Più voce ai territori: costruire insieme il nuovo bilancio Ue
- 10 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Quando si parla di Mezzogiorno spesso si ricorre a parole ormai consuete: divari, ritardi, infrastrutture, lavoro, giovani che emigrano. Si tratta di descrizioni vere, ma non più sufficienti per rappresentare la complessità, le trasformazioni e le opportunità reali di quest’area del Paese.
Ho letto con attenzione il Rapporto curato da Roberto Garofoli, perché pone una domanda cruciale: come fare in modo che la consistente ondata di investimenti vissuta negli ultimi anni si traduca in uno sviluppo duraturo e strutturale? Il documento prende le mosse dall’eredità del Pnrr e mette in relazione coesione sociale, competitività e qualità delle istituzioni che hanno accompagnato il percorso del Sud e dell’intera Italia.
Riconoscere risultati e limiti
Negli ultimi anni il Mezzogiorno ha dimostrato di non essere automaticamente condannato alla marginalità: sono emerse capacità produttive significative, una vivacità imprenditoriale rinnovata, università e centri di ricerca sempre più performanti, e territori capaci di attrarre progetti e risorse. Molte amministrazioni locali, quando messe nelle condizioni di operare stabilmente, hanno trasformato risorse in cantieri, servizi e opere utili ai cittadini.
La Puglia è un esempio concreto di questa dinamica: ha saputo coniugare investimenti e risultati, ma proprio per questo non è il caso di accontentarsi. Se la crescita non diventa parte di un disegno strutturale, rischia di restare episodica e di disperdere i benefici nel tempo.
Cosa rimane degli investimenti?
La domanda centrale è che cosa rimane, in termini di capacità istituzionale e di capitale produttivo, di quanto è stato realizzato con i fondi straordinari. È necessario valutare non solo le opere completate, ma anche le competenze acquisite nella gestione di programmi complessi, i modelli organizzativi sperimentati e le reti di partenariato costruite tra pubblico e privato.
Questi interrogativi riguardano sia le amministrazioni locali sia i governi nazionali: servono politiche che accompagnino i territori nella fase successiva, assicurando continuità finanziaria, governance efficace e adeguati strumenti di valutazione e replicabilità dei progetti più virtuosi.
Transizione verso la nuova programmazione
Ci troviamo nella fase conclusiva della programmazione 2021-2027 e siamo chiamati a definire il ciclo successivo. La transizione richiede tempo di riflessione e un confronto aperto tra gli attori interessati: non si può arrivare alla definizione di risorse e regole senza aver prima coinvolto chi quei progetti li ha gestiti o li dovrà utilizzare.
Se il dibattito sulla nuova fase rimane tardivo, si corre il rischio concreto che decisioni cruciali vengano prese con regole già scritte, compromettendo la possibilità di colmare i vuoti finanziari, di garantire strumenti pluriennali alle imprese o di preservare percorsi di ricerca consolidati nelle università.
Un approccio lungimirante richiede anche un dialogo con le istituzioni europee, tra cui la Commissione Europea e le agenzie che gestiscono i fondi, per allineare obiettivi nazionali e comunitari e favorire strumenti di investimento coerenti nel tempo.
Nel concreto, la definizione della prossima programmazione dovrebbe prevedere meccanismi che permettano il completamento delle infrastrutture avviate, l’accesso a linee di credito e incentivi pluriennali per chi investe, e garanzie per le amministrazioni locali affinché possano programmare opere senza subire interruzioni di finanziamento.
Accrescere la qualità istituzionale significa inoltre investire in capacità amministrativa, digitalizzazione dei processi e trasparenza, così da rendere più rapida e affidabile la trasformazione delle risorse in risultati tangibili per le comunità.
Infine, per consolidare i progressi è necessario sostenere la formazione e la ricerca, valorizzando le collaborazioni tra università, centri di ricerca e imprese, e promuovendo politiche che favoriscano l’occupazione giovanile qualificata nel territorio.
In sintesi
- La trasformazione degli investimenti in crescita duratura richiede continuità nelle risorse e rafforzamento delle capacità amministrative locali, con impatti positivi sui mercati locali e sulla credibilità degli investimenti.
- Strumenti finanziari pluriennali e incentivi stabili sono fondamentali per attrarre capitali privati: gli investitori cercano previsioni di lungo periodo e regole chiare per pianificare progetti industriali e infrastrutturali.
- Il consolidamento della ricerca e delle competenze universitarie può aumentare il valore aggiunto del territorio, favorendo filiere tecnologiche e occupazione qualificata che incidono positivamente sul tessuto produttivo italiano.