Intesa Sanpaolo, Messina: «L’Opas su Mps crea valore. Garantiremo il massimo rispetto a Siena»

«Noi ci fidiamo dell’Antitrust, quello che faranno sarà giusto». Carlo Messina conferma la fiducia nell’operazione su Monte dei Paschi di Siena e nelle valutazioni dell’Autorità garante della concorrenza. Intervenendo al Forum Coldiretti a Roma, il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo ha ribadito che l’Opas «crea valore per gli azionisti Intesa, quelli del Monte dei Paschi, e per i clienti», ricordando che le precedenti acquisizioni del gruppo hanno sempre prodotto benefici per i territori e gli stakeholder coinvolti. Una linea che sarà mantenuta anche a Siena: «Lo abbiamo sempre fatto, garantiremo il massimo rispetto anche al territorio di Siena».

Messina ha quindi richiamato la dimensione istituzionale dell’operazione, sottolineando che «c’è poi l’elemento di sicurezza nazionale». Il banchiere ha spiegato di non aver mai interpretato il proprio incarico esclusivamente in termini aziendali: «Non ho mai fatto solo l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo ma ho svolto il mio ruolo nella consapevolezza che Intesa è una istituzione e un pilastro della sicurezza nazionale del Paese».

«Il risparmio delle famiglie è la nostra tripla A»

Il consigliere delegato ha insistito sul ruolo della banca nella tutela del risparmio nazionale, ricordando che «Intesa Sanpaolo nell’operazione di acquisto di Mps ha anche un ruolo di salvaguardia del risparmio nazionale». Un ruolo sul quale, ha osservato, erano emersi «qualche dubbio sul nostro ruolo di salvaguardia del risparmio», ma che trova il proprio fondamento nella solidità finanziaria del Paese: «Il risparmio delle famiglie è la nostra tripla A».

Messina ha quindi richiamato la consistenza dei depositi delle imprese italiane, spiegando che «avere 400 miliardi di depositi dà il grado di indipendenza finanziaria delle nostre imprese» e rappresenta una riserva di liquidità da destinare agli investimenti. Una disponibilità di risorse che, nella visione del manager, deve accompagnarsi a una maggiore attenzione alla distribuzione della ricchezza, perché «quando la ricchezza ha una concentrazione troppo elevata si generano fratture sociali».

Mediobanca e Generali, la garanzia di indipendenza

Sul futuro degli assetti finanziari italiani, Messina ha ribadito che «mettere in sicurezza Mediobanca è strategico per il Paese e garantirà l’indipendenza assoluta di Generali». Una prospettiva che il banchiere ha collegato direttamente alla partecipazione che Intesa arriverebbe a detenere nella compagnia assicurativa: «Nessuno potrà più acquisire Generali se Intesa Sanpaolo ha il 13,5%».

Messina ha poi richiamato il ruolo degli altri soci rilevanti del Leone di Trieste, precisando che «se riusciremo a concludere questa operazione sarà un piacere avere azionisti come UniCredit, Delfin, Caltagirone e Benetton che hanno contribuito a mantenere Generali così come è oggi».

Manovra, Messina: «Non può pagare soltanto un settore»

Sul fronte della legge di bilancio, il numero uno di Intesa ha riconosciuto la complessità della situazione economica, osservando che «il momento del Paese è complicato» e che «l’approccio di Giorgetti nel tenere il bilancio in sicurezza sia vincente». Ma ha anche ribadito la contrarietà a un contributo fiscale concentrato esclusivamente sugli istituti di credito.

«Non c’è un solo settore che deve pagare in un momento di difficoltà, anche a fronte di accordi già presi», ha sottolineato Messina, ricordando che «noi l’anno scorso abbiamo raggiunto un accordo per un contributo triennale che sarebbe stato quello richiesto alle banche per i prossimi tre anni. Io ci ho creduto».

Il manager ha quindi richiamato le differenze nella dinamica degli utili tra i comparti produttivi: «Ci sono altre imprese che non vengono mai citate con tassi di crescita del 70% e fino al 200%, mentre con le banche quest’anno siamo al 5-10%». Per questo, secondo Messina, sarebbe opportuno «valutare tutte le aziende con utili superiori ai 500 milioni, con un dibattito trasparente».

Il consigliere delegato ha infine ricordato le responsabilità che gli amministratori bancari hanno nei confronti degli investitori: «Abbiamo azionisti, non possiamo prenderci azioni di responsabilità» per iniziative non coerenti con gli accordi precedentemente raggiunti.

Europa, «una governance barocca»

Infine, Messina ha rivolto lo sguardo all’Unione europea, esprimendo un giudizio critico sull’attuale architettura istituzionale. «L’Europa è un’incompiuta, con una governance barocca e in qualsiasi azienda sarebbe un fallimento», ha affermato, richiamando la necessità di accelerare gli investimenti, semplificare i processi decisionali e concentrare le risorse sulle priorità della crescita e della riduzione della povertà.