Ue e Orsini: arbitro tra gli Usa e la Cina, noi però vogliamo giocare la partita

Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, ha parlato a Bruxelles al termine di una serie di incontri con Maros Sefcovic, commissario europeo per il Commercio e la sicurezza economica, e con Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo dell’Unione Europea per la Coesione e le riforme, illustrando le preoccupazioni dell’industria italiana rispetto alla competizione internazionale e alle regole che governano il commercio e la produzione in Europa.

Contesto dell’incontro a Bruxelles

L’incontro è servito a confrontarsi sulle modalità con cui l’industria europea può mantenere capacità produttiva e valore aggiunto sul territorio, in uno scenario segnato dalla rivalità tecnologica e commerciale tra Stati Uniti e Cina. I rappresentanti degli imprenditori hanno sottolineato la necessità di condizioni abilitanti per poter competere a livello globale senza essere relegati a ruoli secondari nella catena del valore.

Emanuele Orsini ha dichiarato:

“Oggi la competizione è tra Stati Uniti e Cina e noi (l’Europa, ndr) stiamo facendo l’arbitro col fischietto, facendo e mettendo regole. Ma noi vogliamo essere quelli che giocano la partita. E per giocare la partita servono le condizioni abilitanti”.

Protezione dalla concorrenza e dipendenze della filiera

Nel corso dei colloqui si è posto il tema della protezione da pratiche commerciali aggressive, con particolare riferimento al cosiddetto dumping di prodotti provenienti dalla Cina. Per Confindustria è essenziale affrontare la penetrazione di questi prodotti all’interno delle filiere europee, che rischia di creare dipendenze strutturali difficili da disinnescare.

Emanuele Orsini ha affermato:

“Si è parlato di dispositivi medici: la preoccupazione dell’industria italiana è legata al fatto che i prodotti cinesi sono ormai all’interno della catena del valore che noi produciamo. È ovvio che questo genera dipendenza e, quindi, siamo preoccupati”.

Tra i settori richiamati ci sono l’automotive e il comparto degli elettrodomestici (il cosiddetto ‘bianco’), dove la competizione sui costi rischia di erodere capacità produttiva locale. La discussione ha toccato anche la necessità di strumenti europei per sostenere la domanda interna, così da mantenere mercati solidi per i prodotti realizzati in Italia e in Europa.

Verso una politica industriale europea di lungo periodo

Secondo gli industriali serve una politica industriale comune con orizzonte pluriennale, che combini sostegno alle produzioni locali con misure per preservare la capacità d’acquisto dei cittadini. Questo approccio dovrebbe includere finanziamenti mirati, incentivi agli investimenti e strategie per evitare la perdita di sovranità produttiva su beni strategici.

Emanuele Orsini ha spiegato:

“Serve una politica industriale europea che abbia una visione a lungo termine: mantenere le produzioni in Italia e in Europa, risorse europee per poterle sostenere. Serve anche sostenere la capacità di spesa dei cittadini europei per poter comprare questi prodotti. Poi, non si può più derogare sulla sovranità di alcuni prodotti. Penso ai principi attivi dei farmaci. Si deve riflettere e avere una visione a lungo termine”.

La questione della sovranità industriale sui principi attivi e su altri componenti strategici è emersa come priorità per evitare rischi sanitari e logistici legati a dipendenze estere, richiedendo interventi coordinati a livello di UE e di singoli Stati membri.

Il dibattito sul sistema ETS e il rischio occupazionale

Un capitolo centrale del confronto riguarda il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, il ETS, ritenuto dagli industriali uno dei fattori chiave che pesano sui costi produttivi per le imprese energivore e ad alta intensità di capitale.

Emanuele Orsini ha aggiunto:

“Senza la sospensione temporanea del sistema europeo ETS, il rischio per l’Italia è che 50mila persone resteranno a casa. Dovremo poi raccontare come mai sono rimaste a casa per una norma europea”.

L’appello riguarda la possibilità di rivedere i benchmark e gli strumenti di tutela per i settori più esposti, dato che il prezzo della CO2 è percepito come fuori scala per alcuni comparti italiani. I rappresentanti imprenditoriali chiedono misure transitorie e una revisione dei parametri che determinano i costi energetici e di produzione, per evitare fenomeni di delocalizzazione o chiusura degli impianti.

Dal punto di vista istituzionale, le opzioni su cui si discute includono la revisione dei benchmark di allocazione, meccanismi di compensazione temporanea e interventi fiscali o finanziari a livello europeo per mitigare l’impatto sui lavoratori e sulla competitività. La discussione si colloca nel più ampio dibattito su come conciliare transizione ambientale e tutela dell’occupazione industriale.

Prospettive e prossimi passi

Gli incontri a Bruxelles rappresentano un passaggio di interlocuzione tra imprese e istituzioni europee, destinato a evolvere con ulteriori analisi tecniche e proposte politiche. Nei prossimi mesi sarà cruciale il confronto sulle misure concrete che l’UE intenderà adottare per bilanciare ambizione climatica e tenuta dell’industria europea.

I tavoli tecnici dovranno tradurre le richieste delle imprese in proposte formalmente valutabili dalla Commissione e dagli Stati membri, tenendo conto dei vincoli di bilancio, delle normative europee e dell’urgenza di transizione verso un modello produttivo più sostenibile.

In sintesi

  • La pressione sui costi energetici e sulle emissioni aumenta l’urgenza di strumenti europei che combinino decarbonizzazione e competitività industriale; per gli investitori ciò significa premiare progetti di efficienza energetica e tecnologie a basse emissioni.
  • Una revisione dell’ETS o misure transitorie possono ridurre il rischio di delocalizzazioni, ma richiedono segnali chiari dall’UE per stabilizzare il quadro regolatorio e favorire investimenti a lungo termine in Italia.
  • La dipendenza dalle importazioni di beni strategici evidenzia opportunità per investimenti nazionali ed europei in catene di fornitura resilienti e nella filiera farmaceutica, con potenziali ritorni occupazionali e industriali.
  • Per il mercato italiano, la combinazione di sostegni pubblici mirati e regole europee più calibrate può favorire la transizione green senza compromettere la base produttiva nazionale, influenzando sia i portafogli degli investitori sia le scelte delle imprese.


Author: Tony
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