Azioni crypto crollano dopo il no del senato al Clarity Act, Coinbase scivola quasi del 9%

Le azioni legate alle criptovalute hanno registrato forti ribassi martedì pomeriggio dopo che il Senato degli Stati Uniti non è riuscito a far avanzare il Digital Asset Market Clarity Act, una battuta d’arresto significativa per un settore che per anni ha investito tempo e ingenti risorse nella ricerca di un quadro normativo chiaro.

Coinbase ha perso quasi il 9%, scendendo a circa 174,42 dollari, mentre l’emittente di stablecoin Circle è calata del 9,4% attestandosi intorno a 88,26 dollari. Anche Galaxy Digital ha registrato un -8% e Gemini circa un -7%.

Il ribasso ha travolto l’intero comparto: Robinhood è scesa di circa il 3%, Bullish di circa il 5% e eToro di circa il 4%, segnalando un sentimento negativo diffuso tra piattaforme e broker legati al mercato cripto.

Tra i miner, Riot Platforms ha perso circa il 5%, mentre MARA Holdings, CleanSpark, IREN e Core Scientific hanno riportato cali nell’ordine del 3-4%.

La votazione procedurale nel Senato si è chiusa con 49 favorevoli e 50 contrari, lontana dalla soglia dei 60 voti necessaria per far procedere il testo.

Il disegno di legge avrebbe definito criteri più chiari per la qualificazione delle diverse criptovalute e dei progetti blockchain negli Stati Uniti, oltre a conferire maggiori poteri alla Commodity Futures Trading Commission (CFTC) sui mercati spot delle criptovalute, spostando così l’asse regolamentare rispetto a un ruolo più ampio della Commissione per i Titoli (SEC).

La reazione dei mercati riflette il valore della certezza regolamentare: norme chiare riducono il rischio giuridico per exchange, emittenti e investitori istituzionali, mentre l’assenza di un accordo alimenta incertezza, volatilità e un premio al rischio che può frenare l’adozione su larga scala e l’ingresso di capitali più conservativi.

Dal punto di vista politico, il risultato evidenzia le divisioni presenti nel Senato e la difficoltà di tradurre il consenso tecnico in accordi legislativi; il settore delle criptovalute aveva spinto per anni con pressioni politiche e investimenti nei rapporti con i decisori, ma ora potrebbe orientarsi verso nuove strategie: iniziative legislative più ristrette, procedimenti regolatori da parte delle autorità competenti o ricorsi giudiziari per dirimere la competenza tra SEC e CFTC.

Per il contesto europeo e per gli investitori italiani, gli effetti si traducono in maggiore volatilità degli strumenti collegati alle società quotate attive nel settore cripto, possibili ricadute sulla liquidità dei fondi che espongono a questi titoli e in un incremento della necessità di coordinamento regolamentare transatlantico, fattore chiave per stabilire regole condivise su stablecoin, custodia e servizi di exchange.

In sintesi

  • La mancata approvazione del disegno di legge aumenta l’incertezza normativa e potrebbe prolungare la volatilità dei titoli crypto, con impatti sui portafogli che includono esposizioni dirette o fondi tematici.
  • Investitori istituzionali potrebbero rallentare nuove allocazioni fino a quando non emergerà una chiara attribuzione di competenze tra SEC e CFTC, limitando la domanda strutturale di capitale nel breve termine.
  • Per l’Italia e l’Europa, la vicenda sottolinea l’importanza di un approccio regolatorio coordinato: decisioni divergenti tra USA ed Europa potrebbero generare arbitraggio normativo e spostamenti di attività verso giurisdizioni meno restrittive.
  • Il calo delle società legate al mining e agli exchange evidenzia come questioni energetiche, costi operativi e incertezza regolatoria continuino a essere fattori chiave nella valutazione del rischio settoriale per gli investitori.


Author: Tony
Redazione Finanza Flash. Notizie di finanza, mercati, borsa e macroeconomia in tempo reale. Aggiornamenti su investimenti, banche, BCE ed economia italiana.