La liquidità di Bitcoin e Ether rimbalza un anno dopo il flash crash delle criptovalute da 19 miliardi di dollari

Le altcoin mostrano un quadro opposto rispetto alle principali criptovalute: la profondità in dollari sul paniere monitorato da CoinDesk Research è risultata massima il 1° gennaio 2025 e da allora si è ridotta in ciascuna delle date osservate.

Profondità di mercato per le altcoin

Misurata a una distanza del 5% dal prezzo, la profondità in valuta è diminuita di circa un terzo dall’inizio del 2025, attestandosi intorno ai $2 milioni. Più vicino al prezzo, a una soglia dell’1%, la liquidità in dollari è calata di circa un sesto nello stesso periodo.

Tuttavia, valutando la profondità in unità di token, il quadro sembra meno deteriorato: il livello in token ha raggiunto il picco il 1° gennaio e si è ridotto solo marginalmente. Gli analisti avvertono però che questa apparente “ripresa” misurata in token è in gran parte il risultato della discesa dei prezzi, che maschera una progressiva erosione del capitale effettivamente impegnato nei libri degli ordini.

Trading spot: la ripresa resta debole

Il trading spot non ha ancora recuperato i livelli precedenti alla crisi. Nel periodo delle quattro settimane terminate il 27 settembre, il volume spot settimanale sugli exchange centralizzati ha mediamente oscillato intorno a $279 miliardi, secondo i dati di CoinDesk Research — quasi due terzi in meno rispetto ai $801 miliardi scambiati nella settimana della caduta dei mercati.

L’attività ha toccato il minimo in agosto, con volumi settimanali di circa $135 miliardi, per poi raddoppiare nelle settimane successive. Nonostante il recupero parziale, i livelli di scambio restano nettamente inferiori a quelli registrati attorno al momento dello shock di mercato.

Cosa implica la dinamica della liquidità

La liquidità del mercato delle criptovalute è evaporata nell’arco di poche ore il 10 ottobre 2025; la questione aperta è stata dove sarebbe confluito il capitale successivamente. I dati più recenti indicano uno spostamento evidente verso le valute digitali principali, lasciando le altcoin in una posizione relativamente marginale.

Questa riduzione di liquidità per le altcoin ha implicazioni operative e di rischio: ordini anche di dimensioni moderate possono muovere i prezzi in maniera più pronunciata, gli spread possono ampliarsi e i market maker potrebbero concentrarsi su asset con volumi e profondità più prevedibili. Per gli investitori retail e i gestori patrimoniali ciò si traduce in maggiore volatilità e in costi di esecuzione potenzialmente più elevati.

Joshua de Vos ha dichiarato:

“Un anno fa scrivevamo che la liquidità era esile e frammentata, e non era chiaro dove avrebbe ruotato il capitale una volta che la polvere si fosse depositata. Ora abbiamo una risposta: bitcoin e ether. I market maker sono tornati sui principali asset, con liquidità superiore ai livelli pre-crash, mentre la liquidità delle altcoin continua a scendere complessivamente. Al di là di poche alt selezionate, mi aspetto che questa divergenza persista anche il prossimo anno, poiché i principali asset continueranno a dominare l’interesse istituzionale e i volumi.”

La dichiarazione evidenzia un processo di concentrazione: le istituzioni e i fornitori di liquidità sembrano privilegiare strumenti con maggiore profondità e infrastrutture di mercato mature, favorendo così un recupero relativo per bitcoin e ether. Questo trend può accelerare la polarizzazione del mercato, con effetti sulla composizione dei portafogli e sulle strategie di market making nei prossimi trimestri.

Per il sistema finanziario più ampio, la migrazione di liquidità verso le criptovalute principali può moderare alcuni rischi di contagio legati alle altcoin, ma crea anche nuove concentrazioni di esposizione: una forte centralità di pochi asset aumenta la correlazione sistemica e rende i mercati più sensibili a shock idiosincratici che colpiscono quei titoli.

In sintesi

  • La concentrazione della liquidità su bitcoin e ether suggerisce che gli investitori istituzionali stanno privilegiando asset con mercati più profondi, penalizzando le altcoin dal punto di vista della capacità di esecuzione e della stabilità dei prezzi.
  • Per gli investitori italiani, la minore profondità delle altcoin implica costi di transazione più elevati e rischi di slippage maggiori; una gestione attiva del rischio e strumenti di hedging diventano più rilevanti.
  • La focalizzazione su pochi grandi asset può ridurre la frammentazione del mercato ma aumentare il rischio sistemico legato a eventi che colpiscono quei singoli asset, rendendo la diversificazione selettiva una strategia chiave.
  • Dal punto di vista delle infrastrutture, l’attività limitata sugli exchange centralizzati innesca opportunità per soluzioni di liquidità alternative e per operatori che offrono sistemi di execution più efficienti per gli operatori professionali.


Author: Tony
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