Manovra: zero deficit entro il 2027, flat tax e Irpef richiedono coperture
- 4 Ottobre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Per il 2027 «non emergerebbe la necessità di una correzione di bilancio», ossia di tagliare la spesa o aumentare le entrate, perché il «lieve sforamento» rispetto ai tetti di spesa primaria concordati con la Unione europea «sarebbe interamente assorbito dall’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale». Queste osservazioni, contenute a pagina 59 del Documento programmatico di bilancio trasmesso dal Governo alle Camere, spiegano la prudenza ribadita a fine settimana sul fronte della politica economica.
Giancarlo Giorgetti ha dichiarato:
«Credo che l’approccio debba essere più prudente, perché il contesto richiede maggiore attenzione».
La regola della spesa
Il punto centrale è la traiettoria della spesa netta, il vincolo alle uscite (esclusi interessi passivi, trasferimenti Ue, sussidi antidisoccupazione e misure una tantum) concordato con la Commissione per controllare il rapporto debito/Pil. Questa regola, sebbene meno discussa nelle ultime giornate per via del dibattito sulla clausola, rimane determinante per la manovra ordinaria.
Secondo il Documento, i margini disponibili sono limitati e concentrati nel medio termine: la distanza fra gli aumenti annui della spesa netta a legislazione vigente e i limiti fissati nel Piano strutturale di bilancio è stimata in circa 3,3-3,5 miliardi per il 2028 e ulteriori 2,5-3 miliardi per il 2029.
Misure in attesa
Le ipotesi avanzate nel dibattito politico per la prossima tornata — dall’aumento della soglia di reddito per l’aliquota Irpef al 33% fino alla replica delle flat tax su incrementi contrattuali e maggiorazioni per turni e produttività — richiedono coperture complete per non sforare i tetti di spesa e il disavanzo programmato al netto della clausola.
Tra le misure discusse figurano: lo spostamento della soglia Irpef da 50mila a 60mila euro (costo stimato intorno a 2,7 miliardi), la replica della tassa piatta per specifiche voci retributive (circa 2,6 miliardi) e interventi sul sostegno ai giovani e sul finanziamento del fondo sanitario. Alcuni interventi strutturali, come la trasformazione definitiva del taglio al bollo auto, poggiano su risparmi legati al Pnrr, ma la disponibilità netta di risorse libere del Piano è limitata — stime prudenti oscillano tra i 2 e i 4 miliardi.
Clausola, coperture e limiti
Secondo il documento governativo, l’extradeficit connesso all’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale assorbirebbe integralmente il «lieve sforamento» dei tetti di spesa previsto per il 2027, evitando così la necessità di una correzione di bilancio nello stesso anno. Tuttavia, questa operazione non produce spazi di spesa addizionali significativi da destinare a nuove politiche economiche.
In sostanza, la clausola può fornire un sollievo contabile temporaneo — ed è esclusa solo per alcune voci come energia e difesa — ma non si traduce automaticamente in margini reali per interventi strutturali o per una manovra espansiva nel breve periodo.
Effetti sull’economia e sul Pil
La clausola offirebbe, nella relazione allegata alla manovra che sarà votata in autunno, circa 14,4 miliardi di deficit aggiuntivo per il 2027 e una somma analoga per il 2028. Tuttavia, l’impatto sul Pil è contenuto: le stime governative indicano un aumento del tasso di crescita del 2027 dallo 0,6% tendenziale allo 0,8%, quindi un contributo aggiuntivo di circa 0,2 punti percentuali, e un decimale in più per il 2028.
Questo effetto modesto deriva sia dalla cautela dei modelli macroeconomici del Ministero dell’Economia, che utilizzano moltiplicatori di spesa relativamente bassi, sia dal fatto che gran parte del deficit aggiuntivo finanzia misure già previste dai trend tendenziali, quindi con scarsa capacità di stimolare domanda aggiuntiva.
Il maggiore disavanzo posticipa la riduzione del rapporto debito/Pil al 2028 e si colloca in un contesto in cui i mercati obbligazionari rimangono sensibili a un mix di inflazione elevata, attese di ulteriori rialzi dei tassi e aumento delle emissioni pubbliche e private.
Inflazione, interessi e vincoli contabili
Le tensioni sui prezzi e l’aumento dei tassi emergono già nelle tendenziali del Dpfp: senza nuove misure, la spesa pubblica complessiva salirebbe di 40,8 miliardi nei prossimi tre anni e il costo degli interessi aumenterebbe di 14,7 miliardi (16,3 miliardi includendo l’extradeficit). Le entrate, tuttavia, crescono di 29,5 miliardi nello stesso arco temporale.
Nella gestione dei vincoli di finanza pubblica giocano un ruolo decisivo i criteri contabili adottati a Bruxelles. Con il Dpfp l’Italia conferma l’obiettivo di uscire dalla procedura per disavanzi eccessivi nel 2027, prevedendo un deficit di consuntivo 2026 al 2,9% del Pil, e conta sul fatto che l’attivazione della spesa da clausola nello stesso anno porti la Commissione a escludere l’extradeficit dalle verifiche sul tetto del 3%.
Se la deroga contabile venisse riconosciuta, il disavanzo al netto delle voci per energia e difesa si attesterebbe al 2,8% del Pil nel 2027 e al 2,6% nel 2028, mantenendo un margine rispetto ai limiti di Maastricht. In assenza di tale esclusione, gli scenari mostrerebbero invece rapporti deficit/Pil più elevati nei prossimi due anni (3,4% e 3,2%), con il rischio di restare nel braccio correttivo del Patto Ue fino al 2030.
Contesto politico e scenari futuri
La scelta di adottare un approccio prudente riflette l’intersezione fra esigenze di politica — in vista di un ciclo elettorale — e vincoli di finanza pubblica in un contesto internazionale più costoso per Paesi indebitati. Le opzioni disponibili nei prossimi mesi dipenderanno dalla capacità del Governo di trovare coperture compatibili con i tetti di spesa e dalla volontà della Commissione di ammettere esenzioni contabili sul deficit legato alla clausola.
Per gli investitori e i mercati, i nodi critici resteranno l’evoluzione dell’inflazione, le decisioni di politica monetaria e la percezione della sostenibilità del debito pubblico italiano, elementi che influenzano i rendimenti obbligazionari e i costi di rifinanziamento del debito nazionale.
In sintesi
- La clausola di salvaguardia offre una soluzione contabile che evita correzioni immediate nel 2027, ma non crea spazi reali significativi per nuove politiche espansive, limitando l’effetto stimolo sul Pil.
- Per gli investitori, il rinvio della discesa del rapporto debito/Pil e l’aumento del costo reale del debito a causa dell’inflazione e dei tassi implicano un potenziale mantenimento di premi di rischio più elevati sui titoli italiani.
- Le scelte sui criteri contabili a Bruxelles saranno decisive: il riconoscimento dell’esclusione dell’extradeficit può evitare l’attivazione di meccanismi correttivi Ue e influenzare la percezione di sostenibilità fiscale da parte dei mercati.
- Per il tessuto economico italiano, la combinazione di attenzione alla spesa e limitati margini di intervento rende probabile un’azione selettiva sulla crescita, con priorità a misure che migliorino la produttività e l’efficienza della spesa pubblica.