Bitcoin rimbalza dopo essere sceso vicino agli 80.000 dollari, mentre il Kospi crolla dell’8% e le altcoin affondano di più

Bitcoin scambia intorno a 81.200 dollari, in calo di circa lo 0,5% dalla mezzanotte UTC dopo aver ridotto una perdita dell’1% registrata in apertura di seduta; gli acquisti sono intervenuti poco sopra i 80.000 dollari verso le 02:30 UTC, vicino al minimo dell’8 ottobre intorno a 80.300 dollari.

I mercati asiatici hanno imposto il ritmo: il Kospi della Corea del Sud è precipitato dell’8% e ha attivato i circuit breaker, mentre i futures sul Nasdaq 100 sono scesi di circa l’1%, estendendo il calo del 1,9% del Nasdaq Composite registrato mercoledì.

Le altcoin hanno sofferto in misura maggiore: ether ha perso circa il 2,0%, attestandosi vicino a 2.370 dollari. Gli indicatori di mercato a ampia capitalizzazione hanno mostrato ribassi rilevanti, con solo pochi componenti che hanno chiuso in positivo.

I movimenti più ampi si sono visti sui token a minore capitalizzazione: pump.fun (PUMP) è calato del 9,4%, mentre l’indice dei memecoin ha perso circa il 4,0%, lasciando la maggioranza dei token del paniere in territorio negativo.

Dopo un rapporto sull’inflazione statunitense più caldo del previsto, le probabilità di un rialzo dei tassi a ottobre sono salite temporaneamente: secondo CME FedWatch il dato ha fatto salire le probabilità quasi al 47% in prima battuta, per poi ridiscendere a circa il 26% in avvicinamento all’apertura di Wall Street. I rendimenti dei Treasury e le aspettative sui rialzi restano quindi i prossimi segnali da monitorare.

Posizionamento sui derivati e liquidazioni

Le liquidazioni sui contratti futures crypto sono aumentate fino a sfiorare il miliardo di dollari nell’arco di 24 ore dopo il dato sull’inflazione: il valore delle posizioni chiuse forzatamente è salito da circa 136 milioni di dollari a quasi 1 miliardo, evidenziando quanto fosse affollato il posizionamento prima dell’annuncio.

ether ha registrato liquidazioni più consistenti rispetto a Bitcoin: sono stati chiusi long per circa 200 milioni di dollari su ether contro circa 115 milioni su Bitcoin, segnale di una leva più accentuata tra i rialzisti su ether.

In modo interessante, i future perpetui sull’argento hanno visto più liquidazioni di alcuni top privacy coin, a indicare una crescente popolarità di asset tradizionali sulle piattaforme crypto.

Il trading è cresciuto sensibilmente mentre l’open interest (OI) è rimasto sostanzialmente stabile: il volume a 24 ore sui futures crypto ha raggiunto circa 252 miliardi di dollari, in aumento del 61%, mentre l’OI è rimasto vicino a 139,6 miliardi. Ciò suggerisce che l’attività sia stata per lo più ricopertura o riciclo di posizioni esistenti piuttosto che una massiccia costruzione di nuova leva.

Il rapporto tra volumi taker long/short mostra una leggera prevalenza degli short, con gli short che rappresentano circa il 51,7% del flusso, quasi immutato rispetto al giorno precedente.

Nonostante il calo del prezzo spot di Bitcoin (oltre il 2% nelle 24 ore), l’OI espresso in dollari è aumentato dell’1,6%, il che implica che il numero di contratti è cresciuto approssimativamente del 3,7%: in altri termini, nuovo capitale è entrato nel mercato durante la discesa. Tuttavia, il delta cumulativo del volume aggiustato per l’OI (CVD) è negativo, suggerendo che buona parte del nuovo flusso abbia avuto carattere ribassista; il tasso di funding perpetuo rimane positivo, dunque i long continuano a sostenere costi per mantenere le posizioni.

Situazioni analoghe si osservano su ether e solana: l’OI è rimasto relativamente piatto nonostante cadute più marcate dei prezzi spot, implicando aumento del numero di contratti e ingresso di nuove posizioni. Entrambi registrano CVD negativi e funding ancora positivo.

