Il settore delle criptovalute ha versato 8 milioni ai lobbisti del Clarity Act e l’accordo non è arrivato
- 30 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
>L’analisi delle dichiarazioni federali sul lobbying evidenzia un’impennata delle risorse finanziarie destinate a influenzare le politiche sui beni digitali, con Coinbase che figura tra i primi dieci spenditori nella categoria generale dedicata a titoli e investimenti, superando nomi tradizionali come Goldman Sachs Group e Andreessen Horowitz.
Spesa e attori principali
I dati relativi ai primi due trimestri dell’anno, ricavati dalle registrazioni federali disponibili, mostrano che più società di asset digitali hanno superato la soglia del milione di dollari in attività di lobbying rivolte a temi legati alle criptovalute. Oltre a Coinbase, risultano significative le spese di Andreessen Horowitz (circa $1,5 milioni), Binance (circa $1,4 milioni, prevalentemente tramite consulenti esterni) e Crypto.com (circa $1,2 milioni).
Questa concentrazione di risorse testimonia la transizione del settore dal puro sviluppo tecnologico alla gestione attiva delle dinamiche regolatorie e legislative, dove il capitale destinato all’influenza politica diventa parte integrante della strategia aziendale.
Modalità di intervento: interno vs esterno
Le imprese del settore tendono a destinare la maggior parte delle loro spese a team interni di affari istituzionali; tuttavia, quando ricorrono a studi di lobbying esterni, i fondi si distribuiscono su una rete ampia di consulenti. Nell’arco dei sei mesi esaminati, le somme destinate a società di lobbying esterne sono state incanalate verso almeno 42 studi differenti, evidenziando un mercato dei servizi di influenza molto frammentato ma anche altamente remunerativo per alcuni attori chiave.
Gli studi più rilevanti
Tra gli studi che hanno raccolto le commissioni più alte emerge Checkmate Government Relations, che ha ricevuto circa $1,8 milioni collegati a tematiche crypto nei primi sei mesi dell’anno, con la maggior parte dei compensi provenienti da Binance. Questa società della North Carolina è relativamente nuova nel settore del lobbying ma vanta un portafoglio clienti ampio e diversificato — dal sanitario alla tecnologia, dalla finanza all’industria del tabacco e a un importante produttore di armi — e mantiene legami consolidati con interessi repubblicani e con l’amministrazione del presidente Donald Trump.
Un altro consulente molto attivo è il Sternhell Group, guidato dal veterano del Congresso Alex Sternhell. Lo studio ha fatturato circa $660.000 da clienti del mondo digitale nei due trimestri analizzati, con tre dei quattro maggiori committenti provenienti dall’ecosistema crypto.
Contesto normativo e politico
La raccolta e l’analisi di questi flussi di spesa avvengono in un quadro in cui la legge statunitense impone la trasparenza dei rapporti di lobbying tramite dichiarazioni federali, pur lasciando spazio a pratiche di “soft lobbying” non sempre completamente documentate. Alcuni dossier legislativi specifici, come il Clarity Act, attraggono attenzione perché mirano a definire regole operative e soglie normative per asset digitali e servizi connessi.
La forte presenza di capitali e consulenti nell’arena politica riflette la competizione per modellare norme che avranno impatto su exchange, custodia, strumenti finanziari tokenizzati e sull’accesso degli investitori istituzionali ai mercati digitali.
Implicazioni per mercati e investitori
La crescente professionalizzazione del lobbying nel settore crypto suggerisce che le decisioni regolatorie prossime non saranno determinate solo da argomentazioni tecniche, ma anche dalla capacità degli operatori di presentare soluzioni operative e compromessi politici. Per gli investitori, questo significa che la regolamentazione futura potrebbe favorire gli attori che hanno già investito risorse significative nel dialogo con i decisori pubblici.
Inoltre, la dipendenza da studi esterni con forti legami settoriali e politici può avere effetti di concentrazione: norme progettate in collaborazione con grandi operatori potrebbero creare barriere all’ingresso per competitor minori o per nuove startup europee e italiane che non dispongono degli stessi mezzi finanziari.
Perché conta per l’Italia
Anche se il centro delle attività di lobbying rimane negli Stati Uniti, le decisioni prese lì incidono su mercati globali e standard internazionali. Regole americane più permissive o più dettagliate sui servizi di intermediazione, sulla custodia degli asset e sulla definizione di strumenti finanziari digitali possono orientare regolatori europei e internazionali, influenzando la competitività delle imprese italiane attive nel settore e le scelte degli investitori istituzionali italiani.
Per i policy maker nazionali e per gli operatori italiani è dunque strategico monitorare non solo i testi legislativi ma anche i flussi di lobbying e le coalizioni industriali che stanno plasmando il dibattito. Questo permette di valutare tempestivamente rischi normativi e opportunità di cooperazione internazionale.
In sintesi
- La concentrazione delle spese di lobbying conferma che il settore crypto sta investendo in accesso politico: per gli investitori significa che le regole future rifletteranno compromessi tra interessi economici e tutela dei mercati.
- La dipendenza da consulenti esterni con legami politici può favorire la creazione di barriere all’ingresso; gli operatori europei e italiani dovrebbero valutare partnership strategiche o advocacy comune per salvaguardare la competitività.
- Il monitoraggio delle registrazioni federali e delle coalizioni di lobby è un indicatore utile per anticipare scenari regolatori; istituzioni finanziarie e asset manager in Italia dovrebbero integrare questa intelligence nelle loro strategie di risk management.