Economia, Sardegna in affanno: rilanciare la manifattura è urgente
- 6 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Il valore aggiunto per abitante in Sardegna è poco più di un quarto della media nazionale: per ridurre questo divario l’Isola ha bisogno di rafforzare la manifattura e di politiche mirate che compensino i vincoli legati alla condizione insulare. È il quadro tracciato dal nuovo rapporto del Centro Studi di Confindustria Sardegna, intitolato La manifattura da potenziare: il divario produttivo della Sardegna.
Pil inferiore di 10mila euro
Centro Studi di Confindustria Sardegna ha scritto:
“Nel 2024 il Pil della Sardegna è aumentato in termini reali dell’1,3%, contro lo 0,7% nazionale. Si tratta della seconda crescita regionale più alta dopo la Sicilia e le stime per il 2025 collocano la Sardegna tra le regioni con tassi di crescita relativamente elevati, seppure contenuti.”
Il miglioramento congiunturale però non cambia la fotografia strutturale: il Pil pro capite regionale si attesta intorno a 27.731 euro, poco meno di 10.000 euro sotto la media italiana (37.309 euro). Lo studio mette inoltre in evidenza che regioni del Sud come Abruzzo e Basilicata raggiungono livelli di produzione manifatturiera per abitante nettamente superiori a quelli sardi; anche Puglia e Campania mostrano un valore aggiunto manifatturiero per abitante sensibilmente maggiore, nonostante un Pil pro capite inferiore.
Il divario della manifattura
Centro Studi di Confindustria Sardegna ha scritto:
“La distanza diventa molto più ampia nella manifattura. Nel 2023 il settore ha generato in Sardegna circa 2,33 miliardi di euro di valore aggiunto, pari a appena il 6,2% del totale regionale, contro una quota nazionale del 17,2%: la manifattura produce nell’Isola soltanto 1.478 euro per abitante, contro i 5.622 euro della media italiana.”
Lo studio formula anche una proiezione di scenario: se l’incidenza della manifattura in Sardegna fosse uguale a quella media nazionale, il valore aggiunto manifatturiero dell’Isola salirebbe a circa 6,5 miliardi di euro. La differenza rispetto agli attuali 2,3 miliardi supera i 4,1 miliardi, corrispondenti a una percentuale prossima al 10% del Pil regionale.
La crescita di un anno non basta
Andrea Porcu ha affermato:
“La crescita di un singolo anno non è sufficiente a colmare un ritardo costruito nell’arco di decenni. Il dato più preoccupante non è soltanto che la manifattura sarda sia molto più piccola di quella delle regioni industrializzate, ma che risulti nettamente più debole anche rispetto a quasi tutto il Mezzogiorno.”
Il messaggio degli analisti è chiaro: servono interventi strutturali e coordinati. Tra le leve identificate dal rapporto vi sono il rafforzamento delle infrastrutture portuali e logistiche, politiche a favore della specializzazione produttiva e del trasferimento tecnologico, investimenti in formazione tecnica e incentivi efficaci per attrarre catene del valore integrate. Senza misure che riducano i costi di trasporto, migliorino la connettività e incoraggino investimenti privati e pubblici, il potenziale manifatturiero dell’Isola rischia di rimanere sottoutilizzato.
Per il sistema economico regionale ciò significa ripensare anche gli strumenti di sostegno: una combinazione di fondi europei per la coesione, incentivi fiscali mirati e partnership pubblico‑private potrebbe favorire la nascita di filiere competitive, in particolare nei settori legati all’agroindustria avanzata, all’energia rinnovabile e ai beni strumentali connessi alla transizione ecologica.
In sintesi
- Il divario manifatturiero sardo non è solo una questione di crescita immediata: la riconversione richiede politiche industriali di lungo periodo e investimenti nelle infrastrutture logistiche per ridurre i costi di insularità.
- Per gli investitori, la Sardegna offre opportunità nelle filiere legate all’energia verde e all’agroindustria se accompagnate da misure che migliorino produttività e accesso ai mercati; il gap attuale indica spazio per interventi a elevato impatto economico.
- Dal punto di vista macroeconomico, colmare anche parzialmente il deficit manifatturiero potrebbe aumentare la resilienza del sistema regionale, aumentando l’occupazione qualificata e diversificando le fonti di crescita oltre il settore dei servizi.