Al contrario, su token come DOGE e NEAR l’OI è sceso molto più del prezzo spot, segno che i trader stanno chiudendo posizioni e ritirando capitale piuttosto che limitarsi a segnare i prezzi al ribasso.

La volatilità implicita di Bitcoin rimane oltre il 40% secondo l’indicatore BVIV, per il secondo giorno consecutivo, in aumento rispetto ai minimi recenti vicino al 34% e indicando una domanda rinnovata per opzioni; la volatilità implicita di ether mostra un andamento simile.

Sui mercati delle opzioni, il flusso è bidirezionale su Bitcoin e più difensivo su ether: le call su strike elevati (ad esempio 90.000 e 86.000 dollari) hanno dominato i volumi in Bitcoin, affiancate da put significative; le call sopra il mercato riflettono scommesse su un rimbalzo, mentre le put evidenziano coperture. Per ether, le opzioni put hanno guidato la classifica dei volumi, a sottolineare un atteggiamento più prudente.

Movimenti significativi tra token

Tra i token, pump.fun (PUMP) ha subito la flessione più pronunciata tra i titoli a capitalizzazione medio-bassa, con un calo del 9,4%. Anche l’ecosistema Solana ha registrato perdite: Jito (JTO) -6,2% e Jupiter (JUP) -6,1%, mentre il token Solana (SOL) è scivolato solo dell’1,1% a circa 103 dollari.

Il token oracle Pyth Network (PYTH) ha guadagnato il 2,8%, proseguendo un rally iniziato l’8 ottobre dopo che la DAO ha deciso di destinare i ricavi di prodotto a buyback mensili; il volume di scambi su 24 ore ha mostrato un aumento sostanziale rispetto al periodo precedente.

Starknet (STRK) è rimbalzato dell’11% dopo un calo del 17% registrato giorni prima, mantenendosi ben al di sopra del minimo annuale estivo. Al contrario, token legati a progetti istituzionali o di liquidità come Canton (CC), Optimism (OP) e Aerodrome (AERO) hanno perso rispettivamente 7,3%, 7,0% e 6,4%, segnalando come la scarsa liquidità nelle altcoin continui a pesare sul settore.

Tra i nomi più consolidati, la performance è stata più stabile: Tron (TRX) è rimasta sostanzialmente invariata, Monero (XMR) ha registrato un calo marginale e Hyperliquid (HYPE) ha mostrato un lieve ribasso.

Contesto e implicazioni

L’episodio recente mette in evidenza due tendenze rilevanti: la forte sensibilità delle criptovalute ai dati macro statunitensi e la presenza significativa di leva soprattutto sulle altcoin. Questo profilo aumenta la probabilità di movimenti amplificati in fasi di volatilità macroeconomica.

Per gli investitori istituzionali e retail italiani, è importante valutare il rischio di liquidazioni forzate in portafogli con esposizione elevata a contratti derivati e considerare strumenti di copertura o riduzione della leva in periodi di incertezza sui tassi.

In sintesi

  • La reazione dei mercati crypto al dato sull’inflazione Usa evidenzia una forte correlazione con i tassi: cambiamenti nelle aspettative sui rialzi possono amplificare volatilità e liquidazioni, con impatti diretti sui portafogli con leva.
  • La tenuta dell’open interest in presenza di volumi elevati suggerisce che molte posizioni sono state ricoperte o ristrutturate; per gli investitori ciò significa attenzione alla qualità della liquidità e al rischio di slippage su ordini importanti.
  • I movimenti differenziati tra Bitcoin e le altcoin indicano che le strategie di diversificazione devono tenere conto non solo della correlazione dei prezzi ma anche della struttura del mercato dei derivati e del funding, particolarmente rilevante per chi utilizza contratti perpetui.
  • Per gli investitori italiani, un approccio prudente potrebbe prevedere l’uso di coperture opzionali e una revisione della leva nei portafogli crypto, alla luce di un contesto macro in cui le aspettative sui tassi restano un fattore dominante.


Author: Tony
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