Amministrazione Trump valuta di strumentalizzare le stablecoin per blindare la supremazia del dollaro

La fiducia degli investitori nelle stablecoin dipende dalla capacità dell’emittente di convertirle in moneta fiat in qualsiasi momento. Per garantire questa convertibilità, le società che emettono stablecoin mantengono riserve di copertura: detengono dollari reali in rapporto 1:1 e strumenti considerati sicuri, come titoli di Stato statunitensi a breve termine, che producono rendimento.

Secondo le disposizioni del Genius Act, gli emittenti di stablecoin negli Stati Uniti sono obbligati a conservare riserve costituite da dollari e Treasuries a breve scadenza. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha sottolineato come le stablecoin ancorate al dollaro possano fungere da strumento che rafforza la posizione della valuta americana nei mercati valutari: il dollaro resta protagonista, coprendo quasi il 90% delle transazioni sul mercato dei cambi.

Con riserve aggregate che si avvicinano a 200 miliardi di dollari, gli emittenti di stablecoin si collocano già tra i principali detentori del debito sovrano degli Stati Uniti, entrando nella top 20 e superando le riserve ufficiali di diversi paesi. Questo spostamento di domanda verso titoli statunitensi può avere effetti sulla curva dei rendimenti e sulla liquidità di quei mercati.

Rischi per le economie emergenti

Un’adozione estesa di stablecoin ancorate al dollaro può rinforzare il ruolo della valuta americana, ma allo stesso tempo creare rischi significativi per le economìe emergenti con deficit delle partite correnti e vulnerabilità agli outflow di capitale. Le monete digitali basate su blockchain agevolano movimenti di denaro che bypassano i canali bancari tradizionali, riducendo la capacità delle autorità monetarie nazionali di tracciare e gestire quei flussi.

In caso di adozione diffusa nella vita quotidiana, le valute domestiche dei paesi a rischio potrebbero subire pressioni competitive: la preferenza per strumenti denominati in dollari riduce la domanda per le valute locali, complica la politica monetaria e può rendere più costoso il finanziamento dei deficit esterni.

Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca dei Regolamenti Internazionali hanno ripetutamente segnalato i pericoli legati alle stablecoin ancorate al dollaro, avvertendo che in periodi di stress finanziario questi strumenti potrebbero accelerare la fuga di capitali dai paesi più fragili, amplificando crisi valutarie e pressioni sui sistemi bancari locali.

Per gli investitori e i policy maker europei, incluso il contesto italiano, la diffusione dei mezzi di pagamento denominati in dollari pone questioni pratiche e di governance: aumento della dipendenza dal mercato del debito statunitense, potenziale erosione della trasmissione della politica monetaria nell’Eurozona e necessità di adeguare regole di trasparenza, requisiti di riserva e meccanismi di protezione dei depositanti.

Dal punto di vista dei mercati, il fatto che emittenti privati detengano grandi volumi di Treasuries introduce un nuovo attore sistemico nella domanda di titoli di Stato USA: variazioni nelle strategie di investimento di questi soggetti potrebbero influenzare i rendimenti globali e creare impatti indiretti sui portafogli obbligazionari detenuti anche da fondi e investitori italiani.

In sintesi

  • La crescente allocazione di riserve delle stablecoin in Treasuries amplifica la dipendenza globale dal dollaro e può alterare la domanda di titoli di Stato, con effetti sui rendimenti che gli investitori italiani devono monitorare.
  • Un’adozione estesa delle stablecoin potrebbe ridurre l’efficacia delle politiche monetarie locali nei paesi emergenti, aumentando il rischio sistemico e la probabilità di movimenti repentini di capitali.
  • I regolatori europei e italiani dovrebbero considerare misure di trasparenza e requisiti prudenziali per mitigare il rischio che flussi via blockchain compromettano la stabilità finanziaria nazionale.
  • Per gli investitori, la presenza di grandi riserve private in titoli governativi pone opportunità e rischi: occorre valutare l’esposizione ai movimenti dei rendimenti USA e la possibile correlazione con asset denominati in euro.


Author: Tony
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