Sicilia paga il caro trasporti: il divario col Nord si allarga
- 6 Novembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Oltre 8.000 euro in più di carburante in otto mesi: è questa la stima elaborata dalla sezione Trasporti di Confindustria Catania per un mezzo pesante che percorre 100.000 chilometri l’anno, un onere che si somma ai costi navali sostenuti dalle imprese siciliane che spediscono merci verso il continente.
Secondo l’associazione, gli armatori trasferiscono sui noli non solo gli incrementi del prezzo del carburante ma anche gli oneri derivanti dal ETS, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, aggravando i costi di logistica e rendendo meno competitivi i prodotti esportati dalla regione.
Ripercussioni sull’economia locale
Il carico economico grava su un territorio che ha sviluppato filiere ad alta tecnologia intorno a grandi stabilimenti, piccole e medie imprese, università e centri di ricerca. Il valore aggiunto dell’economia catanese è aumentato del 7,83% nel 2023 e del 3,14% nel 2024, secondo il Centro Studi Tagliacarne, ma la crescita rischia di essere frenata dalle criticità infrastrutturali e dai rincari energetici.
Le carenze nei collegamenti tra aree industriali, porti e rete ferroviaria, insieme ai costi dell’energia e alla necessità di investimenti per la transizione ecologica, rappresentano fattori che incidono sia sui costi di produzione sia sulla capacità di attrarre nuovi investimenti.
Richieste avanzate alle istituzioni
Il dossier è stato consegnato al ministro Tommaso Foti dalla presidente di Confindustria Catania, Maria Cristina Busi Ferruzzi, in occasione dell’incontro pubblico per il centenario dell’associazione al Monastero dei Benedettini. Nel documento si riprende una stima della Regione Siciliana che quantifica in circa 7 miliardi di euro l’anno il costo complessivo dell’insularità.
Tra le principali richieste degli industriali figurano l’istituzione di un tavolo permanente tra Governo, Regione e istituzioni europee, la creazione di un fondo per sostenere la transizione delle imprese insulari — anche mediante l’utilizzo dei proventi ETS — e il riconoscimento dei contributi per il trasporto combinato strada-mare.
Le proposte puntano inoltre a stabilizzare la ZES unica regionale e a destinare misure fiscali e di decontribuzione per riequilibrare le opportunità tra Nord e Sud, favorendo così la coesione territoriale e la riconversione produttiva.
Maria Cristina Busi Ferruzzi ha affermato:
“Non chiediamo privilegi, ma pari opportunità.”
Il ministro Tommaso Foti ha sottolineato l’importanza di mantenere la stabilità degli incentivi al Sud e ha illustrato alcune misure previste nella legge di bilancio, citando risorse aggiuntive per le aree meridionali.
Tommaso Foti ha avvertito:
“Noi dobbiamo stare molto attenti a non cadere negli aiuti di Stato.”
Dati sulla ZES e prospettive di investimento
Nel passaggio tra il 2024 e il 2025 le imprese coinvolte nella ZES unica siciliana sono aumentate da 1.582 a 2.353, con oltre 1,5 miliardi di euro in investimenti e richieste di credito d’imposta per circa 837 milioni nell’ultimo anno. Confindustria chiede che la ZES resti un presidio stabile per il Mezzogiorno e venga accompagnata da strumenti finanziari dedicati.
Il documento sottolinea come l’attrattività della regione passi anche dall’efficacia delle infrastrutture logistiche e dalla capacità di ridurre i costi fissi legati alla mobilità delle merci, aspetti che incidono direttamente sul giudizio degli investitori e sulla competitività delle filiere.
Energia, data center e opportunità Ue
Il ministro ha indicato il Sud e la Sicilia come possibile sbocco naturale per nuovi investimenti: la regione potrebbe trasformarsi in un hub nazionale e anche europeo dell’energia, se accompagnata da adeguati interventi infrastrutturali e regolatori.
Foti ha inoltre richiamato l’attenzione sui consumi energetici e idrici dei data center e ha suggerito di valorizzare progetti di filiera a livello regionale e macroregionale per accedere alle risorse del quadro finanziario dell’Unione Europea 2028–2034, che stima risorse ingenti per la competitività e la transizione digitale ed energetica.
Nel confronto pubblico sono emerse proposte concrete per incanalare risorse nazionali ed europee verso investimenti che migliorino i collegamenti portuali, potenzino la ferrovia merci e incentivino soluzioni energetiche a basso impatto ambientale, favorendo così la sostenibilità economica delle imprese locali.
Proposte operative e scenari futuri
Gli industriali hanno chiesto strumenti finanziari dedicati alla transizione verde delle imprese insulari, l’uso mirato dei proventi ETS per sostenere investimenti di decarbonizzazione e la piena attuazione della ZES con procedure semplificate e certezze temporali sugli incentivi.
Dal punto di vista delle politiche pubbliche, le soluzioni richiedono un mix di investimenti infrastrutturali, incentivi mirati e governance multilivello che coinvolga Stato, Regione e istituzioni europee per evitare disallineamenti e massimizzare l’effetto leva delle risorse disponibili.
In sintesi
- La pressione sui costi di trasporto e l’inclusione degli oneri ETS nei noli erodono margini e rendono necessarie misure mirate per ripristinare la competitività delle filiere siciliane.
- Stabilizzare la ZES e destinare fondi specifici alla transizione potrebbe accelerare investimenti privati, ma richiede garanzie normative per attrarre capitali a medio-lungo termine.
- Il potenziale della Sicilia come hub energetico e digitale dipende dalla capacità di coniugare infrastrutture logistiche, gestione delle risorse idriche ed energetiche e accesso ai finanziamenti europei per progetti di filiera.