Citrini prevede il boom della tokenizzazione degli asset reali: la vera domanda è chi ne trarrà vantaggio

Citrini ha sostenuto che la tokenizzazione potrebbe favorire l’intero ecosistema crypto, ma ha anche messo in guardia: più attività spostate on‑chain non significa automaticamente che Bitcoin, Ether o qualsiasi altra blockchain diventino il miglior investimento.

Il problema è stato riassunto con maggior durezza da Arthur Hayes, cofondatore di BitMEX e chief investment officer di Maelstrom, che ha ricordato come la tokenizzazione di asset reali sia un tema dibattuto da anni e non basti spostare un titolo da un database digitale a un registro diverso per creare valore significativo.

Arthur Hayes ha dichiarato:

“Si tratta di una migliore tenuta dei registri. Grazie. Dove guadagnerete realmente con la tokenizzazione?”

Modelli di monetizzazione

Esistono però diverse strade attraverso le quali la tokenizzazione può generare ricavi: commissioni di emissione, commissioni di negoziazione, domanda di stablecoin, attività di prestito e utilizzo come garanzia. Questi flussi però possono finire in mani diverse a seconda di chi controlla l’infrastruttura, la distribuzione e la custodia.

Ruolo dell’infrastruttura e della distribuzione

Christian Magoon, amministratore delegato di Amplify ETFs, che gestisce il fondo TKNQ focalizzato sulla tokenizzazione, ritiene che i fornitori di infrastrutture possano trasformarsi in veri e propri “caselli” sulle autostrade della blockchain, ossia punti che raccolgono commissioni per il transito delle operazioni.

Allo stesso tempo la distribuzione potrebbe rivelarsi altrettanto preziosa: piattaforme con rapporti diretti con i clienti come Coinbase, Robinhood, le banche e i servizi di gestione patrimoniale potrebbero assorbire buona parte dei ricavi legati all’accesso degli utenti agli asset tokenizzati.

Commoditizzazione del processo

Jeff Dorman, chief investment officer della società di gestione Arca, ha osservato che con la crescita della concorrenza il processo effettivo di tokenizzazione è destinato a diventare sempre più commoditizzato, riducendo i margini su quella parte dell’offerta.

Questo sposta l’attenzione su questioni non tecniche ma strategiche: chi controlla la relazione con l’investitore finale, chi garantisce la custodia e la compliance normativa, e chi può integrare i token all’interno di servizi finanziari tradizionali. Senza chiarezza su questi punti, la mera trasposizione di dossier digitali su un registro decentralizzato rischia di essere poco più che un’operazione contabile migliorata.

Implicazioni regolamentari e per il mercato italiano

Per il contesto europeo e italiano, la diffusione degli asset tokenizzati richiederà un quadro regolatorio chiaro, standard di custodia riconosciuti e interoperabilità tra piattaforme. Norme come il regolamento sui mercati cripto a livello europeo (MiCA) e le normative nazionali influenzeranno la velocità di adozione e la qualità dei servizi offerti da banche e gestori patrimoniali italiani.

Per gli investitori istituzionali e retail in Italia, le opportunità includono l’accesso a nuove classi di asset, potenziali incrementi di liquidità e strumenti più efficienti per la gestione del collaterale. Tuttavia, queste opportunità convivono con rischi operativi, legali e di mercato che richiedono valutazioni attente da parte degli operatori finanziari e dei supervisori.

Prospettive pratiche

In pratica, le spinte verso la tokenizzazione potrebbero incentivare investimenti nelle infrastrutture tecnologiche, nelle piattaforme di distribuzione e nei servizi di custodia regolamentati. La competizione tra fornitori tenderà a spingere verso soluzioni più standardizzate e a basso costo, mentre il valore rimarrà concentrato dove si costruiscono relazioni di fiducia con l’utente finale e si offrono servizi a valore aggiunto.

In sintesi

  • La tokenizzazione apre opportunità di liquidità e nuovi flussi di ricavo, ma gran parte del valore economico potrebbe concentrarsi su chi detiene la relazione con il cliente e su servizi di custodia regolamentati.
  • Per gli investitori italiani, l’adozione richiederà vigilanza normativa e infrastrutture sicure; la standardizzazione potrebbe ridurre i costi ma aumentare la competizione sui margini.
  • Le istituzioni finanziarie che integrano token in prodotti e servizi tradizionali potrebbero ottenere vantaggi competitivi duraturi, mentre i fornitori puramente infrastrutturali rischiano una progressiva commoditizzazione.


Author: Tony
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