BCE, Vujčić: shock geopolitici più frequenti e serve un mercato europeo dei capitali più integrato
- 2 Novembre 2026
- Posted by: Francesca
- Categoria: Economia, Editoriale
Gli shock geopolitici stanno diventando più frequenti e rappresentano un rischio crescente per crescita, inflazione e stabilità finanziaria. È il messaggio lanciato da Boris Vujčić, Vicepresidente della Banca Centrale Europea (BCE), intervenuto alla Financial System Conference organizzata dalla Banca Centrale d’Irlanda sul tema dell’evoluzione del sistema finanziario europeo. Vujčić ricopre la carica di Vicepresidente della BCE dal 1° giugno 2026.
Nel suo intervento, Vujčić ha collegato l’aumento dei rischi geopolitici alla maggiore volatilità dell’economia mondiale, richiamando le conseguenze dei conflitti, delle tensioni commerciali, delle restrizioni alle esportazioni di tecnologie e materie prime, delle sanzioni e delle minacce informatiche.
Shock dell’offerta sempre più rilevanti per l’inflazione
Secondo il Vicepresidente della BCE, il quadro macroeconomico degli ultimi anni è cambiato in maniera significativa.
L’inflazione è sempre più frequentemente condizionata da shock dell’offerta, con effetti che possono propagarsi attraverso energia, materie prime, produzione industriale e commercio internazionale.
Vujčić ha osservato che negli ultimi sei anni i fattori dal lato dell’offerta hanno avuto un ruolo in tre importanti episodi di shock, verificatisi nel 2020, nel 2022 e nel 2026.
A questa dinamica si aggiungono una maggiore volatilità dei prezzi energetici e un livello più elevato di incertezza sulle prospettive economiche future.
Il Vicepresidente ha richiamato in particolare le perturbazioni provocate sui mercati dell’energia dalla guerra tra Russia e Ucraina e dal conflitto in Medio Oriente, oltre agli effetti dei dazi e delle restrizioni commerciali sui flussi globali.
Sistema finanziario resiliente, ma attenzione ai rischi improvvisi
Finora, secondo Vujčić, il sistema finanziario è riuscito ad assorbire in modo efficace le diverse fasi di stress attraversate negli ultimi anni.
Questa capacità di tenuta non deve però portare a sottovalutare i rischi.
Gli effetti finanziari degli shock geopolitici possono infatti essere non lineari, accumularsi nel tempo e manifestarsi improvvisamente, generando pressioni su mercati, intermediari e infrastrutture.
Per questo motivo, la resilienza dimostrata in passato non può essere considerata una garanzia sufficiente per affrontare automaticamente nuovi episodi di instabilità.
La frammentazione limita il potenziale europeo
Una parte centrale dell’intervento è stata dedicata alla struttura del mercato finanziario europeo.
Secondo Boris Vujčić, la frammentazione tra i diversi sistemi nazionali continua a impedire all’Europa di sfruttare pienamente il proprio potenziale.
Norme, standard e procedure differenti obbligano infatti le imprese che operano in più Paesi a confrontarsi con molteplici regimi giuridici e regolamentari.
Tra le conseguenze vi è il permanere di una forte preferenza degli investitori per i rispettivi mercati domestici, con capitali che tendono a restare confinati entro i confini nazionali.
Parallelamente, una quota crescente del risparmio europeo viene indirizzata verso mercati esterni all’Unione europea.
Un mercato dei capitali realmente integrato
Per la BCE, una delle priorità è quindi la costruzione di un mercato europeo dei capitali realmente integrato, capace di mobilitare il risparmio e indirizzarlo verso investimenti produttivi all’interno dell’Unione.
L’obiettivo è consentire una più libera circolazione dei capitali tra gli Stati membri, riducendo le barriere che oggi rendono più complesso finanziare imprese e progetti su scala europea.
Tra gli interventi indicati da Vujčić figura anche l’armonizzazione delle ritenute alla fonte, considerata uno dei tasselli necessari per ridurre la frammentazione finanziaria.
Pagamenti europei e autonomia strategica
L’integrazione finanziaria, secondo il Vicepresidente della BCE, deve essere accompagnata da sistemi di pagamento resilienti.
Per Vujčić, l’Europa ha bisogno di una propria infrastruttura capace di continuare a funzionare anche in condizioni di forte stress e di ridurre la dipendenza da operatori non europei.
In questo quadro si inserisce l’euro digitale, indicato come uno degli strumenti attraverso cui rafforzare l’autonomia europea nei pagamenti retail.
La BCE considera inoltre strategica la costruzione di un’infrastruttura europea dedicata ai pagamenti digitali wholesale.
Pontes per la finanza tokenizzata
Un passaggio importante in questa direzione è rappresentato da Pontes, la soluzione dell’Eurosistema dedicata al regolamento delle transazioni wholesale su attività tokenizzate in moneta di banca centrale.
Pontes è stato lanciato il 21 settembre 2026 e collega le piattaforme basate su tecnologia DLT ai servizi TARGET dell’Eurosistema, con l’obiettivo di accompagnare lo sviluppo della finanza tokenizzata mantenendo il ruolo centrale della moneta di banca centrale.
Il progetto rappresenta il primo passo della strategia dell’Eurosistema per costruire un’infrastruttura finanziaria digitale europea più integrata, innovativa e resiliente.
Resilienza e autonomia al centro della strategia europea
Il messaggio complessivo di Vujčić lega quindi geopolitica, stabilità finanziaria e integrazione europea.
Di fronte a shock più frequenti, l’Europa è chiamata non soltanto a rafforzare la capacità di assorbire le crisi, ma anche a ridurre la frammentazione dei mercati, mobilitare maggiormente il risparmio interno e sviluppare infrastrutture autonome per i pagamenti.
Per la BCE, la capacità di combinare mercato dei capitali integrato, infrastrutture resilienti ed evoluzione digitale sarà una delle condizioni necessarie per migliorare la capacità dell’Unione di affrontare un contesto internazionale più instabile.