CoinShares, gli asset digitali entrano stabilmente nei portafogli degli HNWI: in Italia li detiene il 58%

Gli asset digitali stanno assumendo un ruolo sempre più strutturato nelle strategie degli investitori ad alto patrimonio. È quanto emerge dal CoinShares Affluent Investor Crypto Report, ricerca realizzata da CoinShares in collaborazione con Vardaxoglou Advisory, che analizza il rapporto tra High-Net-Worth Individuals (HNWI) e criptovalute in sette importanti mercati internazionali.

L’indagine, condotta tra maggio e giugno 2026 su oltre 2.200 investitori, evidenzia secondo CoinShares un progressivo passaggio da un approccio prevalentemente speculativo a una logica di allocazione strategica di lungo periodo, accompagnata da una crescente preferenza per strumenti regolamentati e per il supporto di professionisti della gestione patrimoniale.

Asset digitali sempre più presenti nelle strategie di lungo periodo

Il campione comprende sia investitori sub-HNWI, con patrimonio investibile compreso tra 500.000 e 1 milione di dollari, sia HNWI con disponibilità superiori a 1 milione di dollari, distribuiti tra Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Svezia e Svizzera.

Secondo lo studio, nei mercati maggiormente sviluppati circa il 70% degli investitori ad alto patrimonio detiene asset digitali con una prospettiva strategica e di lungo periodo.

L’allocazione media si attesta intorno al 10% del portafoglio, un peso che il report considera comparabile a quello riservato ad alcune asset class alternative come private equity, materie prime e real estate.

Solo il 6% degli intervistati dichiara invece di investire principalmente con l’obiettivo di sfruttare la volatilità o realizzare operazioni di breve periodo.

Bitcoin resta al centro delle strategie

All’interno dell’universo digitale, Bitcoin continua a ricoprire un ruolo centrale. Il 77% degli investitori intervistati ritiene che possa assumere una funzione significativa nel futuro sistema finanziario globale.

Il report segnala inoltre che la correzione registrata a febbraio 2026 non avrebbe indebolito in maniera generalizzata l’interesse degli HNWI: in cinque dei sette mercati analizzati avrebbe anzi determinato un aumento della propensione all’investimento.

Tra le principali motivazioni emerge anche la ricerca di una forma di protezione rispetto ai rischi macroeconomici. Il 57% del campione attribuisce infatti agli asset digitali una possibile funzione difensiva rispetto a fattori come inflazione e variazioni dei tassi di interesse.

Cresce il ruolo di ETP e wealth manager

Uno degli elementi più significativi della ricerca riguarda le modalità attraverso cui gli investitori accedono al mercato.

Il 55% degli HNWI che detiene digital asset dichiara di preferire piattaforme di brokeraggio ed ETP regolamentati rispetto all’acquisto diretto attraverso gli exchange.

Parallelamente cresce la domanda di assistenza professionale: il 69% del campione prenderebbe in considerazione un wealth manager con competenze specifiche negli asset digitali, mentre l’88% riconosce di non possedere conoscenze sufficienti per gestire autonomamente e senza intermediari un’esposizione all’asset class.

Anche la regolamentazione viene considerata un elemento centrale: il 79% degli intervistati auspica un quadro normativo più sviluppato e definito.

In Italia il 58% degli HNWI intervistati detiene asset digitali

La ricerca dedica particolare attenzione al mercato italiano, dove il 58% degli investitori ad alto patrimonio intervistati dichiara di detenere asset digitali in portafoglio.

Il 29% del campione italiano considera inoltre le criptovalute l’asset con le migliori prospettive di lungo periodo. Bitcoin viene indicato come una riserva di valore affidabile dal 78% degli intervistati e come possibile protezione dalla svalutazione delle valute fiat dal 76%.

Per gli HNWI italiani assume particolare importanza il tema della diversificazione del portafoglio: il 35% la indica tra le principali motivazioni per investire nei digital asset, rispetto al 19% della media europea rilevata nello studio.

Il comportamento degli investitori italiani descritto dal report risulta quindi orientato a una combinazione di selettività, diversificazione e utilizzo di strumenti intermediati.

In Italia aumenta la domanda di consulenza specializzata

Anche nel mercato italiano emerge una preferenza marcata per l’intermediazione professionale.

Il 57% degli intervistati privilegia strumenti come ETP o gestioni patrimoniali, mentre il 40% degli HNWI italiani detiene la maggior parte della propria esposizione agli asset digitali attraverso un wealth manager, contro il 27% della media europea indicata dall’indagine.

Il 56% è già seguito da un professionista che include gli asset digitali nella gestione del portafoglio.

Particolarmente rilevante è il dato relativo a chi non ha ancora investito: secondo CoinShares, l’85% degli HNWI italiani che oggi non possiede asset digitali sarebbe disposto a valutarne l’ingresso con il supporto di un wealth manager, rispetto al 67% della media europea.

Bitcoin guida le intenzioni di investimento

L’interesse verso l’asset class rimane elevato. Il 90% degli italiani intervistati dichiara di essere interessato a un maggiore coinvolgimento nelle criptovalute, mentre l’85% di chi possiede già asset digitali prevede di aumentare la propria esposizione nel corso del 2026.

Tra gli strumenti indicati per eventuali nuovi investimenti, Bitcoin si posiziona al primo posto con il 71% delle preferenze, seguito dalle stablecoin con il 31% e da Ethereum con il 30%.

Gli under 45 mostrano una maggiore esposizione

Il report individua infine un netto divario generazionale.

Gli HNWI italiani con meno di 45 anni destinano agli asset digitali in media l’11% del portafoglio, contro il 6% degli investitori più anziani.

Gli under 45 sono inoltre più propensi a individuare le criptovalute come asset con prospettive favorevoli nel lungo termine, con una quota del 37% rispetto al 18% degli over 45.

La tolleranza alla volatilità raggiunge l’83% tra gli under 45, contro il 59% della fascia più anziana, mentre la fiducia in Bitcoin come riserva di valore si attesta rispettivamente all’84% e al 70%.

Jean-Marie Mognetti: cresce l’accesso istituzionalizzato

Jean-Marie Mognetti, Co-Fondatore, Presidente e CEO di CoinShares, interpreta i risultati come un segnale della progressiva integrazione dei digital asset nelle strategie degli investitori ad alto patrimonio.

Secondo Mognetti, l’evoluzione del mercato sta spostando l’attenzione dalla decisione se investire in questa asset class alle modalità con cui costruire un’esposizione strutturata, con un ruolo crescente per ETP regolamentati, consulenti e gestori patrimoniali.

Il quadro delineato dal report evidenzia quindi una possibile evoluzione del mercato verso un accesso sempre più professionale, intermediato e orientato al lungo periodo, con l’Italia caratterizzata da una particolare attenzione alla diversificazione e al ruolo della consulenza.