un museo. Non si può bloccare la transizione impedendo la diffusione delle energie rinnovabili o rallentando la lotta alla crisi climatica in Italia.”

La proposta Pimby di Assoambiente

In risposta agli effetti negativi del Nimby, Assoambiente promuove una strategia opposta, chiamata Pimby (acronimo di “Please In My BackYard”), che valorizza progetti in grado di coniugare progresso, sostenibilità e accettazione sociale. L’obiettivo è favorire infrastrutture moderne e sostenibili che generino valore economico e occupazionale per le comunità locali.

Chicco Testa, presidente di Assoambiente, ha affermato:

“Il Nimby è spesso una forma di egoismo territoriale; serve un salto culturale per rendere l’Italia più competitiva con infrastrutture sostenibili e che producano valore per il territorio.”

Nel quadro del riconoscimento di iniziative virtuose, Assoambiente ha premiato progetti che spaziano dalla decarbonizzazione dei processi siderurgici, con il contributo di Feralpi Group, al recupero dei rifiuti tessili tramite il Recycling Hub Tessile Piemontese, fino al landfill mining per la valorizzazione di materiali estratti dalle discariche e a data center che operano con energia completamente rinnovabile, come il Global Cloud Data Center IT3 che utilizza raffreddamento geotermico.

Il blocco degli iter amministrativi secondo Legambiente

Un limite decisivo alla realizzazione degli impianti per la transizione ecologica non è solo la protesta pubblica, ma la lentezza burocratica: nel report più recente di Legambiente risultano 1.781 progetti di eolico e fotovoltaico in fase di valutazione presso il ministero competente, molti dei quali fermi da anni.

Alla data di gennaio 2026, 1.234 progetti — il 69,3% di quelli in valutazione — attendevano la conclusione dell’istruttoria tecnica; alcuni iter sono rimasti in stand-by dal 2021, mentre altri sono stati respinti definitivamente. La diminuzione delle nuove istanze segnala inoltre un calo di interesse potenzialmente legato alle difficoltà autorizzative.

Nel corso dell’estate sono però stati sbloccati 14 impianti per complessivi 530 MW in regioni come Puglia, Basilicata, Lazio e Sardegna, dopo aver risolto contrasti tra pareri ministeriali e le valutazioni delle Soprintendenze territoriali.

I “caschi blu” della transizione

Nonostante gli ostacoli, la trasformazione dei siti industriali e l’espansione delle rinnovabili sono in atto: cantieri di riconversione, interventi di rigenerazione urbana e nuovi cicli produttivi stanno cambiando il volto di interi territori, creando opportunità per tecnologie innovative e per un’industria più circolare.

Stefano Ciafani ha osservato:

“Rispetto a quarant’anni fa, i cantieri della transizione ecologica sono aumentati. Siamo come caschi blu che accompagnano la riconversione di poli industriali, infrastrutture e impianti rinnovabili: vediamo i territori trasformarsi attraverso rigenerazione e tecnologie sostenibili.”

Perché questi cantieri producano pienamente benefici sociali ed economici è però necessario che le procedure autorizzative funzionino, che il dialogo con le comunità locali sia efficace e che gli investimenti pubblici e privati trovino regole stabili e tempi certi.

In sintesi

  • Ritardi autorizzativi e opposizioni locali aumentano il rischio regolatorio, innalzando il premio richiesto dagli investitori e rallentando l’afflusso di capitali privati nelle rinnovabili italiane.
  • La semplificazione delle procedure e la chiarezza sui vincoli paesaggistici possono ridurre i costi di progetto e rendere più attraenti gli investimenti per la decarbonizzazione dell’industria nazionale.
  • Progetti di economia circolare e tecnologie per il recupero delle risorse (come il landfill mining e il recupero tessile) rappresentano opportunità strategiche per la creazione di filiere competitive e posti di lavoro locali.
  • Un quadro normativo stabile e una governance che valorizzi il dialogo con le comunità locali sono elementi chiave per trasformare le iniziative Pimby in motore di crescita sostenibile per l’Italia.


Author: Tony
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