La proposta Usa sui 401(k) apre la strada agli altcoin nei piani pensionistici

La proposta del Department of Labor degli Stati Uniti potrebbe consentire l’inclusione di criptovalute minori nei piani pensionistici 401(k), ma esperti indicano che tali token potrebbero incontrare ostacoli maggiori rispetto a Bitcoin e Ether.

Cosa prevede la proposta

La regola, inviata per la revisione finale alla White House tramite l’Office of Information and Regulatory Affairs, mira a semplificare la possibilità per i piani pensionistici di offrire investimenti alternativi come le criptovalute, concedendo al contempo maggiori tutele legali a datori di lavoro e amministratori dei piani.

La bozza avanzata a marzo dal Department of Labor non elenca asset digitali specifici né stabilisce una soglia minima di capitalizzazione di mercato. Tuttavia, fornisce sei fattori guida che i gestori dei piani dovrebbero considerare nella selezione: performance, costi, liquidità, valutazione, benchmark e complessità.

Perché le criptovalute minori potrebbero avere difficoltà

Secondo Teresa Goody Guillén, managing partner di Bellementis PLLC, è probabile che le prime criptovalute ad essere offerte nei piani saranno Bitcoin e Ether, grazie ai loro mercati relativi e ai prodotti di investimento già esistenti.

Teresa Goody Guillén ha affermato:

“La vera domanda non è quali criptovalute sceglieranno i regolatori, ma se un investimento soddisfa gli stessi standard di prudenza, liquidità, valutazione e tutela degli investitori richiesti per qualsiasi altra opzione pensionistica.”

Guillén ha aggiunto che la capitalizzazione di mercato di un asset conta, ma non dovrebbe essere l’unico criterio di selezione: “Grande non significa necessariamente adatto, e piccolo non implica automaticamente esclusione.”

Bernardo Brites, cofondatore e CEO di Trace Finance, condivide la prudenza: ha spiegato che, applicando i criteri indicati dalla proposta, Bitcoin e Ether superano chiaramente i test, mentre molti altri token falliscono per mancanza di track record o benchmark prima ancora di essere valutati per capitalizzazione.

Brites ha puntualizzato che la capitalizzazione influisce in modo indiretto: il vero criterio pratico è se il comitato di un piano riesce a documentare un prezzo giornaliero affidabile proveniente da un involucro regolamentato; in assenza di ciò, l’asset non sarà considerato.

ETF prima delle detenzioni dirette

Pur non limitando gli investimenti a fondi negoziati in borsa, la proposta lascia intendere che prodotti come ETF o fondi gestiti avranno probabilmente la priorità rispetto alla detenzione diretta di criptovalute nei piani pensionistici.

Guillén ha spiegato che “gli ETF e i fondi gestiti si integrano più facilmente nei sistemi di custodia e di rendicontazione esistenti”, mentre la custodia diretta solleva questioni aggiuntive relative a stoccaggio, sicurezza informatica e pricing.

Secondo Brites, l’adozione sarà graduale: opzioni tramite intermediazione esistente potrebbero comparire per prime, seguite da ETF standalone e da fondi che contengono piccole esposizioni in crypto. Prevede alcune offerte già nel 2027 e una diffusione più ampia entro il 2028.

Bernardo Brites ha affermato:

“La regola cambia il rischio legale, non l’infrastruttura operativa, e l’infrastruttura è più lenta a muoversi.”

Incertezze legali e rischi amministrativi

La proposta offrirebbe agli amministratori dei piani una certa protezione legale, ma non eliminerebbe la possibilità di contenziosi in merito alle scelte di investimento. Inoltre, la regola potrebbe essere soggetta a cambiamenti da parte di future amministrazioni, introducendo un rischio politico di revoca che alcuni datori di lavoro potrebbero valutare come troppo elevato per impegni a lungo termine.

Brites ha osservato che il valore della “safe harbor” in giudizio resta incerto, soprattutto se i tribunali diminuiranno il livello di deferenza alle agenzie regolatorie, e questo potrebbe consolidare un approccio prudente da parte dei comitati che progettano la struttura dei piani pensionistici.

Implicazioni per investitori e mercati

L’impatto sul mercato potrebbe essere differenziato: l’inclusione nei piani pensionistici statunitensi aumenterebbe la domanda istituzionale e la visibilità per le criptovalute più grandi, contribuendo a migliorare la liquidità e la formazione dei prezzi; per i token minori, invece, rimangono ostacoli operativi e di governance che ne limiteranno l’accesso.

Per i risparmiatori e i gestori patrimoniali italiani, la proposta americana rappresenta un segnale importante: se la tendenza alla normalizzazione dovesse consolidarsi, anche i mercati europei e i fondi pensione potrebbero valutare nuovi quadri normativi e infrastrutture di custodia per offrire esposizioni regolamentate alle attività digitali.

In ogni caso, l’adozione istituzionale richiederà tempo, adeguamenti tecnologici e chiarimenti giuridici; gli investitori dovranno valutare non solo il rendimento potenziale, ma anche i rischi di liquidità, valutazione e di natura regolatoria prima di aumentare l’esposizione a questi strumenti.

In sintesi

  • L’apertura dei piani 401(k) alle criptovalute potrebbe accrescere la domanda istituzionale, migliorando liquidità e efficienza di mercato soprattutto per le valute più grandi.
  • Per gli investitori italiani la roadmap americana suggerisce la necessità di rafforzare custodia, valutazione e governance nei portafogli pensionistici prima di integrare esposizioni in crypto.
  • La probabilità che gli ETF fungano da canale iniziale riduce alcuni rischi operativi, rendendo l’esposizione alle criptovalute più gestibile per i gestori conservativi.
  • Il rischio politico e giudiziario di inversione della regola impone agli allocatori di considerare la volatilità normativa come fattore di rischio nelle decisioni di lungo periodo.


Author: Tony
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