Cbam e concorrenza sleale: la manifattura europea si ribella all’Ue

Centinaia di rappresentanti dell’industria manifatturiera europea si sono radunati a Bruxelles davanti al Berlaymont, sede della Commissione europea, per la manifestazione denominata “European convoy for industrial competitiveness”. L’iniziativa, promossa da Eurometal — l’associazione che riunisce imprese della distribuzione, trasformazione e produzione dell’acciaio — è partita dalla rotonda di Schuman e ha raggiunto i palazzi dell’esecutivo comunitario con un convoglio simbolico.

Dieci autocarri hanno trasportato simbolicamente delle bare vuote per rappresentare la capacità produttiva e il know‑how che, secondo gli organizzatori, l’Europa rischia di perdere. All’arrivo i manifestanti hanno prolungato il segnale sonoro dei clacson per alcuni minuti, attirando l’attenzione sui timori del settore.

Motivazioni della protesta

Alexander Julius, presidente di Eurometal, ha spiegato che i produttori europei sopportano già costi significativi legati alle emissioni di carbonio, alle misure di difesa commerciale e ai dazi, mentre molti beni importati accedono al mercato dell’Unione senza obblighi equivalenti. Per questa ragione gli industriali chiedono regole di concorrenza omogenee, non necessariamente sussidi diretti.

Franco Felisa, amministratore delegato di Trancerie Emiliane e presidente di Esn, ha affermato:

«Non chiediamo aiuti, sgravi fiscali o finanziamenti: chiediamo regole chiare che ci consentano di competere a livello globale, cominciando dal mercato europeo.»

Il nodo CBAM e la filiera

All’evento ha partecipato anche l’eurodeputata di Fratelli d’Italia Elena Donazzan, vicepresidente della commissione Itre del Parlamento europeo, che ha posto l’accento sul ruolo del Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) nel proteggere la produzione interna.

Elena Donazzan ha sottolineato:

«Il CBAM oggi tutela principalmente l’acciaio primario, ma lascia scoperte le produzioni a valle della filiera, da cui dipendono circa 13,6 milioni di posti di lavoro nel comparto collegato all’acciaio. Vi sono differenziali di prezzo significativi — fino all’80% tra un semilavorato cinese e il corrispondente europeo — che mettono a rischio interi segmenti produttivi.»

La richiesta degli industriali è di estendere la portata del CBAM all’intera catena del valore e di introdurre criteri di Made in Europe che determinino l’accesso preferenziale al mercato comunitario, evitando però il ricorso a sussidi diretti. Questo approccio punta a combinare protezione degli operatori nazionali e rispetto delle regole internazionali sul commercio.

Conseguenze economiche e quadro regolatorio

Estendere il CBAM alla filiera significherebbe aumentare la complessità delle verifiche di origine e delle valutazioni dell’impronta carbonica dei prodotti importati. Sul fronte normativo ciò richiede strumenti di monitoraggio robusti, accordi di equivalenza con partner commerciali e attenzione alle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio per evitare contestazioni.

Per l’industria italiana, fortemente integrata nelle catene europee dell’acciaio e dei semilavorati, una maggiore certezza regolatoria potrebbe favorire investimenti in tecnologie a basse emissioni, ma tempi di adeguamento e costi di conformità potrebbero pesare sulle imprese più piccole. Gli investitori guarderanno con attenzione alla capacità dell’Unione di tradurre le proposte in norme applicabili e prevedibili.

Sul piano politico, la richiesta degli industriali solleva questioni sull’equilibrio tra protezione della produzione interna e impegni commerciali internazionali, oltre a spingere le istituzioni europee verso valutazioni di impatto che includano occupazione, competitività e transizione verde.

Possibili sviluppi e alternative

Tra le opzioni praticabili vi sono l’ampliamento graduale della lista di prodotti coperti dal CBAM, l’introduzione di standard condivisi per il calcolo delle emissioni incorporate e incentivi mirati per la decarbonizzazione delle filiere. In parallelo potrebbero essere rafforzate le misure anti‑dumping e gli strumenti europei per sostenere l’innovazione tecnologica nel settore metallurgico.

Qualunque scelta richiederà un intenso confronto tra Commissione, Parlamento e Stati membri per bilanciare la tutela della competitività con il rispetto degli impegni climatici e delle regole del commercio internazionale.

In sintesi

  • Un’estensione del CBAM all’intera filiera potrebbe ridurre la pressione competitiva sugli operatori europei, ma aumenterebbe i costi di compliance e richiederebbe infrastrutture di monitoraggio più sofisticate.
  • Per gli investitori italiani il principale indicatore sarà la chiarezza regolatoria: norme stabili favoriscono investimenti in decarbonizzazione, mentre incertezza può rallentare progetti infrastrutturali e tecnologici.
  • L’adozione di criteri di Made in Europe potrebbe rafforzare le catene del valore nazionali, ma va calibrata per evitare tensioni commerciali e tutelare l’accesso a materie prime critiche.


Author: Tony
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