Il percorso di Bitcoin verso i 100.000 dollari divide gli analisti mentre i rischi sui tassi incombono
- 19 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Adam Morgan McCarthy, responsabile della ricerca presso LO:TECH, società londinese specializzata in trading e dati di mercato sulle criptovalute, offre un giudizio più prudente sulle prospettive di Bitcoin. Il suo scenario base per la fine dell’anno colloca il range di prezzo tra 85.000 e 95.000 dollari, citando fattori macroeconomici che finora hanno agito in senso opposto alla criptovaluta.
Adam Morgan McCarthy ha dichiarato:
“La componente macro è stata sfavorevole per Bitcoin per tutto l’anno, con la Federal Reserve che ha aumentato i tassi a settembre e con una probabilità intorno al 75% di un ulteriore rialzo a dicembre. Questo continuerà a gravare su bitcoin.”
La Federal Reserve ha aumentato il tasso di riferimento di un quarto di punto percentuale a settembre. I dati sull’inflazione pubblicati il 14 ottobre hanno reso il quadro più complesso: i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,6% su base mensile, mentre i prezzi core sono saliti dello 0,3%. Gran parte dell’incremento complessivo è stato attribuibile ai carburanti, che hanno rappresentato oltre la metà della variazione del dato headline.
Adam Morgan McCarthy ha aggiunto:
“Un ritorno sopra i 100.000 dollari richiederebbe che le attese per un rialzo di dicembre lascino spazio a una pausa della politica monetaria, supportata da un calo dei prezzi del petrolio e da un’attenuazione dell’inflazione.”
James Butterfill, responsabile della ricerca presso CoinShares, identifica una tensione analoga tra una inflazione ancora persistente e segnali di indebolimento del mercato del lavoro. Secondo la sua lettura, un raffreddamento dei prezzi darebbe alla banca centrale maggiore margine di manovra per rispondere a eventuali fragilità occupazionali; al contrario, nuove pressioni inflazionistiche manterrebbero la politica monetaria restrittiva, penalizzando gli asset più rischiosi come le criptovalute.
Al momento della stesura, la più grande criptovaluta per capitalizzazione scambiava intorno ai 81.500 dollari, mostrando come il mercato continui a monitorare da vicino i segnali macro statunitensi.
Meno leva e possibilità di squeeze
Luca Invernizzi, trader senior di derivati presso Laser Digital, la controllata crypto di Nomura, ritiene che Bitcoin resterà sostanzialmente un’operazione di natura macro fino alla fine dell’anno, prendendo la direzione dai rendimenti a scadenze più lunghe dei titoli di stato americani, i cosiddetti Treasury yields.
Il collegamento con i rendimenti è meccanico: rendimenti reali in salita aumentano il tasso di sconto applicato alle attività rischiose, riducendone l’attrattiva relativo. Allo stesso tempo, una minore leva finanziaria nel mercato delle criptovalute può ridurre il rischio di movimenti estremi indotti da liquidazioni forzate, ma non elimina la possibilità di rapide compressioni di prezzo in presenza di shock di liquidità o variazioni improvvise delle aspettative sui tassi.
Per gli operatori e gli investitori istituzionali, l’attenzione resta focalizzata su pochi indicatori chiave: decisioni e forward guidance della Federal Reserve, dinamica dell’inflazione, andamento dei prezzi dell’energia e principali dati sull’occupazione. Questi fattori determinano la curva dei rendimenti e, di conseguenza, la propensione al rischio sugli asset digitali.
Dal punto di vista pratico, una sequenza di dati che mostri un’inflazione in rallentamento potrebbe aprire spazio a una riduzione dei rendimenti di lungo periodo e quindi favorire una ripresa degli asset rischiosi. Viceversa, una persistenza inflazionistica impatterebbe negativamente su quel segmento di mercato.
Per gli investitori italiani interessati al settore crypto, è utile integrare queste valutazioni macro con considerazioni su copertura del rischio valutario, profilo di liquidità degli strumenti scelti (ad esempio ETF o prodotti strutturati) e regolamentazione europea e nazionale, che influisce sull’accessibilità e sui costi di detenzione di tali asset.
In sintesi
- La sensibilità di Bitcoin alla politica monetaria statunitense rende cruciale per gli investitori italiani monitorare le decisioni della Federal Reserve e l’andamento dei rendimenti USA, poiché influenzano direttamente il costo opportunità di detenere asset rischiosi.
- La minore leva nel mercato crypto riduce il rischio di liquidazioni a catena, ma non elimina la vulnerabilità a shock di liquidità; per questo la gestione attiva della posizione e limiti di rischio sono consigliabili.
- Un raffreddamento dell’inflazione e dei prezzi dell’energia potrebbe favorire un ritorno degli investimenti nei risk asset, offrendo opportunità di riallocazione per portafogli diversificati; al contrario, persistenza inflazionistica mantiene un premio di rischio elevato.
- Per gli operatori locali, valutare l’impatto del rischio valutario euro/dollaro e la copertura regolamentare è fondamentale per tradurre le prospettive macro internazionali in decisioni di investimento efficaci sul mercato italiano.