Tir, la protesta mette in ginocchio le filiere del Sud: merci ferme e scaffali vuoti
- 19 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
La mobilitazione degli autotrasportatori nel Sud Italia prosegue, con convogli e presidi che coinvolgono diverse regioni e con richieste incentrate su costi del carburante, accesso al credito e margini di redditività sempre più compressi.
Puglia: convoglio di 35 motrici verso Bari e richieste alla Regione
Da Altamura è partito un corteo composto da circa cento autotrasportatori con 35 motrici dirette verso la sede della presidenza regionale a Bari. L’iniziativa, promossa dal consorzio Acar, mira a ottenere un incontro con il presidente della Regione, Antonio Decaro, per discutere misure urgenti a sostegno del settore.
Le rivendicazioni aggregate comprendono la riduzione dell’onere legato al prezzo del gasolio, ma anche problemi strutturali come la difficoltà di accesso alla liquidità e l’assottigliamento dei margini operativi che penalizzano soprattutto le piccole e medie imprese di autotrasporto.
Sulla provinciale 231, nei pressi di Corato, è stato segnalato un presidio locale di agricoltori e trasportatori che rallenta il passaggio dei mezzi pesanti, creando punti di congestione anche se le autorità locali stanno cercando di limitare l’impatto sulla circolazione.
Calabria e Basilicata: presidi sulle statali e ingressi urbani
La rete dei presidi interessa anche la Calabria, dove all’alba un nuovo punto di protesta è stato attivato lungo la statale 18, a Fuscaldo, sulla direttrice tirrenica. Decine di camion hanno temporaneamente occupato la carreggiata in direzione sud, alternando rallentamenti e passaggi controllati per non impedire il transito dei mezzi di soccorso.
In alcune località la protesta ha ricevuto segnali di solidarietà: a Scalea studenti e docenti del liceo Metastasio hanno manifestato vicinanza agli autotrasportatori, restando fuori dagli istituti in segno di supporto alle richieste di tutela del comparto.
In Basilicata i mezzi pesanti presidiano gli accessi di Potenza Est, Potenza Ovest e la zona industriale di Tito, lungo il raccordo verso Sicignano degli Alburni. Sono stati segnalati disagi senza veri e propri blocchi sulla Jonica nel comprensorio del Metapontino, mentre la situazione dei distributori di carburante mostra segnali di normalizzazione rispetto ai giorni precedenti.
Sicilia: apertura per i prodotti deperibili, ma continua il fermo nei porti
In Sicilia il coordinamento locale ha annunciato la disponibilità a favorire la ripartenza dei carichi ortofrutticoli via terra attraverso lo Stretto di Messina, con l’obiettivo di svuotare le celle frigorifere e proteggere le merci già raccolte, particolarmente vulnerabili in questa fase della stagione commerciale.
Il comparto maggiormente esposto è quello dell’uva Italia, la cui raccolta e commercializzazione si trovano in un momento cruciale: qualsiasi interruzione prolungata nella catena del freddo potrebbe tradursi in perdite significative per produttori e operatori della filiera.
Il coordinatore del Comitato trasportatori siciliani, Salvatore Bella, ha precisato che il fermo riguarda i servizi portuali e i mezzi delle imprese aderenti lasciati nei parcheggi, sottolineando che non sono previsti blocchi stradali e che le aziende che decidono di viaggiare possono farlo liberamente. Il presidio rimane comunque confermato in attesa di un incontro con Salvini, al quale gli autotrasportatori chiedono l’accoglimento delle proposte tecniche ed economiche presentate.
La situazione evidenzia la complessità delle interdipendenze logistiche tra trasporto su gomma, portualità e intermodalità: i fermi nei porti e le difficoltà nel movimento terrestre mettono a rischio la continuità delle forniture, con potenziali ripercussioni sui prezzi dei beni freschi e sui rapporti commerciali sia nazionali sia con i mercati esteri.
Dal punto di vista istituzionale, la richiesta degli autotrasportatori punta a interventi mirati sulle accise e sulle facilitazioni creditizie, oltre a misure temporanee per sostenere i costi energetici. La risposta delle amministrazioni regionali e dello Stato sarà determinante per evitare un’escalation che potrebbe amplificare gli effetti sulla distribuzione e sulle imprese agricole.
In sintesi
- Le tensioni nel settore dell’autotrasporto possono aumentare i costi della logistica e tradursi in pressioni al rialzo sui prezzi al dettaglio dei prodotti freschi, con effetti più marcati nelle regioni meridionali.
- Per gli investitori, la situazione evidenzia il rischio operativo nei segmenti legati alla catena del freddo e alla logistica portuale: potenziali interruzioni rendono più sensibili i titoli e le attività esposte a questi settori.
- Un intervento pubblico mirato su accise e strumenti di liquidità potrebbe stabilizzare rapidamente il mercato dei trasporti; in assenza di misure tempestive, il rallentamento delle filiere rischia di impattare sulle esportazioni agricole stagionali.