Valorizzare il capitale umano: un fisco su misura per i giovani
- 28 Agosto 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Ora riparte il confronto sulla Legge di Bilancio 2027 e, per evitare decisioni spot, è necessario considerare alcuni dati di base sul capitale umano e il mercato del lavoro.
Secondo Istat (studio «Giovani e mercato del lavoro – Anno 2024», presentato a maggio 2026), i giovani residenti in Italia nella fascia 20-34 anni sono poco più di 9 milioni: il 17,5% possiede al massimo un titolo secondario inferiore, il 57,5% ha un diploma di scuola secondaria superiore e il 25,1% ha un titolo di istruzione terziaria.
Il divario rispetto alla media dell’Unione europea è rilevante: la quota di laureati tra i giovani italiani risulta inferiore di circa 11,3 punti percentuali. Il livello di istruzione incide fortemente sui risultati occupazionali.
Il tasso di occupazione per i 20-34enni con al più un titolo secondario inferiore è intorno al 56,2%, sale al 71,1% tra chi ha un diploma e raggiunge l’82,2% tra i laureati: la correlazione tra istruzione e occupazione è netta e costante.
I giovani con basso livello di istruzione mostrano inoltre una maggiore propensione all’inattività: il tasso di inattività è del 32,2% contro il 19,8% dei diplomati e l’11,4% dei laureati. Anche il tasso di disoccupazione decresce con il livello di istruzione (17,1% per chi ha titolo inferiore, 11,3% per i diplomati, 7,2% per i laureati).
Queste caratteristiche si innestano su un fenomeno demografico più ampio: l’invecchiamento della popolazione e l’aumento dell’età media dei lavoratori, con dinamiche particolarmente marcate tra gli autonomi.
Confprofessioni, nell’indagine «Generazioni a confronto tra demografia e redditi» presentata il 7 luglio, mette in evidenza anche uno spostamento dei redditi lungo il ciclo di vita.
Marco Natali ha dichiarato:
“La fascia 25-34 anni passa dal 97% del reddito medio nel 1987 al 78% nel 2022. Il picco reddituale si sposta dalla classe 45-54 anni alla classe 55-64 anni.”
Lo slittamento del raggiungimento di redditi più elevati verso età più avanzate è particolarmente evidente tra chi svolge attività autonoma: la retribuzione significativa arriva più tardi, con implicazioni su risparmio, investimento e pianificazione pensionistica.
In questo quadro, il regime forfettario per le partite Iva (aliquota sostitutiva del 15% fino a 85.000 euro di ricavi o compensi, aliquota del 5% per i primi cinque anni di attività, soglia di 20.000 euro per le spese di lavoro dipendente) rappresenta un incentivo fiscale semplificato ma presenta criticità.
Come evidenziato anche nel Country report della Commissione europea, soglie e condizioni per l’accesso e la permanenza possono produrre effetti distorsivi: alcuni contribuenti potrebbero limitare intenzionalmente la crescita dell’attività per non perdere l’agevolazione, ricorrendo a pratiche come il rinvio delle fatture o la riorganizzazione artificiosa del lavoro.
Queste dinamiche rischiano di frenare investimenti, aggregazione imprenditoriale e occupazione stabile: il vincolo sul numero di dipendenti, in particolare, rende il regime poco compatibile con forme collettive d’impresa e con processi di sviluppo dimensionale.
Dal punto di vista delle politiche, il problema richiede un bilanciamento tra la semplicità amministrativa per i piccoli contribuenti e gli incentivi alla crescita: soluzioni possibili includono una fase di uscita graduale dalle agevolazioni, soglie differenziate per tipologie di attività e strumenti mirati per favorire l’assunzione e gli investimenti nelle prime fasi di sviluppo.
Forse anche a causa di questi vincoli strutturali, continua il flusso dei giovani verso l’estero: nel 2024 si è registrato un picco di 141.000 partenze e nel 2025 i trasferimenti sono stati 109.000, secondo il rapporto «Migrazioni interne e internazionali della popolazione residente» pubblicato da Istat.
Il fenomeno dell’emigrazione giovanile, unito alla bassa propensione alla crescita delle microattività, solleva interrogativi sulla capacità del sistema-paese di trattenere talenti e sul potenziale di crescita produttiva nel medio termine.
Per ridurre il rischio di perdita di capitale umano e incentivare investimenti privati servono politiche integrate: rafforzamento dell’istruzione terziaria e delle competenze professionali, incentivi fiscali con meccanismi anti-cliff, e misure che facilitino la transizione dalle attività individuali a forme organizzate e collaborative.
In sintesi
- Un miglioramento dell’istruzione terziaria e politiche attive del lavoro potrebbero aumentare il tasso di occupazione giovanile, con effetti positivi sulla domanda interna e sulla stabilità fiscale nel medio periodo.
- Rivedere il regime forfettario con meccanismi di uscita graduale e soglie più adattive ridurrebbe le distorsioni che scoraggiano crescita aziendale e investimenti produttivi.
- L’invecchiamento degli occupati e lo slittamento del picco reddituale suggeriscono la necessità di strumenti finanziari e previdenziali che favoriscano risparmio e investimento tra i lavoratori più giovani e autonomi.
- Frenare la fuga di giovani competenti richiede incentivi mirati all’innovazione e alla creazione di impresa, oltre a servizi pubblici e infrastrutture che rendano sostenibile la vita professionale nel territorio nazionale.