Le banche tradizionali puntano sulla moneta tokenizzata per le istituzioni, non per il grande pubblico
- 19 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Gli uffici tesoreria di grandi istituzioni si trovano oggi a gestire più infrastrutture parallele per lo stesso compito: trasferire e amministrare liquidità attraverso sistemi diversi a seconda del cliente e della soluzione tecnica utilizzata.
Jerald David di Lynq Network ha dichiarato:
“Un desk tesoreria può utilizzare un deposito tokenizzato per un cliente, un stablecoin regolamentato per un altro e un conto corrispondente tradizionale per un terzo. Si muovono per le stesse ragioni, ma su infrastrutture differenti. Ciò che i clienti non possono permettersi sono pool di liquidità separati bloccati in ogni rete a cui accedono, perché una liquidità inattiva frammentata su cinque reti crea cinque volte l’inefficienza di capitale rispetto alla liquidità inattiva concentrata in un unico luogo.”
Frammentazione della liquidità e impatto operativo
La frammentazione della liquidità rappresenta un costo reale: capitale vincolato, maggiori esigenze di funding e complessità operativa. Le grandi banche e le tesorerie corporate devono decidere se accettare pluralità di strumenti digitali o cercare soluzioni di interoperabilità che riducano il capitale inattivo.
Dal punto di vista operativo, conservare riserve separate per ogni rete aumenta i rischi di riconciliazione, complica la gestione del rischio di controparte e può determinare sprechi di capitale soprattutto in scenari di mercato volatili.
Depositi tokenizzati e stablecoin: differenze e vantaggi
Un elemento centrale del dibattito è la distinzione tra deposito tokenizzato e stablecoin. A differenza di quest’ultimo, il deposito tokenizzato resta una voce contabilmente riconducibile alla banca che lo ha emesso: può generare interessi, restare sotto la vigilanza del sistema bancario e, potenzialmente, essere programmato per compensare asset tokenizzati.
Questo modello pone interrogativi cruciali: le banche riusciranno a offrire benefici di rendimento e programmabilità mantenendo al contempo privacy, conformità normativa e controllo sulla titolarità del deposito?
Bhandari ha spiegato:
“A differenza degli emittenti di stablecoin, Monument detiene una licenza bancaria che le consente di pagare interessi sui depositi; l’intenzione è offrire conti di risparmio tokenizzati che producano rendimento.”
Privacy, interoperabilità e rischi di perdita dati
La scelta tra blockchain pubbliche e soluzioni permissioned introduce compromessi. Le catene pubbliche favoriscono trasparenza e resilienza, ma espongono dati di transazione che le banche non possono condividere per ragioni di riservatezza commerciale e normativa.
Fahmi Syed della Midnight Foundation ha affermato:
“Se crei una blockchain privata, come comunichi poi con un’altra blockchain privata? Devi ricorrere a un ponte o a un altro meccanismo e, a quel punto, si genera una perdita di dati.”
Lo stesso problema è stato riconosciuto da istituzioni come JPMorgan e Citibank, che hanno esplorato soluzioni ibride per conciliare sicurezza, privacy e interoperabilità senza compromettere il controllo sui dati dei clienti.
Implicazioni normative e scenari per il sistema finanziario
L’emergere di depositi tokenizzati pone questioni regolamentari: come classificare questi strumenti ai fini dei requisiti patrimoniali, della tutela dei depositanti e delle regole antiriciclaggio? Le autorità di vigilanza dovranno aggiornare linee guida e standard tecnici per integrare nuovi modelli di liquidità digitale.
Per il mercato italiano, l’introduzione di soluzioni tokenizzate potrebbe favorire l’efficienza nei pagamenti interbancari e nelle riconciliazioni tra corporate e banche, ma richiederà investimenti in infrastrutture e un coordinamento tra operatori privati e regolatori europei.
Prospettive tecnologiche e opportunità per gli investimenti
Dal punto di vista tecnologico, la vera innovazione sarà l’interoperabilità sicura: soluzioni che consentano scambi tra reti senza esporre dati sensibili, riducendo al contempo la necessità di liquidità duplicata. Ciò potrebbe generare nuove linee di business per fornitori di infrastrutture, software di riconciliazione e custodia digitale.
Per gli investitori, monitorare l’adozione normativa e i progetti pilota delle grandi banche sarà cruciale per valutare quali piattaforme e fornitori tecnologici potranno diventare standard di mercato e attrarre flussi di capitale.
In sintesi
- La frammentazione della liquidità aumenta i costi di capitale delle imprese e delle banche: soluzioni che riducono pool separati possono liberare risorse e migliorare redditività.
- L’evoluzione verso depositi tokenizzati apre spazio a prodotti di risparmio digitali con rendimento, ma richiede chiarezza normativa su capitale, protezione dei depositanti e compliance.
- Investire in infrastrutture di interoperabilità e in fornitori di soluzioni di custodia sicura può rivelarsi strategico per chi vuole sfruttare la transizione digitale nei pagamenti e nella tesoreria aziendale.
- Per il contesto italiano ed europeo, il ruolo delle autorità di vigilanza sarà determinante per stabilire regole uniformi che facilitino l’adozione senza compromettere privacy e stabilità finanziaria.