La maggior parte degli americani giudica rischiose le criptovalute nei piani pensionistici

Il National Institute on Retirement Security segnala che oltre tre quarti degli americani giudicano rischiosa l’inclusione della crypto nei piani pensionistici offerti dal datore di lavoro: il 77% la considera rischiosa, di cui il 46% la ritiene «molto rischiosa», e il 53% si oppone all’idea che i datori di lavoro propongano la crypto come opzione d’investimento.

Il sondaggio evidenzia inoltre una crescente preoccupazione per la tenuta dei risparmi pensionistici negli Stati Uniti: l’80% degli intervistati ritiene che il Paese affronti una crisi pensionistica, contro il 67% registrato nel 2020, mentre il 61% teme di non riuscire a raggiungere una sicurezza finanziaria adeguata in età pensionabile.

Le difficoltà legate alla capacità di risparmio emergono chiaramente: il 68% dichiara che è diventato più complicato prepararsi per la pensione e il 77% afferma che il debito impedisce loro di accumulare risparmi sufficienti per il futuro.

Dettagli del sondaggio

Il sondaggio è stato condotto da Greenwald Research tra il 24 ottobre e il 14 novembre 2025 su un campione di 1.203 cittadini statunitensi di età pari o superiore a 25 anni; i risultati sono stati ponderati per età, genere e reddito per migliorare la rappresentatività.

Perché la crypto è vista come rischiosa

La diffidenza verso la crypto nelle linee d’investimento pensionistiche riflette preoccupazioni su volatilità, liquidità e difficoltà di valutazione di questi strumenti. I risparmiatori e i fiduciari dei piani temono che fluttuazioni brusche dei prezzi possano compromettere il patrimonio destinato alla pensione, soprattutto per chi non ha orizzonti temporali molto ampi o mancanza di competenze tecniche per valutare questi asset.

In aggiunta, la percezione di protezioni regolamentari insufficienti alimenta il sospetto che l’esposizione a strumenti digitali possa esporre i partecipanti ai piani a rischi legali e operativi difficili da gestire per gli amministratori di fondi.

Cambiamenti normativi negli Stati Uniti

Nonostante lo scetticismo pubblico, l’amministrazione federale e i regolatori hanno mosso passi concreti per ampliare l’accesso ad asset alternativi nei piani pensionistici a contribuzione definita. A maggio 2025 il Department of Labor ha ritirato una precedente direttiva che invitava i fiduciari dei piani 401(k) a esercitare «estrema cautela» verso gli investimenti in criptovalute, adottando invece un approccio neutrale che non promuove né scoraggia esplicitamente tali asset.

Il 7 agosto 2025 il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo finalizzato ad ampliare l’accesso ad asset alternativi nei piani a contribuzione definita, comprendendo veicoli che detengono beni digitali, e ha incaricato il Department of Labor e la US Securities and Exchange Commission di valutare modifiche regolamentari per facilitare l’accesso.

Successivamente, nel marzo 2026, il Department of Labor ha proposto un set di norme che descrivono come i fiduciari dei 401(k) potrebbero includere asset alternativi nelle linee di investimento, introducendo anche safe harbor pensati per ridurre il rischio di contenziosi e imponendo la valutazione di fattori quali commissioni, liquidità, valutazione e performance.

La proposta ha però ricevuto critiche da parte di esponenti politici che ritengono l’iniziativa prematura alla luce della volatilità della crypto e delle presunte lacune nelle tutele degli investitori: tra i firmatari delle richieste di ritiro delle norme figurano i parlamentari Bernie Sanders, Elizabeth Warren e Bobby Scott, che hanno sollecitato il ritiro della proposta per proteggere i lavoratori.

Implicazioni per i piani pensionistici e i mercati

Se le regole proposte dovessero essere approvate, i gestori dei piani potrebbero trovarsi di fronte a nuove opportunità ma anche a sfide operative: includere asset alternativi richiederà processi di due diligence più approfonditi, criteri robusti di valutazione della liquidità e meccanismi per la protezione dei partecipanti.

Per gli sponsor dei piani e per i provider di servizi si aprono questioni di responsabilità fiduciaria: il bilanciamento tra innovazione nei portafogli e obblighi di protezione dei risparmiatori diventerà un tema centrale, con possibili contenziosi che potrebbero influenzare i costi assicurativi e le politiche di governance dei fondi pensione.

Dal punto di vista dei mercati, un’apertura regolamentare verso asset digitali nei piani di risparmio statunitensi potrebbe aumentare la domanda istituzionale di token e strumenti correlati, contribuendo a una maggiore integrazione tra mercati tradizionali e mercati digitali. Tuttavia, la concreta entrata di capitali dipenderà dalla solidità delle salvaguardie normative e dalla capacità degli operatori di gestire rischi di valutazione e liquidità.

Per i lettori italiani è utile osservare che le decisioni della regolamentazione statunitense possono fungere da benchmark internazionale: cambiamenti nelle regole americane spesso influenzano le scelte di istituzioni finanziarie globali e possono stimolare dibattiti analoghi presso autorità europee e manager di patrimoni italiani.

Considerazioni per investitori e responsabili delle politiche

Gli investitori privati e i professionisti che gestiscono piani aziendali dovranno rafforzare competenze nella valutazione degli asset digitali, sviluppare criteri di selezione chiari e prevedere scenari di stress test dedicati. Parallelamente, i policymaker dovranno bilanciare l’innovazione finanziaria con adeguate tutele per evitare che le aspirazioni di rendimento compromettano la sicurezza delle pensioni.

In assenza di un consenso ampio sul tema, è probabile che l’evoluzione normativa continui a essere alimentata da pressioni politiche, considerazioni giuridiche e sollecitazioni del mercato. Il dialogo tra regolatori, sponsor dei piani e rappresentanti dei lavoratori sarà determinante per definire standard operativi condivisi.

In sintesi

  • Un’eventuale apertura regolamentare statunitense verso la crypto nei piani pensionistici può generare nuovi flussi di domanda istituzionale, ma l’entità dell’afflusso dipenderà dalla credibilità delle tutele su liquidità e valutazione.
  • I fiduciari e gli sponsor dei piani dovranno affrontare costi aggiuntivi di governance e compliance; ciò potrebbe tradursi in commissioni più alte o in una selezione più rigorosa degli strumenti offerti ai lavoratori.
  • Per l’Italia e l’Europa, le scelte normative americane rappresentano un indicatore importante: l’adozione di approcci diversi tra giurisdizioni potrà influenzare le strategie di allocazione estera dei grandi investitori e accelerare il confronto regolamentare internazionale.


Author: Tony
Redazione Finanza Flash. Notizie di finanza, mercati, borsa e macroeconomia in tempo reale. Aggiornamenti su investimenti, banche, BCE ed economia italiana.