Larry Fink di BlackRock avverte: la recessione negli Stati Uniti potrebbe essere scatenata dall’intelligenza artificiale

Data center e infrastrutture connesse stanno generando una domanda significativa di posti di lavoro, in particolare per operai edili, tecnici per le reti energetiche e specialisti nell’hardware per intelligenza artificiale (IA), creando effetti a catena lungo le filiere industriali.

Moody’s stima che le spese in conto capitale pianificate per i data center negli Stati Uniti raggiungeranno circa 700 miliardi di dollari nel corso di quest’anno, con proiezioni che salgono tra i 2,4 e i 2,48 trilioni di dollari cumulati fino al 2030.

Su scala globale, la previsione è ancora più ampia: le uscite per infrastrutture digitali potrebbero toccare i 7 trilioni di dollari entro la fine del decennio, un livello che influenza mercati energetici, forniture di semiconduttori e programmi urbanistici locali.

Impatto economico e rischi

Qualsiasi misura che limiti questi investimenti rischierebbe di avere conseguenze diffuse. L’economia degli Stati Uniti è già sottoposta a pressioni multiple, tra cui un’inflazione persistente e rendimenti obbligazionari in aumento, fattori che possono comprimere la spesa privata e pubblica.

Una contrazione dell’attività economica può ridurre l’appetito per asset rischiosi anche tra gli investitori di criptovalute. Nonostante alcuni sostenitori considerino il Bitcoin un rifugio, storicamente la criptovaluta ha subito vendite durante fasi di avversione al rischio più ampia.

Ad esempio, il Bitcoin è stato scambiato in area 81.200 dollari, segnando una flessione frazionaria nelle 24 ore, un comportamento coerente con mercati che scontano maggiore volatilità macroeconomica.

BlackRock ha lanciato il suo fondo quotato in bitcoin, iShares Bitcoin Trust (IBIT), che si è affermato come il più grande fondo pubblico sul mercato della criptovaluta: secondo SoSoValue ha registrato flussi netti cumulati per circa 65,62 miliardi di dollari dall’esordio di gennaio 2024.

Domanda di credito e debito pubblico

Larry Fink, numero uno di BlackRock, ha osservato:

“I deficit degli Stati Uniti stanno cominciando ad avere un impatto serio.”

Il tema del debito pubblico è centrale: il patrimonio di obbligazioni emesse dal governo assorbe quota rilevante del credito disponibile, influenzando i tassi di interesse e la liquidità per il settore privato.

Larry Fink ha aggiunto:

“Abbiamo incrementato il debito di 32 trilioni di dollari in 26 anni.”

Secondo questa ricostruzione, il debito nazionale sarebbe passato da circa 8 trilioni di dollari nel 2000 a 40 trilioni nel 2026, un balzo che ha intensificato la competizione del settore pubblico per il capitale disponibile e reso più grandi e frequenti le aste di titoli di Stato.

Conseguenze per investitori e mercati

Per gli investitori istituzionali e retail la combinazione di ingenti investimenti nei data center, pressione sul debito pubblico e incertezza macro può tradursi in maggiore volatilità degli asset rischiosi, in rialzi dei rendimenti obbligazionari e in una riconsiderazione delle allocazioni difensive.

Nel medio periodo, però, la domanda strutturale per capacità di calcolo e infrastrutture digitali potrebbe sostenere settori legati all’energia, alla costruzione e alla tecnologia, offrendo opportunità settoriali selettive per chi valuta orizzonti di investimento più lunghi.

Per il contesto italiano è importante monitorare l’impatto indiretto: maggiori prezzi dell’energia o tensioni sui mercati finanziari internazionali possono riflettersi su costi aziendali, politiche fiscali e rendimento dei portafogli di investimento domestici.

Politiche e possibili risposte

Le autorità monetarie e fiscali potrebbero dover bilanciare il sostegno alla crescita digitale con misure per contenere i rischi di indebitamento e stabilizzare i mercati finanziari: strumenti regolatori, incentivi per l’efficienza energetica dei data center e forme di cooperazione internazionale sulle catene di approvvigionamento sono ipotesi praticabili.

Per gli operatori di mercato la chiave sarà valutare scenari multipli, includendo stress test su tassi d’interesse e prezzi dell’energia, e ricercare esposizioni che possano beneficiare della transizione digitale senza sottovalutare i rischi macro.

In sintesi

  • La crescita degli investimenti in data center crea opportunità settoriali (energia, costruzione, tecnologia), ma aumenta anche la domanda globale di capitale, con effetti sui tassi e sulla liquidità.
  • L’espansione del debito pubblico statunitense intensifica la competizione per il credito e può sostenere rendimenti più elevati, elemento che gli investitori italiani devono integrare nelle strategie di allocazione del rischio.
  • La volatilità del Bitcoin e il massiccio afflusso verso fondi come IBIT segnalano un mercato delle criptovalute più istituzionalizzato, ma ancora sensibile a shock macro che possono ridurre l’appetito per il rischio.
  • Per gli investitori nazionali, diversificare per settore e valutare l’esposizione ai fattori energetici e di finanziamento pubblico è fondamentale per gestire l’incertezza legata alla transizione digitale globale.


Author: Tony
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