Estendere il made in UE anche agli elementi di fissaggio
- 8 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
European Industrial Fasteners Institute (Eifi) ha indirizzato a Bruxelles un libro bianco in cui chiede di rivedere il Industrial Accelerator Act per estendere la protezione «Made in EU» anche ai componenti che confluiscono nell’industria automobilistica, prevedendo un contenuto minimo di produzione a livello continentale per questi prodotti.
Contesto della richiesta
Secondo l’associazione, per preservare la base manifatturiera europea è necessario non limitare i criteri di localizzazione al veicolo finale, ma includere le fasi intermedie della filiera. Il documento evidenzia come i fornitori di primo e secondo livello possano assemblare componenti in Europa pur impiegando pezzi provenienti da mercati extra-UE: formalmente il contenuto UE del veicolo è tutelato, ma le capacità produttive a monte rischiano di erodersi.
La posizione dell’associazione e le motivazioni
European Industrial Fasteners Institute (Eifi) sottolinea che, per mantenere la competitività e la capacità produttiva, occorre considerare misure che incentivino la produzione di componenti strategici all’interno dell’UE, evitando la semplice delocalizzazione delle fasi a più basso valore aggiunto.
Paolo Pozzi ha spiegato:
“Una industria automobilistica europea resiliente richiede catene di fornitura europee altrettanto resilienti. L’Europa non può rafforzare il veicolo finale perdendo progressivamente capacità produttive, competenze, investimenti e occupazione legate ai componenti che ne consentono la realizzazione.”
Pressioni di mercato e dati recenti
Nel libro bianco si evidenzia come i produttori europei di elementi di fissaggio siano sottoposti a una crescente pressione competitiva. Per i prodotti non soggetti a misure antidumping, la quota di mercato nell’UE dei componenti prodotti in Europa è diminuita: tra il 2021 e il 2025 la perdita è stata di circa 7 punti percentuali, con una contestuale compressione dei prezzi che penalizza in particolare i fornitori destinati al settore automotive.
Implicazioni per le politiche industriali europee
La proposta di Eifi si inserisce nel dibattito più ampio su autonomia strategica e resilienza delle catene di approvvigionamento. Il Industrial Accelerator Act, nella sua versione attuale, mira a sostenere investimenti e capacità produttive in settori chiave: includere i componenti nelle regole di contenuto locale significherebbe orientare incentivi e appalti verso filiere più integrate sul territorio comunitario.
Tra le opzioni pratiche figurano requisiti minimi di produzione europea per l’accesso a determinati incentivi, clausole di preferenza per fornitori con contenuto locale elevato e misure fiscali o finanziarie per favorire il reshoring di attività critiche. Tuttavia, queste scelte comportano costi potenziali per le imprese e impatti sui prezzi finali, che dovranno essere valutati a livello politico.
Possibili effetti per l’Italia
Per l’Italia, paese con una forte tradizione nella componentistica metalmeccanica e in particolare nelle PMI, la proposta può rappresentare un’opportunità per rafforzare la domanda interna e attrarre investimenti lungo la filiera. Allo stesso tempo, imprese integrate in catene globali potrebbero dover rivedere strategie di sourcing e struttura dei costi.
Un’eventuale stretta sui criteri di contenuto europeo potrebbe incentivare investimenti in automazione, formazione e reti locali di subfornitura, ma richiederà anche una politica industriale coerente — a livello nazionale ed europeo — per sostenere la transizione senza compromettere competitività e capacità di esportazione.
Osservazioni sull’applicabilità e misure complementari
L’estensione del criterio Made in EU ai componenti pone interrogativi tecnici e giuridici: definizione del contenuto locale, soglie applicative, strumenti di verifica e controllo, nonché compatibilità con le regole di mercato interno e gli accordi commerciali internazionali. Per essere efficaci, misure di questo tipo dovrebbero essere accompagnate da politiche di accompagnamento quali incentivi agli investimenti, programmi di ricerca e sviluppo e sostegno alla riconversione produttiva.
La discussione coinvolgerà inevitabilmente la Commissione europea, i governi nazionali e le associazioni di settore: il successo dell’iniziativa dipenderà dalla capacità di bilanciare tutela delle capacità produttive e apertura ai mercati esterni.
In sintesi
- L’estensione delle regole Made in EU ai componenti potrebbe rafforzare le filiere italiane, ma richiede definizioni tecniche chiare per essere applicabile senza creare incertezze per le imprese.
- Per gli investitori, una politica che favorisca contenuti produttivi locali può aumentare i flussi verso aziende manifatturiere europee, ma potrebbe anche tradursi in costi di adeguamento e in pressioni sui margini nel breve periodo.
- I fornitori italiani di componentistica hanno l’opportunità di valorizzare competenze e know‑how; contestualmente servono misure di accompagnamento (formazione, credito, incentivi) per sostenere la competitività nei mercati globali.