Decreto imballaggi: il Senato approva il giro di vite sulla plastica monouso, cosa cambia

Dagli involucri per frutta e verdura agli imballaggi per bevande, fino ai cosmetici monodose utilizzati negli alberghi: il pacchetto contenuto nel decreto imballaggi introduce limitazioni mirate alla plastica usa e getta, entrate in vigore dall’8 agosto scorso. Le nuove regole collegano l’immissione sul mercato di specifici imballaggi monouso al requisito di biodegradabilità e compostabilità, con l’obiettivo di ridurre gli impatti ambientali e favorire un modello di economia circolare.

Le novità

L’iter per la conversione in legge del decreto, avviato dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri e la successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è proseguito con l’assegnazione del testo alla commissione Ambiente nella prima metà di settembre. La scadenza per l’approvazione definitiva alla Camera è fissata al 6 ottobre 2026, termine entro il quale potranno essere apportate modifiche o emendamenti.

Criteri più restrittivi

Il decreto innalza i requisiti per gli imballaggi di plastica monouso al momento della loro immissione sul mercato nazionale. Oltre a rispettare i formati e gli usi previsti dal regolamento europeo in vigore a partire da febbraio 2025, il Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR) richiede che tali imballaggi siano certificati da organismi accreditati come biodegradabili e compostabili secondo gli standard comunitari.

L’intento del Governo è allinearsi alla normativa dell’Unione Europea senza compromettere la competitività dell’industria nazionale: il testo prevede misure di sostegno per l’innovazione, per la transizione produttiva delle imprese e per la crescita del settore delle bioplastiche compostabili.

Prodotti interessati e obblighi

La normativa si applica a una gamma ampia di prodotti: imballaggi primari per alimenti (inclusi involucri per frutta e verdura), contenitori per bevande, packaging per servizi di ristorazione e fino a piccoli flaconi monouso impiegati in strutture ricettive. Per questi articoli è prevista la certificazione della compostabilità e, dove richiesto, l’adeguamento delle etichettature e dei materiali di imballo.

Le imprese dovranno rivolgersi ad organismi accreditati per ottenere le certificazioni richieste; il quadro normativo introduce inoltre obblighi di tracciabilità e controlli che saranno coordinati dalle autorità competenti, con possibili sanzioni in caso di non conformità.

Impatto industriale e opportunità

Per il tessuto produttivo italiano la transizione comporta sia criticità sia potenziali opportunità. Le aziende dovranno sostenere investimenti per adeguare linee produttive, ottenere certificazioni e riprogettare materiali e forniture. Questo processo potrebbe tradursi in costi iniziali e, nel breve termine, in aumenti dei prezzi al consumo.

Sul fronte positivo, la domanda di imballaggi compostabili potrebbe favorire l’innovazione tecnologica, la nascita di nicchie di mercato e l’attrazione di investimenti in ricerca e sviluppo. Le imprese italiane già attive nelle bioplastiche compostabili potrebbero rafforzare la loro posizione competitiva, anche sui mercati esteri, se riusciranno a garantire qualità e certificazioni riconosciute.

Ruolo delle istituzioni e controlli

Il monitoraggio dell’attuazione del decreto passerà attraverso diversi livelli istituzionali. Il Ministero della Transizione Ecologica, gli enti regionali e gli organismi di accreditamento tecnici sono chiamati a coordinare i controlli, definire le procedure di certificazione e promuovere la formazione per gli operatori della filiera.

In parallelo, è prevedibile che la normativa generi confronti tra legislatori e rappresentanti dell’industria su aspetti applicativi e tempistiche operative, con possibili aggiustamenti durante l’iter parlamentare alla Camera.

Prossime tappe

Le misure sono già operative dal punto di vista amministrativo, ma per acquisire piena efficacia normativa il decreto deve completare il percorso di conversione alla Camera. Nei mesi a venire sono attesi approfondimenti tecnici, audizioni di settore e possibili emendamenti che potrebbero chiarire disposizioni su certificazioni, transizione temporanea e strumenti di supporto alle imprese.

Il quadro europeo, con il PPWR come riferimento, rimane un elemento vincolante: qualsiasi intervento nazionale dovrà mantenere coerenza con le regole comunitarie per evitare contestazioni e favorire l’uniformità del mercato interno.

In sintesi

  • La normativa accelera la domanda di materiali compostabili, creando opportunità per chi investe in capacità produttive e certificazioni riconosciute a livello europeo.
  • Gli adeguamenti richiesti potrebbero tradursi in pressioni sui costi per le imprese e sui prezzi finali, rendendo strategici gli incentivi pubblici e la cooperazione tra filiere.
  • Per gli investitori si profila una fase di ristrutturazione settoriale: aziende orientate all’innovazione nelle bioplastiche compostabili potrebbero beneficiare di una crescita strutturale della domanda.
  • Il successo della misura dipenderà dalla capacità delle istituzioni di semplificare i percorsi di certificazione e di coordinare controlli efficaci senza appesantire eccessivamente le imprese italiane.


Author: Tony
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