L’appello di Orsini: serve una politica industriale, basta mance e spezzatini
- 24 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Emanuele Orsini, intervenuto al Forum Education & Open Innovation organizzato da Confindustria a Taormina, ha lanciato un appello al governo affinché la prossima legge di bilancio eviti misure disorganiche e punti invece su una strategia industriale coerente e duratura.
Emanuele Orsini ha dichiarato:
“Credo che oggi regga bene la tenuta dei conti perché ci presenta meglio al mondo. Ma noi abbiamo bisogno che non si pensi a una legge di bilancio a pezzi o di mance. Quello che non può permettersi il Paese è non avere una politica industriale. Lo abbiamo chiesto l’anno scorso, lo chiederemo quest’anno: meglio poche cose ma con una visione a lungo termine.”
Pnrr, investimenti e priorità
Per Orsini la conclusione del ciclo delle risorse del Pnrr impone scelte nette: rafforzare gli investimenti pubblici e privati, consolidare gli strumenti di incentivazione e favorire interventi strutturali che producano effetti duraturi sull’occupazione e sulla competitività.
Emanuele Orsini ha dichiarato:
“Siamo consapevoli che il Pnrr sta terminando, abbiamo bisogno di spingere gli investimenti, quindi con l’iperammortamento, spingere sulla Zes unica, siamo in un territorio dove la Zes è stata utilizzata, si è speso bene, ha generato investimenti, nuovi posti di lavoro, anche per questo siamo qua.”
Nel suo intervento Orsini ha sottolineato l’importanza di mantenere misure che incentivino gli investimenti in beni strumentali e infrastrutture produttive, citando l’esperienza positiva delle Zes in alcune aree come modello replicabile per attrarre capitali e lavoro.
Aggregazioni delle piccole imprese e produttività
Orsini ha richiamato l’attenzione sull’esigenza di favorire processi aggregativi tra le imprese di minori dimensioni per aumentare la produttività complessiva del sistema industriale italiano.
Emanuele Orsini ha dichiarato:
“Altro tema importante è quello delle aggregazioni delle piccole imprese, è un tema di produttività, quindi abbiamo bisogno di farle crescere: se le mettiamo insieme riusciamo a farle andare più forte.”
La proposta implica interventi normativi e fiscali che facilitino fusioni, alleanze industriali e reti d’impresa, oltre a programmi di supporto per la governance e l’accesso al credito.
Fondi pazienti e capitale a lungo termine
Un altro punto centrale dell’intervento riguarda la capacità di attrarre capitali pazienti — come i fondi pensione e investimenti a lungo termine — necessari per sostenere progetti infrastrutturali, ricerca e sviluppo, sanità e istruzione.
Emanuele Orsini ha dichiarato:
“L’altra cosa è saper attrarre i fondi pazienti. Sappiamo che i fondi pensione hanno 440 miliardi di investimenti e ci sono 1.500 miliardi di depositi degli italiani non investiti e quindi fare un progetto dove sappiamo attrarre gli investimenti per continuare a fare ciò di cui abbiamo bisogno: crescita, sanità e scuola.”
Secondo Orsini, va costruita una strategia che renda gli investimenti a lungo termine più appetibili attraverso regolazioni stabili, incentivi fiscali e garanzie che riducano l’asimmetria informativa tra risparmiatori e progetti produttivi.
Tensioni sociali e continuità produttiva
Pur non entrando nel merito di singole proteste, Orsini ha espresso preoccupazione per le tensioni sociali che possono mettere a rischio la catena delle forniture e la continuità produttiva, invitando a risposte proporzionate che non favoriscano chi volesse sfruttare la situazione a fini politici.
Formazione, competenze e nuove tecnologie
Al centro dell’agenda di Confindustria c’è anche l’investimento nelle competenze, necessario per sfruttare le opportunità offerte dall’innovazione tecnologica e per ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro qualificato.
Emanuele Orsini ha dichiarato:
“L’iperammortamento è una buona misura per sostenere il Paese, ma la parte importante è quella della formazione. È un problema perché sempre di più le nuove tecnologie hanno bisogno di specializzazioni importanti e con quello che arriverà — dall’intelligenza artificiale, al quantum, agli umanoidi — dobbiamo essere pronti a saperli utilizzare. Dobbiamo fare in modo che i giovani siano attratti dalle imprese, dall’industria.”
Ha richiamato l’attenzione sull’importanza di politiche scolastiche e formative che valorizzino il merito e incentivino il ritorno dei talenti dall’estero, integrando percorsi tecnici, universitari e apprendistati con le esigenze delle imprese.
ETS e politiche energetiche per l’industria
Orsini ha commentato inoltre l’evoluzione del sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) per il periodo 2026-2030, definendo positivi alcuni aggiustamenti ma avvertendo che le misure restano insufficienti rispetto alle esigenze competitive dell’industria europea.
Emanuele Orsini ha dichiarato:
“È positivo aver aperto un po’ la finestra, però oggi noi siamo ancora molto lontani da quello che serve all’industria europea. Sull’ETS c’è stato un ammorbidimento, ma ho avuto la sensazione che si faccia politica ancora con l’ideologia. Non possiamo fare politica sulla pelle degli imprenditori europei: la verità è che abbiamo deindustrializzato l’Europa per scelte sbagliate e non abbiamo messo la parola neutralità tecnologica al centro, che è fondamentale.”
Da un punto di vista pratico, la posizione invoca una maggiore coerenza tra politica climatica ed esigenze industriali, proponendo strumenti che garantiscano transizione energetica senza compromettere capacità produttiva e livelli occupazionali.
Implicazioni per il sistema paese
Il messaggio di Confindustria mette in luce tre priorità interconnesse: sostegno agli investimenti produttivi, formazione delle competenze avanzate e attrazione di capitale a lungo termine. Queste linee richiedono decisioni politiche integrate, stabilità normativa e strumenti finanziari dedicati.
Per tradurre queste indicazioni in risultati concreti servono tempi certi per gli incentivi, incentivi mirati alle filiere strategiche e una politica industriale che favorisca la scala d’impresa e la resilienza alle crisi internazionali.
In sintesi
- Favorire investimenti produttivi e capitale paziente riduce il rischio di stagnazione e aumenta la capacità di attrarre filiere strategiche, rendendo più efficaci gli incentivi fiscali per le imprese italiane.
- La promozione di aggregazioni tra piccole e medie imprese può migliorare la competitività internazionale, ma richiede interventi strutturali su governance aziendale e accesso al credito.
- Investire in formazione specialistica è essenziale per sfruttare tecnologie come intelligenza artificiale e quantum; politiche scolastiche e percorsi duali possono ridurre la fuga di talenti.
- Un approccio equilibrato alle politiche climatiche e all’ETS deve conciliare obiettivi ambientali e capacità produttiva per evitare ulteriori processi di deindustrializzazione.