Food & Beverage, export italiano frena al +0,5%: Usa -10,8%, crescono Turchia e India
- 21 Settembre 2026
- Posted by: Francesca
- Categoria: Aziende, Economia, Editoriale
L’export italiano del Food & Beverage rallenta bruscamente nel primo semestre 2026. Dopo il +5,1% registrato nel 2025, le esportazioni crescono soltanto dello 0,5%, con forti differenze tra mercati e categorie di prodotto.
È quanto emerge dai nuovi dati dell’Osservatorio sui mercati internazionali del Food & Beverage realizzato da Nomisma per Italia del Gusto, presentati in occasione degli IDG Days 2026.
Nonostante la frenata, l’Italia resta tra i pochi grandi esportatori mondiali ancora in territorio positivo, dopo aver chiuso il 2025 con 59,3 miliardi di euro di esportazioni F&B e il sesto posto nella classifica internazionale.
Europa positiva, Stati Uniti a -10,8%
La geografia dell’export italiano sta però cambiando.
Nel primo semestre le vendite verso l’Unione Europea crescono dell’1,9%, con risultati positivi nei principali mercati: Germania +2,5%, Francia +1,9%, Spagna +2,7% e Polonia +2,5%.
La principale criticità arriva invece dagli Stati Uniti, dove l’export italiano di Food & Beverage arretra del 10,8%.
Il dato conferma le difficoltà già emerse sul mercato americano, che nel 2025 aveva rappresentato una delle principali eccezioni alla crescita internazionale del Made in Italy alimentare. In quell’anno, secondo Nomisma, l’export italiano complessivo F&B aveva raggiunto 59,3 miliardi di euro, con un aumento del 5,1%.
Turchia +19,3% e India +15%
A compensare almeno in parte la debolezza statunitense sono alcuni mercati a maggiore crescita.
La Turchia registra un aumento del 19,3%, seguita dall’India con +15%, dal Mercosur con +8% e dalla Corea del Sud con +6,4%.
I numeri rafforzano il tema della diversificazione geografica, già indicato da Nomisma come sempre più importante in un contesto internazionale caratterizzato da rallentamento dei consumi nei mercati maturi, tensioni commerciali e maggiore dinamismo delle economie emergenti.
Caffè +11%, crolla l’olio d’oliva
Anche tra le categorie di prodotto il quadro è fortemente differenziato.
Il caffè cresce dell’11,1% a valore, andamento ancora influenzato dagli elevati prezzi delle materie prime.
Segno positivo anche per i prodotti da forno, +2,2%, e per i formaggi, +2%.
Sul fronte opposto, l’olio d’oliva perde il 21,9%, il cioccolato arretra dell’8,3%, il vino del 6% e la pasta dell’1,1%.
Sul vino, il dato è coerente con la debolezza già rilevata da Nomisma nei primi mesi del 2026: nel primo quadrimestre le esportazioni italiane di vini Dop risultavano in calo del 6,2% a valore.
Un export sempre più a due velocità
La fotografia che emerge è quindi quella di un settore che mantiene una buona capacità di tenuta complessiva, ma con una crescita sempre più polarizzata.
Da una parte ci sono mercati europei ancora positivi e Paesi emergenti capaci di registrare incrementi a doppia cifra; dall’altra, gli Stati Uniti e alcune categorie storicamente centrali per il Made in Italy mostrano una contrazione significativa.
Il tema diventa quindi non soltanto aumentare le esportazioni, ma diversificare mercati, occasioni di consumo e categorie di prodotto, adattando il posizionamento dei marchi alle nuove dinamiche della domanda internazionale.
Gli IDG Days tra Gavi e Novi Ligure
È in questo scenario che si sono svolti il 17 e 18 settembre gli IDG Days 2026, appuntamento annuale di Italia del Gusto, ospitato quest’anno dal Gruppo Elah Dufour Novi tra Gavi e Novi Ligure.
Al centro della due giorni il tema “Il valore della storia e del territorio nella costruzione dell’immagine di marca”.
L’obiettivo è stato riflettere su come heritage, origine e competenze produttive possano continuare a rappresentare un vantaggio competitivo in mercati nei quali i consumatori chiedono sempre più qualità, praticità, trasparenza e capacità di rispondere a specifiche occasioni di consumo.
Il tema è stato ripreso anche da Italia del Gusto, che dopo gli incontri ha sottolineato come il Made in Italy debba trasformare la propria identità storica in un elemento capace di parlare ai consumatori contemporanei.
La convenienza non è più soltanto prezzo
Dal confronto è emerso inoltre un cambiamento nel concetto stesso di convenienza.
Il prezzo resta centrale, ma nella valutazione del consumatore entrano sempre di più anche tempo necessario per acquistare e preparare un prodotto, semplicità di utilizzo, possibilità di ridurre gli sprechi e qualità complessiva dell’esperienza.
Cresce parallelamente l’attenzione verso ingredienti comprensibili, qualità nutrizionale, origine e trasparenza.
Per le aziende alimentari la sfida diventa quindi combinare praticità e qualità, preservando allo stesso tempo una forte identità di marca.
Ponti: “Innovare senza perdere identità”
“La forza delle nostre imprese nasce da storie, territori e competenze costruite nel tempo, ma questo patrimonio deve continuare a parlare ai consumatori di oggi” – ha dichiarato Giacomo Ponti, Presidente di Italia del Gusto -. In una fase caratterizzata da mercati e categorie di prodotto che procedono a velocità diverse, la capacità di innovare senza perdere identità può rafforzare la competitività del Made in Italy alimentare sui mercati internazionali”.
Il punto è centrale soprattutto all’estero: l’origine italiana non rappresenta automaticamente un vantaggio, ma acquisisce valore quando viene associata a elementi riconoscibili come qualità della materia prima, competenza produttiva, gusto, affidabilità e differenziazione.
Repetto: “L’heritage deve costruire il futuro”
Il rapporto tra storia aziendale e capacità di innovazione assume un significato particolare per Elah Dufour Novi, gruppo che affonda le proprie radici nella tradizione dell’industria dolciaria italiana e che ha ospitato l’edizione 2026 degli IDG Days.
“Per un’azienda con una lunga storia, l’heritage non può essere soltanto qualcosa da celebrare: deve essere una base sulla quale continuare a costruire il futuro – ha sottolineato Guido Repetto, Presidente del Gruppo Elah Dufour Novi -. Il legame con il territorio e le competenze maturate nel tempo sono parte della nostra identità, ma acquistano valore quando riusciamo a renderli attuali attraverso i prodotti, l’innovazione e il dialogo con consumatori che continuano a cambiare”.
Made in Italy, l’origine deve diventare valore concreto
Il messaggio emerso dagli incontri è che storia e territorio restano asset importanti, ma non sono più sufficienti da soli.
Per sostenere la crescita internazionale, i marchi italiani devono riuscire a tradurre il proprio heritage in prodotti capaci di rispondere a nuove esigenze e nuovi stili di vita.
La sfida si fa ancora più rilevante in un 2026 in cui l’export F&B continua a crescere, ma soltanto dello 0,5%, e nel quale mercati e prodotti procedono a velocità molto diverse.
Per l’industria italiana, la partita sarà quindi trasformare autenticità, competenze e origine in innovazione e valore percepito, diversificando allo stesso tempo i mercati di sbocco per ridurre la dipendenza dalle aree oggi più deboli.