Sfida a Salvini: nasce il sito degli ex leghisti per convocare il congresso della Lega Nord
- 7 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Con la pubblicazione del sito comitatofederale.org prende forma la sfida promossa da un gruppo di ex parlamentari e ex segretari provinciali della Lega Nord per convocare un nuovo congresso federale con l’obiettivo di riaffermare la vocazione indipendentista della Padania e reclamare il controllo del simbolo storico del partito, Alberto da Giussano.
L’operazione è orchestrata dall’ex deputato della Lega, Gianluca Pini, che si contrappone all’attuale gestione del vecchio movimento, affidata in regime di commissariamento al deputato salviniano Igor Iezzi, e punta a riaprire i ranghi della struttura storica del partito.
Gianluca Pini ha spiegato:
“Avevamo già raccolto quasi 300 firme alla vecchia maniera, ma ora abbiamo deciso di completare tutti i passaggi formali necessari e da oggi pomeriggio il sito è online. Si tratta di poter esercitare il diritto di fare politica nel movimento a cui abbiamo sempre aderito, la Lega Nord, senza che questo venga ostacolato da scelte che non rispecchiano l’interesse del partito.”
Le due leghe
Nel panorama politico attuale convivono due entità legate al marchio originario: la Lega per Salvini Premier, la formazione attiva nella politica nazionale, e la Lega Nord storica, entrata in uno stato di attività ridotta ma ancora titolare del simbolo con Alberto da Giussano. Entrambe hanno sede in via Bellerio, ma la prima è stata di fatto il veicolo principale dell’attività politica sotto la leadership di Matteo Salvini, mentre la vecchia struttura è stata relegata a ruolo residuale e finanziariamente coinvolta nella vicenda dei rimborsi elettorali per circa 49 milioni riconducibili alla gestione dell’epoca di Umberto Bossi.
La gestione commissariale
L’ultimo congresso della Lega Nord risale al 2019 a Milano, quando venne sancita la coesistenza tra le due articolazioni del movimento e trasferita la gran parte dell’attività politica alla formazione guidata da Salvini. Da allora la vecchia struttura è stata posta sotto commissariamento, risultando di fatto inattiva, pur mantenendo diritti sul simbolo e su una parte del patrimonio associativo. Molti militanti conservano la doppia tessera, elemento che rende rilevante la possibilità di riaprire un dibattito interno e rinnovare organi e vertici con un congresso vero e proprio.
La battaglia per la convocazione del Congresso
Secondo lo statuto dell’associazione il Congresso federale è l’organo rappresentativo di tutti gli iscritti e dovrebbe essere convocato ordinariamente ogni cinque anni. I promotori dell’iniziativa sostengono che il termine previsto sia ormai ampiamente superato e puntano ad avvalersi del Codice civile, in particolare dell’articolo 20, che consente a una quota qualificata di associati di chiedere la convocazione dell’assemblea quando gli amministratori non provvedono.
La norma stabilisce che una richiesta motivata firmata da almeno un decimo degli associati può far scattare l’obbligo di convocazione, e che, in caso di inerzia degli organi dirigenti, il presidente del tribunale può ordinare la riunione. Questo meccanismo trasforma la raccolta firme in un passaggio potenzialmente decisivo e, se necessario, in una contestazione di ordine giuridico.
Le firme necessarie
Il nodo operativo è stabilire il numero effettivo di soci ordinari attivi disposti a sottoscrivere la richiesta: il dato non è pubblico e il quorum necessario dipende da quanti iscritti risultano oggi nelle liste del vecchio movimento. I promotori stanno lavorando per quantificare queste adesioni e verificare la sostenibilità dell’iniziativa.
Gianluca Pini ha specificato:
“Le sottoscrizioni sono senza alcun costo e garantite nell’anonimato: i nominativi non saranno resi pubblici né divulgati a terzi, ma utilizzati unicamente per formalizzare la richiesta di celebrazione del Congresso; è un passaggio necessario per respingere la lunga e fallimentare esperienza della gestione attuale.”
Implicazioni politiche e istituzionali
La riattivazione della Lega Nord sotto forma di congresso federale avrebbe conseguenze sia politiche sia amministrative: potrebbe determinare la riorganizzazione dei quadri dirigenti, la richiesta di chiarimenti su gestioni patrimoniali passate e l’eventuale revisione delle intese sullo sfruttamento del simbolo da parte della Lega per Salvini Premier. Sul piano istituzionale, l’azione potrebbe innescare ricorsi civili e amministrativi, con riflessi su contenziosi già aperti e su rapporti con gli enti finanziatori e con gli elettori che continuano a destinare il proprio 2 per mille alla struttura.
Per il quadro politico nazionale, una scissione formale o il ritorno all’attività autonoma del vecchio movimento potrebbe ridisegnare le alleanze locali e incidere sulla capacità elettorale nelle amministrative, dove sezioni e dirigenti locali svolgono un ruolo decisivo nella mobilitazione degli elettori.
Prospettive e scenari
Se la raccolta firme raggiungesse il quorum e il tribunale fosse chiamato a intervenire, il procedimento potrebbe durare mesi e aprire una fase di incertezza amministrativa per l’uso del simbolo e per la gestione delle risorse. Alternativamente, un accordo tra i contendenti potrebbe sanare la disputa, ma richiederebbe concessioni politiche che al momento non appaiono facili da negoziare.
In sintesi
- La riapertura del dibattito sulla Lega Nord introduce un elemento di incertezza politica che potrebbe influenzare i mercati locali e il sentiment degli investitori interessati alla stabilità istituzionale nelle regioni tradizionalmente sotto l’influenza del partito.
- Una disputa prolungata sul simbolo e sul controllo del movimento potrebbe complicare la governance delle risorse associative, aumentando il rischio legale e i costi amministrativi per eventuali partner o fornitori con contratti in essere.
- Per gli investitori istituzionali e gli operatori di mercato italiani, il riemergere di tensioni interne in un importante soggetto politico sottolinea la necessità di monitorare i rischi politici nelle aree dove il partito è rilevante, dato che le politiche locali condizionate dal cambiamento dei quadri dirigenti possono avere impatti economici tangibili.