Google sorpassa la Rai e ridisegna la gerarchia dei media italiani
- 21 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Alphabet, attraverso la sua controllata Google, ha superato per la prima volta il servizio pubblico nella distribuzione delle risorse all’interno del Sistema integrato delle comunicazioni (SIC): 12,4% contro il 12% di Rai, una differenza di quattro decimi che segna una svolta storica nella geografia economica dei media italiani.
L’addio al duopolio Rai-Mediaset
I dati pubblicati dall’Agcom e riferiti all’anno 2024 fotografano un quadro di potere economico diverso da quello a cui il mercato italiano era abituato: per decenni la competizione si è sviluppata tra Rai e Mediaset sul fronte degli ascolti, della raccolta pubblicitaria e della governance dei contenuti. Oggi invece una piattaforma digitale si colloca in cima alla classifica del SIC, criterio istituito proprio per prevenire concentrazioni nel settore audiovisivo.
Il SIC è stato pensato come strumento di politica pubblica per monitorare e contenere rischi di concentrazione, ma i cambiamenti tecnologici e i flussi di investimento verso il digitale hanno modificato rapidamente il perimetro competitivo. Questo spostamento richiede di ripensare strumenti di regolazione, misurazione delle audience e criteri di concorrenza applicati ai servizi online.
Diego Ciulli (Google): «Premio al nostro essere soggetto pienamente locale»
Diego Ciulli ha scritto:
“Il SIC nasce 24 anni fa per contrastare i rischi di monopolio, anzi, all’epoca, del duopolio, nel mercato dei media. La fotografia di oggi mostra un mercato con ben cinque soggetti con quote rilevanti e simili, tra il 12,4% e il 9,2%, e numerosi altri in crescita, registrando un livello di concorrenza impensabile pochi anni fa.”
Diego Ciulli ha aggiunto:
“Il primato di Google forse è anche un riconoscimento alla nostra decisione di operare nel mercato italiano come soggetto pienamente locale, rispettando le regole e confrontandoci con le istituzioni — dal contrasto alla pirateria alla tutela del copyright — e richiedendo di essere misurati da un JIC, culminato nel recente ingresso in Audicom.”
Reazioni degli editori e i timori per il futuro
La lettura positiva di Google coesiste con preoccupazioni diffuse tra gli editori tradizionali. Durante l’incontro intitolato “Articolo 21: il diritto di sapere”, organizzato a Roma da Confindustria Radio Televisioni, Fieg e Aie, rappresentanti del settore hanno rimarcato il rischio di un punto di non ritorno per segmenti dell’editoria e dell’informazione se il flusso di risorse continuerà a privilegiare piattaforme digitali senza adeguate contropartite regolatorie.
Gli editori evidenziano come la migrazione della pubblicità e della fruizione dei contenuti verso il digitale possa indebolire ulteriormente i ricavi tradizionali (pubblicità televisiva, distribuzione fisica e abbonamenti cartacei), comprimendo margini e capacità di investimento nel giornalismo di qualità. Tra le proposte ricorrenti figurano la trasparenza sugli algoritmi di raccomandazione, forme di remunerazione per i contenuti giornalistici e meccanismi di misurazione neutri delle audience.
Al contempo, autorità e operatori stanno valutando l’interazione tra le regole nazionali e quelle europee, in particolare il ruolo del Digital Markets Act e altri strumenti comunitari che mirano a disciplinare i cosiddetti gatekeeper. Anche la capacità dell’Agcom di aggiornare definizioni e strumenti di controllo sarà cruciale per evitare distorsioni di mercato.
Implicazioni economiche e scenari di mercato
La presenza di piattaforme che raccolgono quote significative delle risorse incentiva nuovi equilibri nell’allocazione degli investimenti pubblicitari e nei modelli di business dei media. Per gli operatori tradizionali diventa centrale diversificare fonti di ricavo, puntare su contenuti proprietari, abbonamenti digitali e servizi a valore aggiunto, mentre per gli investitori si aprono scelte che riguardano il rischio regolatorio e la resilienza dei ricavi pubblicitari.
Per il regolatore, la sfida consiste nel calibrare interventi che preservino la concorrenza e la pluralità informativa senza soffocare l’innovazione. Misure come l’obbligo di interoperabilità, regole sulla misurazione delle audience e iniziative per la tutela del copyright possono riequilibrare il campo, ma richiedono coordinamento europeo e un approccio graduale per limitare effetti collaterali indesiderati.
Infine, la transizione mette in evidenza un’opportunità per l’ecosistema italiano: rafforzare strumenti di certificazione delle audience (JIC), promuovere investimenti in tecnologie editoriali e sostenere modelli di business che riconnettano il valore del contenuto ai ricavi effettivi, favorendo così una dinamica di mercato più sostenibile nel lungo periodo.
In sintesi
- La leadership di Google nel SIC segnala un ridisegno dei flussi pubblicitari: gli investitori dovranno valutare l’esposizione ai ricavi digitali rispetto a quelli tradizionali, ponderando il rischio regolatorio nel medio termine.
- Per gli editori italiani la priorità è innovare i modelli di monetizzazione (abbonamenti, servizi premium, licensing), poiché la pressione sulle entrate pubblicitarie può comprimere capacità di investimento e qualità dell’informazione.
- Il ruolo dell’Agcom e l’interazione con il Digital Markets Act saranno determinanti per stabilire regole che tutelino la concorrenza senza frenare l’innovazione delle piattaforme digitali.
- Dal punto di vista finanziario, il mercato potrebbe vedere un’accelerazione delle consolidation e partnership tra operatori tradizionali e tech, creando opportunità ma anche sfide nella valutazione della sostenibilità dei ricavi a lungo termine.