Puma chiude il terzo trimestre con vendite a 1,78 miliardi e riduce gli investimenti previsti per il 2026

Puma — in foto, il CEO Arthur Hoeld — chiude il terzo trimestre 2026 con ricavi in calo, ma conferma le proprie previsioni annuali sulle vendite e aggiorna le stime su redditività e investimenti, in un contesto ancora condizionato dal programma di riorganizzazione e dalla debolezza della domanda in alcune aree geografiche.

Il gruppo dell’abbigliamento sportivo ha registrato vendite per 1,78 miliardi di euro, in diminuzione del 6,3% al netto delle fluttuazioni valutarie. A livello reported, la flessione è stata del 5%, beneficiando di un effetto cambio positivo di circa 130 punti base.

Vendite penalizzate dalla riorganizzazione

La contrazione dei ricavi riflette soprattutto le misure di riorganizzazione avviate nel terzo trimestre 2025 e il continuo impatto del conflitto in Medio Oriente sulla domanda dei consumatori.

Le difficoltà hanno interessato in particolare le regioni EMEA e Nord America, dove il gruppo sta portando avanti interventi di razionalizzazione della distribuzione.

Sul fronte valutario, hanno contribuito positivamente soprattutto il dollaro statunitense, il peso messicano, lo yuan cinese e il peso argentino.

EBIT rettificato quasi azzerato

L’EBIT rettificato si è attestato a 0,4 milioni di euro, in forte calo rispetto ai 26,3 milioni del terzo trimestre 2025.

La riduzione riflette principalmente il calo delle vendite e l’aumento delle spese operative, nonostante un miglioramento significativo del margine lordo.

Gli effetti una tantum sono stati pari a -11,7 milioni di euro, rispetto ai -10,1 milioni dell’anno precedente, e sono riconducibili soprattutto ai costi per il personale e alle spese di consulenza legate al programma di efficienza dei costi.

Di conseguenza, l’EBIT è sceso a -11,4 milioni di euro, rispetto ai 16,2 milioni registrati nel terzo trimestre 2025, con un margine EBIT del -0,6%.

Perdita operativa in miglioramento

La perdita derivante dalle attività operative continuative è stata pari a 54,9 milioni di euro, rispetto ai 62,4 milioni negativi dello stesso periodo dell’anno precedente.

Pur restando in territorio negativo, il dato segnala un miglioramento rispetto al confronto con il 2025.

Il gruppo continua quindi a lavorare sulla riduzione dei costi e sulla razionalizzazione operativa, cercando di compensare la debolezza dei ricavi in alcune aree strategiche.

Confermate le previsioni sulle vendite

Per l’intero 2026, Puma conferma una previsione di calo delle vendite compreso nella fascia low- to mid-single-digit, al netto delle fluttuazioni valutarie.

La flessione è attribuita soprattutto alla debolezza del Nord America e dell’area EMEA, influenzate sia dalla razionalizzazione della distribuzione sia da un contesto di consumo ancora debole.

La crescita attesa in America Latina e Asia-Pacifico dovrebbe compensare solo parzialmente queste pressioni.

EBIT atteso tra -80 e -130 milioni

Puma ha ristretto l’intervallo previsto per l’EBIT 2026, ora atteso tra -80 milioni e -130 milioni di euro, rispetto alla precedente forchetta compresa tra -50 e -150 milioni.

La stima include gli effetti una tantum relativi al programma di efficienza dei costi.

Il nuovo intervallo riflette quindi una maggiore visibilità sull’andamento operativo della parte finale dell’anno, pur mantenendo un quadro di redditività ancora sotto pressione.

CAPEX ridotte sotto 150 milioni

Il gruppo ha inoltre rivisto al ribasso le previsioni sugli investimenti in conto capitale.

Le CAPEX 2026 sono ora attese inferiori a 150 milioni di euro, rispetto alla precedente previsione di circa 200 milioni.

La scelta si inserisce nel percorso di maggiore disciplina finanziaria e di contenimento degli investimenti, mentre Puma continua a concentrarsi sul miglioramento dell’efficienza operativa e sul riequilibrio del proprio modello distributivo.

Efficienza e rilancio commerciale al centro della prossima fase

Per i prossimi mesi, le priorità resteranno quindi il controllo dei costi, la razionalizzazione della distribuzione e il recupero della redditività.

La sfida per Puma sarà tornare a una crescita più equilibrata nei mercati chiave, rafforzando allo stesso tempo l’efficienza industriale e commerciale in un contesto di domanda ancora debole in Europa e Nord America.