Spreco di 150mila tonnellate di cartone ogni anno

È l’altra faccia e l’effetto indesiderato della vendita online: il overpackaging. Pacchi sovradimensionati, eccesso di cartone e materiali di riempimento che arrivano nelle case degli acquirenti, trasformandosi rapidamente in rifiuti da smaltire.

Il fenomeno è stato analizzato in una ricerca promossa dal Green Transition Hub della Liuc Università Cattaneo, realizzata in collaborazione con un editore tecnico del settore. Lo studio mette in luce come l’overpackaging sia spesso la risposta degli operatori logistici a situazioni di incertezza nella filiera.

Lo studio ha sottolineato:

«L’overpackaging è soprattutto una risposta difensiva all’incertezza dovuta alla scarsa integrazione e collaborazione della filiera».

Alessandro Creazza ha dichiarato:

«Dati di prodotto non sempre affidabili, tempi di evasione di poche ore e ordini sempre diversi spingono gli operatori a scegliere la soluzione cautelativa del “caso peggiore”».

Dimensioni del fenomeno

L’e-commerce rappresenta ormai una quota rilevante del commercio al dettaglio globale e continua a crescere a tassi elevati. Milioni di prodotti viaggiano confezionati singolarmente: in oltre la metà delle spedizioni lo spazio vuoto supera il 25% del volume totale.

Secondo le stime riportate nello studio, a livello complessivo si consumano annualmente circa 150.000 tonnellate di cartone superfluo, con un costo stimato che supera i 31 milioni di euro. Questi numeri traducono inefficienze logistiche in impatti economici e ambientali concreti.

Lo studio ha sottolineato:

«Dal 2030 il Regolamento europeo PPWR limiterà al 50% lo spazio vuoto negli imballaggi di trasporto e fisserà al 40% la quota minima di imballaggi da trasporto riutilizzabili».

Cause e misurazione

Il report evidenzia che il problema non è tanto una mancanza di buona volontà, quanto una gestione del rischio che privilegia soluzioni conservative. Molte aziende operano senza dati affidabili o senza strumenti condivisi per dimensionare correttamente gli imballaggi.

Dallo studio emergono indicatori preoccupanti: due imprese su tre non misurano l’overpackaging, solo una su quattro monitora il rapporto tra volume del collo e volume del prodotto — la metrica più vicina a quella prevista dal PPWR — e il 74% delle imprese non include alcun KPI sull’imballaggio nei contratti di fornitura di servizi logistici. Meno del 10% lega questi indicatori a penali o incentivi economici.

Il costo dello spazio vuoto, spesso trasferito al committente tramite tariffe peso-volumetriche, è percepito quotidianamente da corrieri e operatori logistici, che però non dispongono di incentivi chiari per intervenire sui processi di imballaggio.

Alessandro Creazza ha osservato:

«La filiera lavora a compartimenti stagni. Chi vede lo spreco non decide, chi decide non lo vede».

Possibili interventi e impatti

Per ridurre l’overpackaging lo studio suggerisce interventi su più fronti: migliorare la qualità e la standardizzazione dei dati di prodotto, adottare sistemi automatici di dimensionamento degli imballaggi, introdurre KPI condivisi lungo tutta la filiera e mettere in relazione incentivi economici con prestazioni di packaging più efficienti.

Dall’aspetto normativo derivano vincoli e opportunità: l’entrata in vigore del PPWR impone limiti allo spazio vuoto e promuove l’uso di imballaggi riutilizzabili, creando pressioni sulle catene logistiche ma anche mercati per soluzioni di packaging più sostenibili e tecnologie di ottimizzazione.

Per le imprese italiane, l’adattamento richiederà investimenti in tecnologie di confezionamento intelligente e una maggiore collaborazione tra produttori, operatori logistici e corrieri. Nel medio termine, l’ottimizzazione può ridurre costi operativi, diminuire l’impatto ambientale e migliorare l’efficienza delle consegne.

In sintesi

  • L’overpackaging non è solo un problema ambientale: genera costi diretti per imprese e consumatori e riduce l’efficienza logistica, creando spazi di intervento per tecnologie di packaging intelligente.
  • L’adeguamento al PPWR spingerà la domanda di soluzioni riutilizzabili e sistemi di misurazione del volume, rappresentando un potenziale mercato per aziende tecnologiche e fornitori di servizi logistici.
  • Per gli investitori, le società che offrono sistemi di ottimizzazione degli imballaggi, automazione dimensionale e servizi di consulenza per la supply chain potrebbero beneficiare di una crescita strutturale della domanda.
  • Per il contesto italiano, la sfida principale è favorire l’integrazione dati e modelli contrattuali che colleghino performance di packaging a incentivi economici, trasformando una voce di costo in leva competitiva.


Author: Tony
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