Patrik Jonsson (Eli Lilly): scienze della vita e terapie innovative, l’Italia deve puntare sulla prevenzione
- 30 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Quando è stato inaugurato il nuovo stabilimento nel 2009, uno degli elementi decisivi è stato l’accesso alle competenze, al know-how scientifico e all’ingegneria per cui è rinomata Italia. Quella struttura ha conseguito risultati eccellenti ed è diventata un modello osservato a livello internazionale. Abbiamo annunciato ulteriori investimenti a Sesto, ma oggi molte nazioni competono per attirare queste risorse industriali e professionali. Nella scelta dei siti produttivi valutiamo anche se i cittadini del paese ospitante avranno effettivo accesso ai farmaci fabbricati localmente. Per questo motivo Italia è chiamata a evolvere da un modello di spesa sanitario basato sui costi verso uno improntato al valore: ridurre complicazioni e comorbilità significa preparare la strada a una popolazione più sana e produttiva, un fattore cruciale in un Paese con una demografia sempre più anziana.
Investimenti e competenze: il contesto globale
La competizione internazionale per stabilimenti farmaceutici e biotech è intensa: governi e regioni offrono incentivi, infrastrutture e un pool di competenze. Per attrarre e mantenere investimenti servono politiche coerenti che garantiscano accesso al mercato, tempi di rimborso certi e una forza lavoro qualificata. Il valore strategico di un sito produttivo si misura non solo dalla capacità produttiva, ma anche dall’integrazione con centri di ricerca, dalle relazioni con le istituzioni sanitarie e dalla prevedibilità normativa. Per le imprese è quindi fondamentale poter contare su un contesto regolatorio stabile e su percorsi chiari per la registrazione e la fornitura dei prodotti.
Lei parla di “spendere meglio, non di più”. Che cosa significa concretamente?
La sostenibilità del sistema sanitario è una sfida comune a molti Paesi, aggravata dall’invecchiamento della popolazione. In Italia oggi una quota rilevante della spesa sanitaria — circa l’80-85% secondo stime settoriali — è assorbita dall’assistenza acuta, ossia dalla gestione di eventi già manifesti. Spostare l’attenzione verso la prevenzione e l’intervento precoce consente di ottenere risparmi reali sui costi a lungo termine e migliori esiti per i pazienti. I modelli organizzativi attuali sono in larga parte nati negli anni ’70-’90 e non sono pensati per sfruttare le innovazioni terapeutiche e digitali disponibili oggi. È quindi necessaria una visione macro e integrata della sanità che valuti i farmaci e le tecnologie nel loro impatto complessivo sul percorso di cura e non in modo frammentato.
Un esempio pratico: la strategia della Lombardia sull’obesità
La Lombardia ha definito un percorso specifico sull’obesità, riconoscendola come malattia cronica e predisponendo un modello strutturato di presa in carico. Può diventare un modello replicabile?
Si tratta di una case history significativa e di una vera e propria «proof of concept» per l’intero sistema nazionale. Nel percorso lombardo si individuano tre elementi fondamentali: una rete di centri specializzati per la diagnosi e il follow-up; l’accesso ai farmaci per l’obesità poco dopo l’autorizzazione dell’EMA; e l’introduzione, a inizio 2026, di una normativa regionale con stanziamenti dedicati alla gestione di questa condizione. Per preparare i servizi sanitari alla crescita dei pazienti affetti è necessario prima di tutto un consenso clinico e sociale che veda l’obesità come una malattia cronica influenzata da fattori genetici, biologici e ambientali. Serve poi distribuire i centri specialistici in modo capillare tra aree urbane e rurali, garantire percorsi di accesso ai nuovi trattamenti e prevedere risorse certe per il rimborso.
L’adozione di modelli regionali come quello lombardo può avere ricadute positive anche sull’industria e sugli investimenti: percorsi chiari per il rimborso e una rete di centri specializzati rendono il territorio più attrattivo per sperimentazioni cliniche, produzione locale e partnership pubblico-private.
Implicazioni per politica sanitaria e impresa
Per i decisori pubblici la sfida è bilanciare sostenibilità finanziaria e accesso alle innovazioni. Investire in prevenzione, in reti di cura territoriali e in percorsi diagnostico-terapeutici integrati richiede una riallocazione delle risorse e strumenti di valutazione del valore che tengano conto dell’impatto sul lungo periodo. Per le imprese significa pianificare investimenti in Paesi e regioni che offrano certezza regolatoria, rapidità di accesso al mercato e percorsi di rimborso sostenibili. In questo contesto la collaborazione tra istituzioni, centri clinici e industria diventa cruciale per costruire soluzioni scalabili e favorevoli sia ai pazienti sia all’economia locale.
In sintesi
- Una transizione verso modelli di sanità basati sul valore potrebbe ridurre la spesa per cure acute nel lungo periodo e liberare risorse per investimenti in innovazione e prevenzione.
- Regioni che definiscono percorsi chiari di accesso e rimborso — come l’esempio della Lombardia sull’obesità — aumentano la propria attrattiva per ricerca clinica e investimenti produttivi.
- Per le imprese, la prevedibilità normativa e la presenza di centri specializzati sono fattori decisivi nella scelta dei siti produttivi e nello sviluppo di partnership locali.
- Dal punto di vista macroeconomico, migliorare la salute della popolazione anziana può tradursi in maggiore produttività e minori oneri assistenziali nel medio-lungo termine per Italia.