Napoli lancia un piano industriale per attrarre investimenti ad alto impatto

Vittorio Genna ha dichiarato:

“Serve un piano industriale pluriennale che punti sull’attrazione nel Mezzogiorno e a Napoli di investimenti nel settore manifatturiero e sul recupero dei giovani cervelli in fuga.”

La prima assemblea annuale dell’Unione industriali di Napoli ha visto la partecipazione, tra gli altri, del presidente di Confindustria Emanuele Orsini, del ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale Antonio Tajani, del presidente della Regione Campania Roberto Fico e del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi.

L’assemblea ha osservato un minuto di silenzio in memoria di Margherita Perretti, presidente della piccola industria della Basilicata.

Obiettivo dell’evento

Il congresso, intitolato “Tornare a crescere”, ha ribadito la richiesta degli industriali affinché le istituzioni a tutti i livelli lavorino in sinergia per accelerare il rilancio economico. Sullo sfondo delle discussioni sono stati richiamati dati sulle prospettive di sviluppo relative al Sud e al resto del Paese.

Vittorio Genna ha spiegato:

“Il Sud non parte da zero. In questi anni ha registrato una crescita superiore alla media nazionale. Tuttavia, senza politiche di coesione le tendenze potrebbero invertirsi: Svimez stima per il 2027 una crescita di appena lo 0,4% nel Sud e dello 0,5% nel Centro-Nord.”

Politica industriale e priorità per il Mezzogiorno

Genna ha richiamato l’attenzione sulla necessità di una politica industriale nazionale coerente con le sfide future, sottolineando il ruolo strategico del Mezzogiorno all’interno di un progetto di rilancio dell’intero sistema produttivo italiano.

Vittorio Genna ha sottolineato:

“Occorre sgombrare il campo da equivoci: il Sud non può essere confinato al ruolo di hub energetico. I data center e le pale eoliche hanno un’utilità strategica, ma da soli generano occupazione limitata. È necessario creare condizioni per rafforzare il tessuto manifatturiero, con investimenti che producano lavoro qualificato sia per i colletti bianchi sia per i colletti blu, anche in settori sensibili come il rafforzamento della difesa nazionale.”

Nel richiamare l’attenzione su Bruxelles e sugli strumenti europei disponibili, Genna ha invitato il Governo a promuovere misure nazionali in grado di valorizzare il potenziale produttivo meridionale e di sostenere progetti con forte impatto occupazionale.

Zes e attrazione di investimenti

Emanuele Orsini ha affermato:

“Il modello Zes Unica ha dimostrato di funzionare: oltre 1.400 domande, più di 9 miliardi di nuovi investimenti e circa 25.000 posti di lavoro. Auspico che non si intervenga sulle misure che stanno producendo risultati.”

Il tema delle Zes (Zone Economiche Speciali) è stato ripreso come strumento per attrarre capitali, semplificare procedure e creare un ambiente favorevole agli investimenti produttivi. Le Zes offrono incentivi fiscali e amministrativi che, se calibrati bene, possono accelerare la reindustrializzazione locale e favorire la concentrazione di filiere produttive.

Antonio Tajani ha annunciato nuove iniziative legate al programma Neapolis 2500, finalizzate a valorizzare la cultura partenopea a livello internazionale e a rafforzare le opportunità di promozione dell’area come polo attrattivo per investimenti esteri.

La discussione ha inoltre evidenziato la necessità di politiche integrate che combinino infrastrutture digitali, formazione tecnica e incentivi mirati per consolidare supply chain manifatturiere nel Sud, evitando che la crescita si limiti a infrastrutture a basso contenuto occupazionale.

Implicazioni per il mercato e il lavoro

La proposta degli industriali punta a orientare risorse pubbliche e private verso investimenti con alto moltiplicatore occupazionale. Ciò comporta un ripensamento delle priorità nella programmazione degli incentivi e nella valutazione dei progetti di investimento sul territorio.

Per rendere sostenibile il processo serve inoltre un coordinamento istituzionale tra amministrazioni locali, Regione e Governo, unitamente a un più efficace utilizzo delle risorse europee e dei fondi per la coesione.

In sintesi

  • Un piano industriale pluriennale per il Mezzogiorno può aumentare la domanda di beni intermedi e ampliare le opportunità per fornitori italiani, con effetti positivi sui mercati locali e sulle esportazioni.
  • La conferma del modello Zes come leva di policy suggerisce che gli investitori guardano a stabilità regolamentare e incentivi strutturali più che a misure episodiche.
  • Investimenti mirati nel manifatturiero e nella formazione tecnica riducono il rischio di disallineamento tra domanda di competenze e offerta di lavoro, migliorando la produttività territoriale e l’attrattività per capitali esteri.


Author: Tony
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