Caro diesel, T&E: all’Europa costa 203 milioni al giorno. Per un pieno 30 euro in più

Il caro diesel costa all’Europa 203 milioni di euro in più ogni giorno. È la stima contenuta nel nuovo studio di Transport & Environment (T&E), secondo cui il continente è oggi l’area maggiormente esposta all’impennata dei prezzi del gasolio per l’elevata diffusione di motorizzazioni diesel.

Il conto si traduce, secondo l’organizzazione, in circa 30 euro in più per il pieno di un’auto diesel da 50 litri e in un aggravio medio superiore a 236 euro a settimana per un camion. Considerando l’intero trasporto stradale e non soltanto il diesel, T&E calcola costi aggiuntivi per circa 270 milioni di euro al giorno.

La stima dei 203 milioni rappresenta la media del sovrapprezzo sostenuto dall’inizio della crisi, precisa T&E, che nel calcolo non considera come riduzione del costo economico complessivo gli interventi sulle accise, poiché il minor gettito viene trasferito sui conti pubblici.

In Europa il 38% delle auto è diesel

Alla base della maggiore vulnerabilità europea c’è la struttura del parco circolante: il 38% delle auto nell’Unione europea è alimentato a diesel, una quota superiore a quella delle altre principali regioni economiche.

Il 30% del parco diesel europeo ha inoltre più di 15 anni, mentre la Francia concentra da sola quasi un quinto delle vetture diesel presenti nel continente.

Il problema non riguarda soltanto gli automobilisti. Nell’Unione europea il trasporto stradale assorbe circa il 77% dei consumi complessivi di diesel e gasolio, rendendo l’aumento del carburante particolarmente rilevante anche per il trasporto merci e, indirettamente, per i prezzi di beni e servizi.

Tensioni sui prodotti raffinati

Secondo l’analisi di T&E, il rincaro è legato non soltanto al prezzo elevato del greggio, ma anche alle tensioni sul mercato dei prodotti petroliferi raffinati.

Le difficoltà nell’offerta hanno ampliato il differenziale tra il costo del petrolio e quello del diesel raffinato, facendo crescere i margini della raffinazione. T&E collega questa dinamica alla crisi in Medio Oriente e alle interruzioni che hanno interessato alcune raffinerie russe.

La scelta, portata avanti per decenni, di puntare tutto sul diesel oggi si ritorce contro l’Europa. I prezzi alla pompa più alti mettono in difficoltà i consumatori, mentre il costo crescente dei trasporti ha ricadute immediate sul costo di molti altri beni e servizi”, afferma Andrea Boraschi, Direttore T&E Italia.

“È una beffa crudele che gli Stati Uniti, all’origine di questa crisi, siano il paese meno colpito, mentre l’economia europea ne paga ancora una volta le conseguenze. La soluzione però è chiara: ogni auto diesel che sostituiamo con un’elettrica significa mille litri di petrolio risparmiati l’anno”.

Otto compagnie, 7,5 miliardi di extraprofitti secondo T&E

La stessa organizzazione stima che otto grandi compagnie petrolifere abbiano realizzato nell’UE 7,5 miliardi di euro di extraprofitti nei primi sei mesi del 2026.

Le società considerate sono BP, Shell, TotalEnergies, Eni, Orlen, Repsol, OMV e Moeve.

Il dato richiede però una precisazione metodologica. T&E definisce “extraprofitti” la differenza tra l’utile netto adjusted realizzato da ciascuna compagnia nei trimestri del 2026 interessati dalla crisi e quello registrato negli stessi periodi del 2025.

Poiché i gruppi petroliferi possono contabilizzare gli utili in giurisdizioni differenti, T&E attribuisce poi una quota dei profitti all’UE sulla base della distribuzione geografica dei ricavi pubblicata dalle società. Si tratta quindi di una stima elaborata dall’organizzazione, non di una voce contabile riportata come tale nei bilanci delle compagnie.

Fino a Natale il sovrapprezzo varrebbe un incentivo da 2.000 euro

T&E mette anche a confronto il costo della crisi con quello di una possibile politica di rinnovo del parco auto.

Se l’attuale sovrapprezzo del diesel dovesse proseguire fino a Natale, la spesa aggiuntiva sostenuta nell’Unione europea sarebbe, secondo lo studio, equivalente alle risorse necessarie per riconoscere un incentivo da 2.000 euro per la rottamazione di ogni automobile diesel con più di 15 anni.

Nel breve periodo l’organizzazione indica inoltre alcune misure capaci, secondo le proprie elaborazioni basate sullo scenario centrale dell’International Energy Agency, di ridurre la domanda di diesel fino al 15%: diminuzione di 10 km/h dei limiti di velocità autostradali, guida più efficiente e maggiore ricorso al car sharing.

Il nodo delle accise in Italia

Sul fronte italiano, T&E critica la strategia basata sulla riduzione delle accise.

Dall’inizio del conflitto, questi interventi sono già costati allo Stato oltre 2 miliardi di euro. Sono misure tampone, che alleviano il sintomo senza affrontarne la vera causa, ovvero la nostra dipendenza dal diesel, e finiscono per scaricare il costo sui contribuenti”, afferma Boraschi.

Una cifra dello stesso ordine di grandezza compare anche in un resoconto della Commissione Finanze del Senato dello scorso giugno, nel quale l’onere delle riduzioni generalizzate delle accise adottate dalla metà di marzo veniva stimato in circa 2 miliardi di euro.

Per T&E la strada alternativa passa invece dal rinnovo del parco e dalla riduzione strutturale del consumo di carburanti fossili.

“Investire oggi in incentivi alla rottamazione e accelerare sull’elettrificazione significa invece ridurre strutturalmente questa dipendenza. E queste risorse possono essere recuperate cominciando col tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere”, conclude Boraschi.

Il quadro tracciato dallo studio è quindi soprattutto economico: un continente fortemente dipendente dal diesel trasferisce rapidamente uno shock sui prodotti raffinati dai distributori ai trasporti e, attraverso questi, al resto dell’economia, con un sovraccosto che T&E quantifica oggi in oltre 200 milioni di euro al giorno per il solo gasolio.