Fondi UE: come evitare di fare bene le cose sbagliate con la riforma che cambia le regole di valutazione dal 2028
- 25 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Di tutt’altro avviso è Luca Menesini, consigliere della provincia di Lucca e membro socialista del Comitato europeo delle regioni, che è stato relatore su questo dossier.
Luca Menesini ha affermato:
“Si passa da un vecchio modello cucito su misura a un modello standardizzato.”
Luca Menesini ha aggiunto:
“Gli indicatori ora in uso sono frutto di un percorso progressivo concertato con l’autorità di gestione di ciascun programma in ciascun Paese, mentre i 900 proposti sono frutto di una bolla bruxellese.”
Lo scontro sulle norme ambientali
Il nuovo Regolamento sulla performance non ha la sola funzione di misurare l’efficacia degli interventi finanziati, ma incide direttamente sul raggiungimento degli obiettivi trasversali della UE. Secondo il testo proposto, ogni spesa può contribuire in misura totale, parziale o nulla agli impegni minimi che dovrebbero essere fissati nel prossimo bilancio comunitario: si parla quindi di contributi al 100%, al 40% o allo 0% rispetto agli obiettivi di clima, ambiente e sociale.
Per chiarire il meccanismo con un esempio: la spesa per la costruzione di alloggi destinati a persone senza dimora verrebbe conteggiata al 100% per gli obiettivi sociali, ma potrebbe valere al 40% per quelli climatici se le nuove abitazioni rispettano criteri prestazionali di efficienza energetica.
La Commissione propone inoltre principi trasversali che tutte le spese del bilancio dovrebbero rispettare: la parità di genere, condizioni di lavoro dignitose e il principio del DNSH (Do No Significant Harm), ovvero il divieto di arrecare danni significativi all’ambiente.
Su quest’ultimo punto si è aperto un acceso dibattito politico all’interno del Parlamento europeo: i gruppi dei socialisti, dei verdi e dei liberali ritengono il DNSH una garanzia imprescindibile, mentre il Partito popolare europeo spinge per attenuarne le restrizioni e in alcuni casi per rimuoverlo, contando su possibili alleanze con le forze dell’estreme destre.
Non danneggiare la coesione
Le preoccupazioni non si limitano alle norme ambientali: il nuovo impianto di regole solleva dubbi anche sul fronte della politica di coesione. Luca Menesini, a nome del Comitato europeo delle regioni, ha sottolineato:
“Non è stato fatto nessun tipo di valutazione dell’impatto territoriale di questo nuovo sistema, rispetto a tutto ciò che fino ad oggi è stato portato avanti.”
La critica punta al rischio che un modello fortemente standardizzato penalizzi territori con caratteristiche socio-economiche e amministrative diverse: regioni con capacità amministrative limitate potrebbero avere difficoltà ad adeguarsi a centinaia di indicatori uniformi, con il risultato di aumentare la frammentazione territoriale anziché favorire la coesione.
L’introduzione massiccia di indicatori — si parla di oltre 900 parametri proposti — implica un carico amministrativo rilevante per autorità di gestione, amministrazioni locali e beneficiari, con possibili ritardi nell’attuazione dei progetti e rischi di spesa non qualificata secondo i nuovi criteri.
Implicazioni pratiche e politiche
Il procedimento legislativo proseguirà con negoziati tra il Parlamento europeo e il Consiglio, nei quali si deciderà il grado di condizionalità ambientale e sociale del bilancio. Per l’Italia, la posta in gioco riguarda sia la capacità di programmare interventi conformi ai nuovi indicatori sia la possibilità di difendere flessibilità per regioni e settori più vulnerabili.
Settori come l’edilizia sociale, la riqualificazione energetica e le infrastrutture urbane dovranno adattare i progetti ai criteri di efficienza e sostenibilità richiesti per ottenere il massimo coefficiente di contributo. Al contempo, accrescere le competenze amministrative e la governance locale diventerà un fattore chiave per non perdere risorse comunitarie.
Dal punto di vista politico, la trattativa sul DNSH e sulla quantità di indicatori determinerà l’assetto finale del quadro finanziario pluriennale: un compromesso che indebolisse il principio rischierebbe di indebolire anche la leva normativa volta a orientare gli investimenti verso progetti sostenibili.
Possibili effetti per le regioni italiane
Per le regioni italiane, e in particolare per i comuni e le amministrazioni locali che gestiscono i fondi strutturali, le conseguenze pratiche possono essere concrete. Maggiore vincolo su criteri ambientali significa che progetti tradizionali potrebbero risultare parzialmente non eleggibili, richiedendo investimenti preliminari in studi e adeguamenti tecnici.
I mercati locali dell’edilizia e dell’efficienza energetica potrebbero beneficiare di nuove opportunità qualora gli interventi venissero riprogettati secondo standard più elevati, ma ciò richiederà anche capitale privato e pubblici investimenti iniziali maggiori. Gli operatori economici dovranno quindi valutare la redditività degli investimenti in un quadro normativo più orientato alla sostenibilità.
Infine, le autorità nazionali e regionali dovranno partecipare attivamente alle fasi di negoziazione europea per tutelare la capacità di spesa territoriale, chiedendo misure di flessibilità e strumenti di accompagnamento per le aree con maggiori difficoltà amministrative.
In sintesi
- La standardizzazione degli indicatori rischia di aumentare il carico amministrativo per le autorità locali italiane, rendendo necessaria una maggiore professionalizzazione nella gestione dei fondi europei.
- Le misure ambientali e il principio DNSH possono favorire investimenti in tecnologie verdi, ma richiedono capitali iniziali e adeguamenti progettuali che influenzeranno le decisioni degli investitori privati.
- Se il quadro finale perderà flessibilità, alcune regioni italiane potrebbero subire una riduzione dell’efficacia degli interventi di coesione, con impatti sul mercato del lavoro locale e sugli investimenti pubblici.