Confesercenti, il caro vita frena i consumi e può sottrarre 1,4 miliardi di spesa nel trimestre
- 2 Novembre 2026
- Posted by: Francesca
- Categoria: Economia, Editoriale
Il caro vita continua a modificare le abitudini di acquisto delle famiglie italiane, spingendo una larga maggioranza dei consumatori a ridurre le spese o ad adottare strategie di risparmio. Secondo le stime di Confesercenti, questa dinamica potrebbe tradursi in circa 1,4 miliardi di euro di consumi in meno nel trimestre in corso, con effetti particolarmente rilevanti per ristorazione, commercio, alloggio e attività di prossimità.
Il quadro emerge dal sondaggio Confesercenti-Ipsos, realizzato su un campione di 800 persone tra i 18 e i 65 anni. Nei tre mesi precedenti, il 93% degli intervistati ha cercato di contenere almeno una voce del bilancio familiare.
Ristorazione, bar e vacanze tra le prime spese da ridurre
Le intenzioni di risparmio si concentrano soprattutto sui consumi discrezionali.
Il 53% degli intervistati prevede di ridurre la spesa per pranzi e cene fuori casa e per il delivery, mentre il 44% intende risparmiare su colazioni, caffè e aperitivi.
Il 41% prevede tagli su vacanze e soggiorni, mentre il 34% indica l’abbigliamento e le calzature tra le principali aree su cui intervenire.
Solo il 4% dichiara di non prevedere riduzioni nei prossimi mesi, mentre il 5% non ha ancora definito le proprie scelte.
I tagli già effettuati dalle famiglie
Le intenzioni per i prossimi mesi riflettono comportamenti già adottati.
Il 52% degli intervistati ha già ridotto la spesa per ristorazione e consegne a domicilio, il 39% quella per i bar e il 34% quella per le vacanze.
Seguono abbigliamento al 33%, gite al 32%, servizi alla persona al 31%, cultura e svago al 29% e spese per luce, gas e acqua sempre al 29%.
Anche la spesa alimentare è stata ridotta dal 26% del campione.
Sconti, meno sprechi e acquisti rinviati
Per far fronte all’aumento dei prezzi, le famiglie stanno adottando strategie sempre più articolate.
Il 66% cerca maggiormente offerte e sconti, mentre il 56% dichiara di aver ridotto gli sprechi.
Il 41% sceglie prodotti meno costosi e una quota analoga rinvia gli acquisti più importanti.
Il 35% acquista meno prodotti o servizi, il 32% ricorre maggiormente a riparazione e riuso, mentre il 27% cambia negozio o fornitore alla ricerca di condizioni più convenienti.
Cresce anche il ricorso all’usato e ricondizionato, scelto dal 19%, mentre il 21% dichiara di aver rinunciato completamente ad alcune categorie di acquisto.
Differenze tra territori e generazioni
Il sondaggio evidenzia anche comportamenti diversi a livello territoriale.
Nel Nord-Est, il 41% dichiara di risparmiare sull’abbigliamento, contro una media nazionale del 33%.
Nel Centro, il 47% ha rinviato acquisti importanti, rispetto al 41% medio, mentre nel Mezzogiorno il 61% punta a ridurre gli sprechi, contro il 56% rilevato a livello nazionale.
Tra i 18-34enni, soltanto il 3% non ha modificato le proprie scelte di spesa. Il 37% ha acquistato meno prodotti o servizi e il 23% ha scelto beni usati o ricondizionati.
Nico Gronchi: il peso delle spese fisse riduce gli altri consumi
Nico Gronchi, Presidente di Confesercenti, ha sottolineato come l’aumento delle spese obbligate riduca direttamente la capacità di spesa delle famiglie.
“Ogni euro in più destinato alle bollette e alle spese fisse è un euro in meno disponibile per gli altri acquisti”, ha dichiarato.
Gronchi ha inoltre accolto favorevolmente gli interventi della manovra su Irpef e tassazione degli aumenti contrattuali, chiedendo allo stesso tempo un intervento sulle bollette in grado di alleggerire in modo rapido e sostanziale i costi di gas ed elettricità.
Pressione sui consumi di prossimità
Per Confesercenti, il rischio principale è che il contenimento della spesa si concentri proprio sui settori maggiormente dipendenti dai consumi quotidiani delle famiglie.
Ristoranti, bar, negozi e strutture ricettive potrebbero quindi risentire maggiormente di una fase in cui l’aumento delle spese fisse riduce la quota di reddito disponibile per consumi non essenziali.
La sfida per i prossimi mesi sarà capire se il rallentamento resterà circoscritto oppure se le strategie di risparmio adottate dalle famiglie diventeranno più strutturali.