Nuovo codice della strada, i sindacati dei Carabinieri: troppa burocrazia dai permessi di guida alla riscossione delle multe
- 11 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Alcuni sindacati dell’Arma dei Carabinieri hanno espresso preoccupazione per alcune soluzioni contenute nello schema del nuovo Codice della strada. Le organizzazioni più critiche, tra cui Usmia Carabinieri e Sim Carabinieri, indicano come particolarmente problematici tre ambiti normativi: i permessi temporanei di guida, la rateizzazione delle sanzioni e la riscossione coattiva. Secondo gli oppositori, le proposte così come sono formulate rischiano di aumentare significativamente gli oneri burocratici a carico delle Stazioni, con ricadute sulla capacità di presidio del territorio.
Usmia Carabinieri ha dichiarato:
“Più burocrazia nelle stazioni, meno sicurezza sul territorio.”
Carmine Caforio, segretario generale di Usmia Carabinieri, ha sottolineato:
“Le Stazioni dei Carabinieri devono avere sempre più tempo e risorse da dedicare alla loro missione principale: essere presenti sul territorio, prevenire, ascoltare i cittadini e garantire sicurezza di prossimità.”
Carmine Caforio ha aggiunto:
“Mentre il Comandante Generale dell’Arma, Salvatore Luongo, opera per ridurre i carichi burocratici e per colmare una carenza organica di circa 10.000 Carabinieri, l’introduzione di nuove incombenze rischia di sottrarre risorse fondamentali al controllo del territorio.”
Antonio Serpi, segretario generale di Sim Carabinieri, ha affermato:
“L’attuale schema di decreto legislativo trasforma i Carabinieri in impiegati dell’anagrafe tributaria e in agenti della riscossione coattiva, svuotando le strade e ingolfando le caserme di scartoffie.”
Carmine Caforio ha chiarito:
“Guardiamo con attenzione alle nuove disposizioni relative ai permessi temporanei di guida, alla rateizzazione delle sanzioni e alla riscossione coattiva. Si tratta di ulteriori istruttorie, verifiche, notifiche e responsabilità che rischiano di ricadere sui reparti, impegnando personale oggi indispensabile per il servizio operativo.”
I sindacati richiamano l’attenzione sul fatto che l’introduzione di procedure amministrative più complesse comporterebbe attività supplementari come istruttorie, verifiche documentali, notifiche e procedure di recupero crediti. Queste incombenze richiedono tempo operatorio e competenze specifiche, sottraendole alle attività di pattugliamento e prevenzione, già messe alla prova dalla carenza di organico.
Dal punto di vista istituzionale, Usmia Carabinieri sostiene che molte delle attività amministrative oggetto della riforma sarebbero più appropriate se gestite dalle Prefetture, che dispongono di competenze per accertamenti patrimoniali e procedure specialistico-amministrative. Le prefetture hanno infatti ruolo di coordinamento territoriale e strumenti amministrativi che potrebbero ridurre l’impatto sulle unità operative dell’Arma.
Sul piano pratico, lo spostamento di competenze verso le Stazioni potrebbe richiedere investimenti in digitalizzazione, formazione del personale e, in assenza di tali risorse, favorire la congestione degli uffici locali. Ciò potrebbe tradursi in ritardi nelle notifiche delle sanzioni, incremento dei ricorsi amministrativi e aumento dei costi operativi per gli enti locali che dovessero integrare le attività con personale di supporto.
Nel dibattito parlamentare che seguirà, i sindacati chiedono una valutazione più accurata della distribuzione delle competenze e delle risorse necessarie, al fine di bilanciare efficienza amministrativa e preservare la funzionalità operativa delle Stazioni sul territorio.
Contesto operativo e possibili conseguenze
Una redistribuzione delle attività amministrative senza adeguati investimenti potrebbe creare effetti a catena: diminuzione del tempo dedicato ai servizi di prossimità, peggioramento del rapporto con i cittadini, necessità di ricorrere a misure straordinarie per smaltire il carico documentale. Inoltre, la maggiore responsabilità nella riscossione potrebbe esporre le Stazioni a contenziosi giuridici e a compiti non tradizionalmente amministrativi.
Per mitigare i rischi, opzioni praticabili includono il trasferimento di specifiche procedure alle Prefetture, investimenti mirati in tecnologie di automazione delle notifiche e piani di formazione dedicati. Questi interventi, oltre a ridurre la pressione sulle forze di polizia, richiederebbero tuttavia stanziamenti pubblici e possibili riassetti organizzativi a livello territoriale.
Proposte e passaggi legislativi
I rappresentanti sindacali chiedono che l’iter legislativo valuti la rimodulazione delle competenze e preveda meccanismi concreti di sostegno operativo alle Stazioni, come personale di back office dedicato, protocolli di collaborazione con le Prefetture e investimenti in sistemi informativi condivisi. L’obiettivo dichiarato è mantenere l’efficacia dell’azione di polizia di prossimità senza trasferire oneri amministrativi che richiedono professionalità e risorse specifiche.
In sintesi
- L’aumento degli oneri amministrativi per le Stazioni può generare domanda di soluzioni tecnologiche per l’automazione delle notifiche e della gestione delle pratiche, creando opportunità per investimenti in digitalizzazione nel settore pubblico.
- Se le funzioni di riscossione venissero estese senza adeguati supporti, i costi operativi per enti locali e per l’Arma dei Carabinieri potrebbero aumentare, sollevando la necessità di stanziamenti straordinari o di esternalizzazioni che inciderebbero sul mercato dei servizi legali e di recupero crediti.
- La pressione sulle risorse umane può influenzare il livello di sicurezza percepita nei territori, con possibili ricadute negative sull’attrattività degli investimenti locali e sulle piccole imprese che dipendono dalla stabilità e dalla presenza delle Forze dell’Ordine.
- Una riallocazione delle competenze verso le Prefetture potrebbe contenere l’impatto operativo, ma richiederebbe coordinamento istituzionale e investimenti in formazione specialistica, con implicazioni di bilancio per le amministrazioni centrali e locali.