Per le famiglie povere l’impatto è 2,5 volte più alto

Nel derby delle misure contro il caro carburante, il taglio delle accise tende a favorire maggiormente le famiglie più agiate, mentre l’esenzione dal bollo auto produce benefici relativamente maggiori per i nuclei con redditi più bassi. Sebbene il confronto tra le due politiche fosse già noto sul piano teorico, i dati offerti di recente chiariscono con precisione l’entità delle differenze distributive.

I numeri in breve

L’analisi è fornita dall’Ufficio parlamentare di bilancio, che in un focus ha confrontato gli effetti redistributivi delle due misure. L’esenzione del bollo auto per la prima auto con potenza fino a 80 kW, oppure per la moto di chi non possiede un’auto esente, riduce la spesa della cosiddetta famiglia-tipo dello 0,36%.

Questa media però nasconde differenze rilevanti tra decili di reddito: per il primo decile l’abolizione del bollo incide sulla spesa complessiva dello 0,9% — circa 2,5 volte l’effetto medio —, mentre l’impatto scende progressivamente fino allo 0,1% per l’ultimo decile, dove si concentrano i redditi più elevati.

Il motivo è semplice: il beneficio assoluto dell’esenzione è relativamente uniforme perché coinvolge il 63% delle famiglie, ma pesa di più percentualmente dove il bilancio familiare è più esile. Nella relazione tecnica al decreto legge 162/2026 il valore medio stimato è di 168,4 euro per auto (59 euro per le moto).

Il confronto con le accise

Il taglio alle accise, invece, mostra una distribuzione opposta: il beneficio in termini percentuali sulla spesa rimane relativamente stabile tra i decili, oscillando tra lo 0,2% e lo 0,3%, mentre aumenta in valore assoluto insieme al reddito. Questo accade perché le accise sono legate al consumo di carburante, mediamente più elevato nelle famiglie più ricche e con auto più potenti.

Al contrario, il bollo auto è indipendente dall’uso — viene pagato anche se l’auto resta ferma — e la sua progressività è debole rispetto al prezzo dei veicoli: la tassa non cresce in modo proporzionale con il valore di un’auto nuova e rimane fissa anche quando il veicolo invecchia e perde valore.

Implicazioni politiche e di bilancio

Al momento l’esenzione del bollo è prevista per il solo anno prossimo, ma il Governo sta valutando la possibilità di renderla strutturale. Nelle forze della maggioranza emergono proposte diverse: FdI vorrebbe estendere l’esenzione fino a 160 kW per le famiglie con quattro figli (costo stimato circa 40 milioni l’anno), mentre Fi propone la cancellazione del bollo per tutte le prime auto.

Una stabilizzazione permanente richiederebbe però di ripensare la componente residua della tassa: oggi il bollo guarda poco all’uso effettivo del veicolo, è scarsamente correlato al valore di mercato e lo è solo in parte alle emissioni. Se l’esenzione diventasse continuativa perderebbe la sua funzione temporanea di compensazione contro l’inflazione e diventerebbe un onere ricorrente sui conti pubblici.

Qualsiasi riforma di lungo periodo dovrebbe dunque confrontarsi con due obiettivi difficili da conciliare: mantenere equità distributiva e al contempo assicurare sostenibilità fiscale, tenendo conto anche degli indirizzi ambientali che richiedono una fiscalità più legata alle emissioni e all’uso effettivo del veicolo.

In sintesi

  • L’abolizione temporanea del bollo auto favorisce percentualmente le famiglie con redditi bassi, ma rendere la misura permanente richiede una revisione complessiva della tassa per evitare effetti regressivi nel lungo periodo.
  • Il taglio delle accise è più neutro in termini percentuali ma distribuisce benefici maggiori in valore assoluto alle famiglie più ricche: ciò ha implicazioni per la valutazione costi-benefici di politiche di alleggerimento fiscale sui carburanti.
  • Per il mercato automobilistico e per gli investimenti delle famiglie, una riforma del bollo che introdurrà legami più chiari con valore, uso ed emissioni potrebbe orientare scelte di acquisto verso veicoli meno inquinanti e un ricambio più efficiente del parco circolante.
  • Dal punto di vista dei conti pubblici italiani, la trasformazione di misure temporanee in aiuti strutturali comporterebbe un impegno fiscale ricorrente: i decisori dovranno bilanciare impatti redistributivi, obiettivi ambientali e vincoli di bilancio.


Author: Tony
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