I democratici hanno scelto l’odio viscerale per Donald Trump invece della chiarezza sulle criptovalute, dice Lummis

Il progetto di legge era nato come un testo bipartisan e, secondo quanto riferito da Cynthia Lummis, è passato da circa 300 pagine a oltre 600 dopo che i democratici avevano richiesto disposizioni su temi come le tutele fallimentari e altre materie correlate.

Cynthia Lummis ha dichiarato:

“Ogni singolo democratico ha votato no, tutti quanti. Vedo alcuni tentativi di scaricare le colpe dopo il voto su Brian Armstrong… o di incolpare l’industria per essere stata troppo aggressiva o chiunque altro possano additare, persino il presidente Donald Trump perché aveva guadagnato molto su un memecoin prima di diventare presidente.”

Nel corso delle dichiarazioni è stato ricordato che, in una comunicazione finanziaria di metà anno del 2026, Donald Trump aveva reso noto di aver ricavato circa 1,4 miliardi di dollari dalle sue attività legate alle criptovalute nel 2025, il primo anno del suo mandato.

Cynthia Lummis ha aggiunto:

“Riconosco il ruolo dei senatori democratici Angela Alsobrooks e Kirsten Gillibrand come mediatori imparziali nelle trattative sul testo.”

Visione della Camera

In una sessione separata della giornata, il presidente della Commissione Servizi Finanziari della Camera, French Hill, e il deputato Ritchie Torres hanno commentato il mancato superamento della procedura di chiusura sul testo del Clarity Act, sottolineando la persistenza della necessità di una regolamentazione chiara.

French Hill ha affermato:

“Il Clarity Act, a mio avviso, offriva certezza normativa sia rispetto al Howey test e alle questioni di raccolta fondi sia su come dovrebbero essere trattati gli sviluppatori di codice, e per questo ritengo che dobbiamo continuare a lavorare per approvarlo su base bipartisan, perché senza di esso non otterremo la certezza giuridica necessaria.”

Entrambi i rappresentanti hanno insistito sul fatto che il fallimento del voto in Senato non dovrebbe segnare la fine del percorso legislativo: al contrario, è stata auspicata una strategia per riformulare il testo o trovare soluzioni alternative che possano raccogliere consensi trasversali.

Il dibattito mette in evidenza il dilemma politico e tecnico: da un lato la richiesta di chiarezza per mercati e operatori, dall’altro la difficoltà di conciliare interessi contrastanti in un contesto dove aspetti come la protezione degli investitori, la responsabilità degli sviluppatori di software e la definizione di token come titoli restano aperti.

Implicazioni regolamentari e di mercato

Se il testo non dovesse essere riformulato e approvato, le incertezze normative potrebbero persistere a livello federale, inducendo società e investitori a operare in uno scenario di rischio normativo protratto. Al contrario, una norma chiara favorirebbe la stabilità normativa, una maggiore attrazione di capitale istituzionale e una definizione più netta dei confini legali per gli sviluppatori e gli operatori di mercato.

Per gli operatori europei e italiani, le evoluzioni negli Stati Uniti restano significative: una regolamentazione statunitense più definita potrebbe influenzare i flussi di capitale globali, le valutazioni dei token e le strategie di compliance adottate dalle imprese che operano anche sui mercati UE.

In sintesi

  • La battuta d’arresto del voto al Senato evidenzia il rischio di incertezza normativa prolungata, con potenziali ripercussioni sui prezzi e sulla disponibilità di capitali per progetti cripto.
  • Una norma chiara a livello federale negli Stati Uniti favorirebbe l’ingresso di investitori istituzionali, migliorando la liquidità e riducendo il rischio percepito da investimenti in token.
  • Per il contesto italiano ed europeo, la direzione presa dal legislatore statunitense può dettare standard di riferimento, spingendo le autorità locali ad accelerare o adattare i propri interventi normativi per proteggere consumatori e far crescere il mercato.


Author: Tony
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