È l’edilizia al centro delle liquidazioni giudiziali
- 27 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Cerved registra quasi 40 aperture di procedure di crisi al giorno nel primo semestre, sabati e domeniche inclusi: un totale di 6.672 casi, pari a un incremento del 4,8% rispetto allo stesso periodo del 2025. Le liquidazioni giudiziali restano la maggioranza con 5.401 procedure (+2,4%), mentre gli altri strumenti di composizione della crisi salgono del 16,6% a 1.271 casi, rappresentando il 19,0% del totale.
Tipologie di procedure e dinamiche rilevanti
Nel dettaglio, tra le diverse modalità di gestione delle situazioni di insolvenza si osserva un aumento marcato dei concordati preventivi, che crescono del 24,6% nel semestre, e delle misure protettive e cautelari che passano a +35,9%. In controtendenza sono invece gli accordi di ristrutturazione, che riportano una diminuzione del 20% nel periodo considerato, nonostante un recupero nel secondo trimestre con un +21,1%.
Queste variazioni riflettono scelte differenti da parte delle imprese e dei creditori nella ricerca di soluzioni: mentre i concordati e le misure protettive possono essere preferiti per preservare valore e continuare l’attività, la flessione degli accordi di ristrutturazione suggerisce difficoltà nell’accordare piani complessi di ristrutturazione del debito, specie per imprese con bilanci più fragili o con creditori meno disponibili a rimodulare esposizioni.
Concentrazione settoriale delle crisi
La distribuzione settoriale mostra una forte concentrazione nei Servizi, che assorbono il 38,2% dei casi, seguiti da Costruzioni (22,9%) e Distribuzione (22,7%). Quest’ultima registra una crescita del 7,1%, mentre l’Industria avanza del 6,0%.
In primo piano resta il comparto dell’Edilizia, con 831 liquidazioni giudiziali nel semestre, stabile rispetto allo stesso periodo del 2025. Il settore continua a scontare l’impatto dei rincari delle materie prime e dei costi energetici, oltre a ritardi nelle liquidazioni da parte della committenza pubblica e privata che comprimono la liquidità delle imprese.
Le difficoltà del settore sono aggravate dalla lentezza nell’adeguamento dei prezzi nei contratti d’appalto e dai ritardi nell’erogazione dei pagamenti da parte del ministero delle Infrastrutture e degli enti appaltanti. Secondo stime fornite da Ance, il sistema infrastrutturale italiano presenta un divario di liquidità rilevante, stimato in circa 3,8 miliardi di euro, che grava sulla sostenibilità finanziaria delle imprese di costruzione.
Implicazioni per il sistema finanziario e imprenditoriale
L’innalzamento delle procedure di crisi e la maggiore incidenza di strumenti alternativi alla liquidazione implicano pressioni crescenti sul sistema bancario, che deve aumentare accantonamenti e monitorare la qualità del credito verso segmenti più esposti. Maggiori procedure concordatarie possono però preservare valore e ridurre perdite nette per i creditori rispetto alle liquidazioni complete.
Per le imprese, il quadro evidenzia la necessità di una gestione più attiva della liquidità e di strategie di ristrutturazione finanziaria tempestive. Per gli investitori, in particolare i creditori istituzionali e i fondi specializzati, si apre la possibilità di valutare opportunità nelle operazioni di turnaround, ma anche il rischio di asset con maggiore volatilità e necessità di competenze specifiche nella due diligence.
Infine, il persistere di ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione e la difficoltà a trasferire l’aumento dei costi sui prezzi di contratto segnalano la necessità di interventi strutturali sulle procedure di appalto e sui meccanismi di compensazione dei costi, per ridurre il rischio sistemico sulle PMI che operano nella filiera.
In sintesi
- La crescita delle procedure di crisi aumenta il rischio di credito per le banche; controparti più rilevanti dovranno rafforzare la vigilanza e predisporre accantonamenti maggiori.
- La diffusione di concordati e misure protettive offre opportunità per investimenti di ristrutturazione, ma richiede competenze specialistiche nella valutazione e nella gestione dei piani di recupero.
- I ritardi nei pagamenti pubblici e i rincari delle materie prime accentuano la vulnerabilità delle imprese di costruzione, rendendo necessarie politiche pubbliche per velocizzare gli appalti e sostenere la liquidità delle imprese.
- Per gli investitori italiani, la situazione pone l’accento su una selezione attenta dei settori e sulla preferenza per operatori con solidi piani di ristrutturazione e accesso a credito strutturato.