Sanatoria lavoratori 2020: 130mila nuovi regolari, 140 milioni incassati in cinque anni

Dl “Rilancio” 130/2020, varato durante la fase più acuta della pandemia per sostenere l’economia e gestire una massiccia domanda di interventi, ha introdotto la sanatoria 2020 per i lavoratori irregolari presenti in Italia. La procedura ha consentito, nel corso di cinque anni di gestione amministrativa con le Prefetture in prima linea, la trasformazione di una parte consistente delle domande presentate in contratti di lavoro e in permessi di soggiorno formali, con una prevalenza netta dei settori domestico e dell’assistenza.

I numeri disponibili indicano che, su oltre 220.000 istanze, circa 131.000 si sono tradotte in rapporti di lavoro e titoli di soggiorno, coprendo soprattutto posizioni di assistenza familiare e cura della persona. Sul piano fiscale e contributivo, la regolarizzazione ha generato entrate dirette per lo Stato stimate intorno ai 140 milioni di euro e una stima di nuovi contributi previdenziali pari a circa 228 milioni di euro l’anno, frutto dell’inclusione nel mercato del lavoro formale.

La campagna e il report che fotografano la regolarizzazione

La campagna “Ero Straniero” ha raccolto e analizzato dati aggiornati relativi alla sanatoria straordinaria, producendo il report intitolato “(Ir)Regolarità. Perché un nuovo paradigma è necessario”. Lo studio si basa su richieste di accesso agli atti indirizzate ai ministeri competenti e su un monitoraggio pluriennale che ha cercato di ricostruire gli esiti pratici della procedura e il funzionamento delle strutture che ne hanno gestito l’attuazione.

Efficacia delle politiche di controllo e rimpatrio

Dalla documentazione emerge inoltre una fotografia della cosiddetta irregolarità: alla fine del 2025 si stima la presenza di circa 339.000 persone straniere in condizione di soggiorno irregolare. Analogamente, i dati mostrano che i rimpatri rimangono limitati: nel 2025 si contano circa 6.772 rimpatri e, nel quinquennio 2020-2024, sono stati emessi 141.675 provvedimenti di espulsione ma realizzati solo 13.491 rimpatri effettivi, pari al 9,5% delle espulsioni.

Queste evidenze indicano che l’approccio basato su trattenimento e rimpatri ha un’efficacia contenuta nel ridurre l’irregolarità. Molti fattori alimentano la condizione irregolare: la perdita del titolo di soggiorno, lungaggini burocratiche, e la mancata trasformazione degli ingressi programmati per lavoro — ad esempio tramite il modello dei decreti flussi — in occupazione stabile e permessi corrispondenti.

Limiti e meriti della sanatoria straordinaria

La sanatoria del 2020 ha dimostrato di poter rimuovere una parte significativa dell’invisibilità lavorativa, soprattutto in settori caratterizzati da rapporti di lavoro informali come il lavoro domestico e l’assistenza, oltre a situazioni agricole radicate sul territorio. Tuttavia, lo studio sottolinea che le sanatorie restano risposte tampone: dal 2002 oltre un milione di persone sono state regolarizzate tramite procedimenti straordinari, ma il sistema normativo e procedurale non sempre previene il ritorno a condizioni di irregolarità.

La rigidità normativa e i ritardi amministrativi contribuiscono infatti a rigenerare bacini di irregolarità, rendendo le sanatorie strumenti ciclici anziché soluzioni strutturali. Questo modello ripetuto limita l’efficienza complessiva delle politiche migratorie e del mercato del lavoro, producendo costi sociali ed economici aggiuntivi.

Proposte per un approccio più strutturale

Il report propone un cambio di paradigma: combinare canali regolari e più veloci per l’ingresso e la stabilizzazione lavorativa, semplificare le procedure amministrative, investire nella digitalizzazione delle pratiche e rafforzare la capacità di incontro tra domanda e offerta di lavoro. Viene inoltre suggerita una riconsiderazione degli strumenti di controllo che privilegino la regolarizzazione e la tutela del lavoro rispetto all’unico ricorso alle espulsioni.

Misure di accompagnamento come corsi di formazione, riconoscimento delle competenze acquisite e politiche attive mirate alle professioni più richieste (ad esempio assistenza domiciliare e filiera agroalimentare) potrebbero ridurre il ricorso all’economia sommersa e migliorare le prospettive di integrazione socio-economica.

Implicazioni economiche e di mercato

Dal punto di vista economico, la regolarizzazione amplia la base imponibile e i contributi previdenziali, con effetti positivi per la sostenibilità dei conti pubblici nel medio termine. Al contempo, la formalizzazione dei rapporti di lavoro può comportare un aumento dei costi salariali per famiglie e imprese che dipendono da lavoro poco qualificato, spingendo verso una riorganizzazione dei servizi e una possibile rivalutazione delle tariffe per l’assistenza domestica e la produzione agricola.

Per gli investitori e gli attori del mercato del lavoro, la prevedibilità delle regole e la certezza della normativa rappresentano un elemento chiave: politiche stabili e percorsi di ingresso chiari riducono il rischio di contenziosi e di costi nascosti legati all’impiego irregolare. Inoltre, la riduzione dell’economia sommersa migliora la qualità statistica del mercato del lavoro, consentendo decisioni di investimento più informate.

Infine, adeguati strumenti di controllo e sistemi di compliance per le imprese favoriscono una concorrenza più leale, mentre interventi mirati a sostenere la transizione dei datori di lavoro verso contratti formali possono limitare gli effetti redistributivi negativi sulle famiglie più vulnerabili.

Conclusioni

La sanatoria del 2020 ha evidenziato sia i benefici immediati della regolarizzazione sia i limiti di una strategia basata su interventi straordinari e su misure di contenimento. Una politica migratoria efficace per il futuro richiede strumenti permanenti e procedure più snelle, capaci di garantire diritti, tutele e integrazione economica, riducendo al contempo i costi per lo Stato e per il sistema produttivo.

In sintesi

  • La stabilizzazione di lavoratori precedentemente irregolari migliora la sostenibilità fiscale a medio termine, ma richiede investimenti iniziali in digitalizzazione e snellimento amministrativo per essere replicabile ed efficiente.
  • I settori dipendenti da lavoro informale, come assistenza e agricoltura, dovranno prepararsi a una possibile crescita dei costi del lavoro; questo può incentivare innovazione organizzativa e l’adozione di modelli di servizio più professionali.
  • Per gli investitori, la previsibilità normativa e la riduzione dell’economia sommersa aumentano l’attrattività del mercato italiano; politiche stabili favoriscono decisioni di lungo periodo e diminuiscono il rischio operativo legato a pratiche occupazionali irregolari.
  • Una strategia che combini canali legali per il lavoro, formazione e politiche attive migliora il match tra domanda e offerta, riduce la pressione sui servizi sociali e contribuisce a una crescita economica più inclusiva.


Author: Tony
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