Inchieste sull’urbanistica: altre assoluzioni, ma i nodi restano
- 30 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Le indagini sull’urbanistica a Milano restano caratterizzate da risultati incerti sul piano penale: è di nuovo arrivata un’assoluzione in un processo relativo a presunti abusi edilizi. Il Tribunale di Milano ha assolto «perché il fatto non costituisce reato» il costruttore Luigi D’Ambrosio e il direttore dei lavori e progettista Marco Colombo nel procedimento che riguardava il cantiere di via Fauché 9, dove al posto di un vecchio laboratorio-deposito fu realizzata una palazzina residenziale con due piani fuori terra e un piano seminterrato.
Quell’intervento era stato successivamente oggetto di ricorsi amministrativi: il Comune aveva disposto la demolizione a seguito di una pronuncia del Tar, confermata dal Consiglio di Stato, il che mette in luce la complessità del contrasto tra profilo amministrativo e profilo penale nelle vicende edilizie.
Il giudice che ha emesso la sentenza è Franco Cantù Rajnoldi. In udienza è stato assolto anche un altro costruttore, Gaetano Risi, con la formula «per non aver commesso il fatto», come aveva chiesto il Pubblico ministero Paolo Filippini. Per gli altri due imputati la procura aveva invece invocato condanne fino a un anno con pena sospesa.
Si tratta di un nuovo verdetto favorevole agli imputati in un filone di indagini che, in altri casi, aveva portato all’assoluzione di tutti gli imputati: lo scorso giugno infatti il processo per il caso Torre Milano si era concluso con proscioglimenti per costruttori, progettisti ed ex dirigenti comunali.
L’imputazione nei confronti di Marco Colombo riguardava l’aver presentato l’intervento come una ristrutturazione mentre, secondo l’accusa, si sarebbe trattato di una nuova costruzione, per la quale sarebbe stato necessario un permesso di costruire e non una Scia. Il pubblico ministero aveva richiamato le decisioni del Tar e del Consiglio di Stato per sostenere la non conformità urbanistica dell’opera e aveva escluso la possibilità di invocare un affidamento incolpevole sugli uffici tecnici comunali.
La formula assolutoria utilizzata dal giudice segnala invece che i giudici penali hanno ritenuto gli imputati in buona fede, come sostenuto dalle difese rappresentate dall’avvocato Cesare Cicorella. Le motivazioni della sentenza verranno depositate nei termini di legge, con previsione di pubblicazione entro novanta giorni.
Il caso di via Fauché è considerato anomalo anche perché, nonostante la decisione amministrativa comunale orientata alla demolizione, il giudice penale ha escluso la rilevanza penale dei fatti contestati. Questa discrepanza tra sfera amministrativa e penale amplifica l’incertezza giuridica attorno alle pratiche di lottizzazione e agli interventi edilizi in città.
Implicazioni giuridiche e istituzionali
La vicenda mette in evidenza due ordini di valutazione distinti: da un lato il controllo amministrativo sull’assetto urbanistico esercitato tramite i ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, dall’altro la soglia più elevata richiesta nel processo penale per dimostrare la responsabilità individuale. In pratica, un provvedimento amministrativo non si traduce automaticamente in una condanna penale, quando manchi la prova della condotta colpevole oltre ogni ragionevole dubbio.
Per le amministrazioni locali la sentenza sottolinea la necessità di procedure più trasparenti e di documentazione tecnica robusta, mentre per i professionisti e le imprese edili pone l’accento sull’importanza di adeguati presidi di compliance urbanistica e di una valutazione preventiva delle autorizzazioni richieste.
Effetti sull’edilizia e sul mercato immobiliare
Le incertezze giudiziarie possono avere effetti concreti sul mercato: procedure amministrative dure e possibili demolizioni riducono la prevedibilità degli investimenti, innalzando il rischio percepito da costruttori, finanziatori e acquirenti. Questo clima può rallentare nuovi progetti o rendere più oneroso l’accesso al credito per interventi in aree sensibili dal punto di vista urbanistico.
Al contempo, sentenze penali di assoluzione offrono un precedente che può essere invocato dalle imprese per contestare interventi amministrativi restrittivi, ma la mancanza di uniformità tra i diversi livelli giudiziari lascia comunque un margine di incertezza normativa che richiede attenzione da parte degli operatori.
Prospettive e sviluppi attesi
Con le motivazioni della sentenza attese nei prossimi novanta giorni, si potrà avere un quadro più chiaro sulle ragioni della decisione penale e sulle eventuali ricadute per le procedure amministrative. È probabile che la sentenza venga utilizzata nei prossimi ricorsi e nei contraddittori tra enti locali e operatori privati come argomento interpretativo sul concetto di buona fede tecnica e sulla sufficiente chiarezza delle norme applicabili.
Nel medio termine, la situazione rende auspicabile un intervento normativo o regolamentare che chiarisca i confini tra vizi amministrativi e fattispecie penali nel campo dell’edilizia, al fine di ridurre la litigiosità e favorire una governance urbana più prevedibile.
In sintesi
- La ripetuta discrepanza tra pronunce amministrative e assoluzioni penali aumenta il rischio regolatorio per gli investimenti immobiliari a Milano, rendendo più cauti gli operatori e i finanziatori.
- Per gli investitori istituzionali la vicenda sottolinea l’importanza di capitale di rischio e clausole contrattuali che tengano conto di possibili contenziosi amministrativi prolungati.
- Una maggiore chiarezza normativa e procedure di controllo amministrativo più rigorose potrebbero ridurre il contenzioso e migliorare la prevedibilità del settore edilizio, con effetti positivi sul mercato del credito e sui prezzi.