Confartigianato, Marco Granelli: le imprese italiane più esposte al calo dell’export verso il Medio Oriente

Le imprese italiane stanno subendo l’impatto più rilevante in Europa della contrazione dell’export verso il Medio Oriente nei primi quattro mesi della guerra nel Golfo. Tra marzo e giugno 2026, le esportazioni italiane verso l’area sono diminuite di 2,2 miliardi di euro, con una flessione del 22,7% su base annua.

A evidenziarlo è un’analisi di Confartigianato sull’impatto del conflitto Usa-Iran sulle aziende italiane. Complessivamente, l’export nazionale verso i mercati mediorientali vale 26,4 miliardi di euro.

La contrazione registrata dall’Italia rappresenta il 46,1% dei 4,7 miliardi di euro di minori esportazioni dell’Unione europea verso i Paesi del Medio Oriente nel periodo marzo-giugno. Nel complesso, l’export dell’Ue nell’area ha registrato una diminuzione dell’8,7%.

Italia prima in Europa per perdita di export

Secondo l’analisi di Confartigianato, nessun altro grande Paese europeo ha registrato una perdita delle esportazioni verso il Medio Oriente paragonabile a quella italiana.

Dopo l’Italia si posiziona la Spagna, con 802 milioni di euro di minori vendite, seguita dalla Germania, che registra una diminuzione di 640 milioni.

Differente l’andamento della Francia, che tra le principali economie europee mostra una sostanziale tenuta delle esportazioni verso l’area, con un lieve incremento dello 0,3%.

I numeri evidenziano quindi una maggiore esposizione dell’Italia alle conseguenze commerciali del conflitto, con effetti che interessano in modo particolare alcune delle filiere caratteristiche del sistema produttivo nazionale.

Emirati Arabi Uniti e Kuwait guidano la contrazione

La maggiore perdita per l’export italiano riguarda gli Emirati Arabi Uniti, dove nei primi quattro mesi di guerra le vendite sono diminuite di 879 milioni di euro, corrispondenti a una flessione del 27,3%.

Segue il Kuwait, con una contrazione particolarmente pronunciata: 649 milioni di euro in meno, pari al -73,6%.

In Qatar la riduzione raggiunge 345 milioni di euro, con un calo del 52,2%, mentre l’Iraq registra 129 milioni in meno e una flessione del 40,7%.

Le esportazioni verso l’Iran diminuiscono di 70 milioni di euro, pari al 52,6%, mentre in Bahrain la contrazione raggiunge 55 milioni, con un calo del 51,2%.

Moda e piccole imprese tra le più colpite

L’impatto assume particolare rilevanza per i comparti manifatturieri caratterizzati da una forte presenza di micro e piccole imprese.

Secondo Confartigianato, alimentare, moda, legno-arredo, metallo, gioielleria e occhialeria generano complessivamente 7,7 miliardi di euro di esportazioni verso il Medio Oriente. Nei mesi interessati dal conflitto, le vendite di questi settori sono diminuite del 17,3%.

La moda risulta il comparto maggiormente penalizzato, con una contrazione complessiva del 33,7%.

Ancora più marcata è la diminuzione per pelletteria e prodotti in pelle, dove l’export registra un calo del 44,1%.

Macchinari, mobili e gioielleria in difficoltà

Il rallentamento interessa anche il settore dei macchinari, indicato come la principale voce dell’export italiano nell’area mediorientale. Le vendite del comparto sono diminuite del 18,6%.

Il settore dei mobili registra invece una contrazione del 14,4%, mentre la gioielleria scende del 14,9%.

Più contenuta, ma comunque significativa, la diminuzione registrata dal comparto alimentare, con un calo del 7,7%.

L’impatto del conflitto si distribuisce quindi tra comparti differenti, coinvolgendo sia produzioni industriali sia filiere nelle quali artigiani, microimprese e piccole aziende rivestono un ruolo particolarmente importante.

Veneto prima regione per calo dell’export

A livello territoriale, la regione che registra la contrazione più marcata delle esportazioni verso il Medio Oriente è il Veneto, con una diminuzione del 26,3%.

Seguono l’Emilia-Romagna, con un calo del 12,9%, la Lombardia, con il 9,1%, e la Toscana, dove la flessione si attesta al 3%.

Anche l’analisi provinciale mostra differenze significative. Bergamo registra una diminuzione del 27,5%, seguita da Vicenza con il 25,9%, Milano con il 15,5% e Firenze con il 6,5%.

Marco Granelli: diversificare i mercati di destinazione

Per Marco Granelli, Presidente di Confartigianato, gli effetti del conflitto non si limitano all’andamento delle esportazioni, ma si combinano con l’aumento dei costi energetici e con le difficoltà che interessano soprattutto le aziende di dimensioni più contenute.

“Gli effetti della guerra nel Golfo si stanno moltiplicando” ha dichiarato. “Le nostre imprese non subiscono soltanto l’aumento dei costi energetici. Il calo dell’export verso il Medio Oriente è particolarmente preoccupante perché coinvolge filiere con una forte presenza di artigiani e micro e piccole aziende. Oltre a misure per attenuare l’impatto dei rincari energetici, è più che mai necessario rafforzare le condizioni che permettono ai nostri imprenditori, soprattutto quelle di minori dimensioni, di continuare a esportare, anche diversificando i mercati di destinazione, investire e competere a livello mondiale”.