Nuova sfida a Salvini: gli ex rispolverano la Lega Nord e danno vita al comitato per il congresso
- 1 Settembre 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Un nuovo fronte interno si è aperto per Matteo Salvini: un gruppo di ex parlamentari e di segretari provinciali ha costituito il Comitato per la convocazione del congresso federale con l’obiettivo di riprendere il controllo della vecchia Lega Nord.
I promotori dell’iniziativa includono tra gli altri Gianluca Pini, ex deputato della Lega per Forlì, che figura tra i fondatori del comitato nato nel capoluogo romagnolo. Da tempo questi militanti chiedono la celebrazione del congresso federale della Lega Nord, oggi sostanzialmente messa in sonno dopo la registrazione, il 14 dicembre 2017, della Lega per Salvini premier.
La richiesta del congresso
La scelta del comitato è motivata anche dalla contingenza legata alla cosiddetta «bad company» utilizzata per far fronte al rimborso di circa 49 milioni di euro riferiti alla gestione di Umberto Bossi, somme che i magistrati hanno giudicato derivanti da rimborsi elettorali irregolari e che la formazione è chiamata a restituire allo Stato. I promotori intendono così «sbloccare» il simbolo e la struttura della vecchia organizzazione.
Secondo gli aderenti, l’obiettivo pratico sarebbe quello di sottrarre la gestione della Lega Nord al commissario attualmente designato, Igor Iezzi, considerato un fedelissimo di Salvini, e di riattivare il partito storico come organismo autonomo rispetto alla costola registrata nel 2017.
Il quadro delle adesioni
Resta incerta la portata delle adesioni all’iniziativa fra i vertici «nordisti» che mostrano riserve sulla linea del segretario. Nel novero di potenziali alleati sono citati i presidenti regionali Attilio Fontana (Lombardia), Massimiliano Fedriga (Friuli-Venezia Giulia), Maurizio Fugatti (Provincia di Trento), l’ex presidente del Veneto Luca Zaia e il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. Questo fronte ha richiesto una gestione più collegiale del partito e sta lavorando alla costituzione di un’associazione culturale nordista che opererebbe come corrente interna alla formazione guidata da Salvini.
Attilio Fontana ha affermato:
“Ho sentito anch’io di questa iniziativa, ma non c’entra assolutamente niente con il percorso che stiamo portando avanti con Salvini. Cerchiamo di far combaciare le agende; domenica speriamo di festeggiare insieme il Gran Premio e vedremo poi gli sviluppi.”
Obiettivi e strategie del comitato
La questione centrale riguarda il controllo del simbolo elettorale, cioè la figura di Alberto da Giussano, che resta di proprietà della Lega Nord e il cui utilizzo è stato concesso alla Lega per Salvini premier. Secondo i promotori, l’apertura del congresso permetterebbe di «scongelare» il vecchio partito e ridiscutere la titolarità e l’uso del simbolo nelle campagne elettorali.
Gianluca Pini ha spiegato:
“Il nostro comitato nasce per ottenere la convocazione del congresso federale della Lega Nord, per sbloccare il simbolo e scongelare il vecchio partito. In tre giorni abbiamo già raccolto circa un centinaio di firme: sono semplici militanti provenienti da tutto il Nord. Non è un’operazione nostalgica, ma riteniamo che siano stati calpestati il regolamento e lo statuto della Lega Nord. Se non convocheranno il congresso, valuteremo azioni legali.”
La mobilitazione punta dunque sia a ricostruire spazi decisionali interni sia a mettere pressione su chi oggi controlla gli strumenti giuridici e amministrativi del partito. La minaccia di ricorsi legali indica che la disputa potrebbe spostarsi rapidamente nei tribunali interni o civili, con effetti prolungati sulla governance del movimento.
Rischi politici e implicazioni pratiche
Dal punto di vista politico, la riapertura di questo confronto interno può riequilibrare rapporti di forza già tesi: una presa di posizione netta dei governatori «nordisti» o la creazione di una corrente organizzata dentro la Lega potrebbe erodere la capacità del segretario di presentarsi unito in vista di appuntamenti elettorali nazionali e locali. Allo stesso tempo, la disputa sul simbolo e sulla proprietà del partito rischia di generare incertezza tra elettori, donatori e interlocutori istituzionali.
Sul piano pratico, l’individuazione delle norme statutarie relative alla convocazione del congresso, alla rappresentanza dei delegati e alla competenza del commissario sarà determinante: eventuali ricorsi richiederanno interpretazioni giuridiche e potrebbero rallentare qualsiasi decisione operativa, con potenziali ripercussioni sull’organizzazione territoriale e sulla raccolta fondi.
In assenza di una soluzione condivisa, la controversia rischia di protrarsi e contribuire a frammentare l’elettorato di centrodestra al Nord, con possibili effetti anche sulla gestione di politiche regionali e sulla percezione internazionale della stabilità della coalizione.
In sintesi
- L’apertura del conflitto interno alla Lega aumenta il rischio di instabilità politica, che può tradursi in maggiore volatilità nei mercati nazionali e in un peggioramento del sentiment degli investitori interessati all’Italia.
- Una contestazione del controllo del simbolo e della struttura potrebbe complicare la raccolta fondi e le strategie elettorali, con conseguenze sulle capacità di finanziamento e comunicazione del partito a livello locale e nazionale.
- Se la disputa dovesse approdare in sedi giudiziarie o portare a una scissione de facto, l’incertezza politica potrebbe influire sui programmi regionali di spesa e sulle relazioni con imprese locali che operano in settori sensibili alla governance regionale.
- Per gli investitori istituzionali e i mercati, la capacità della coalizione di risolvere internamente la contesa sarà un indicatore chiave della stabilità politica italiana nei prossimi mesi.