Bitcoin resistente agli attacchi quantistici nasconde un rischio
- 27 Agosto 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Adam Back, cofondatore e amministratore delegato di Blockstream, è noto per il suo scetticismo riguardo ai computer quantistici: ritiene che la tecnologia sia ancora così immatura da non rappresentare una minaccia imminente. Parallelamente, la sua azienda figura comunque tra i protagonisti nella ricerca di soluzioni pratiche per mitigare quel rischio.
Adam Back ha dichiarato:
“La cosa prudente è prepararsi per questa minaccia con largo anticipo.”
Negli ultimi mesi Blockstream ha dimostrato in ambiente reale uno schema di firme post-quantistiche sperimentale chiamato SHRINCS, e una proposta di miglioramento per Bitcoin basata su questo schema è stata pubblicata di recente come BIP (Bitcoin Improvement Proposal).
Jonas Nick, ricercatore di Blockstream Research, ha affermato:
“Si tratta della prima proposta concreta di uno schema di firma post-quantistica pensato specificamente per Bitcoin.”
La comunità scientifica è comunque concorde su un punto: computer quantistici sufficientemente potenti saranno in grado di ricavare chiavi private dalle chiavi pubbliche, minando la sicurezza delle chiavi crittografiche attuali e mettendo a rischio grandi quantità di valore. Per questo motivo è in corso una corsa per aggiornare Bitcoin e renderlo resistente a tali attacchi.
Il problema delle dimensioni delle firme post-quantistiche
Uno dei principali ostacoli agli schemi post-quantistici è la loro dimensione: le firme basate su hash o su reticoli approvate dal NIST risultano tra 38 e 123 volte più grandi delle firme attualmente usate in Bitcoin (ECDSA e Schnorr). Un aumento di questo tipo impatterebbe profondamente l’efficienza della blockchain, potenzialmente riducendo le transazioni al secondo a una frazione dell’attuale throughput.
Una soluzione proposta da altre comunità tecniche, come quella di Ethereum, consiste nell’aggregare le firme con una piccola prova a conoscenza zero per blocco: questa tecnica potrebbe persino migliorare l’efficienza, perché una singola prova occupa meno spazio di molte firme distinte. Tuttavia, introdurre prove a conoscenza zero in Bitcoin rappresenterebbe una modifica radicale al protocollo e richiederebbe un ampio consenso.
L’approccio di Bitcoin: ridurre le firme
Blockstream ha concentrato gli sforzi sull’ottimizzazione degli schemi di firma post-quantistici per adattarli alle specifiche esigenze di Bitcoin, cercando di preservare il più possibile le proprietà che la comunità ritiene fondamentali, come dimensioni contenute e compatibilità con l’attuale modello di spesa.
Nel dicembre 2025 i ricercatori Jonas Nick e Mikhail Kudinov hanno svelato lo schema di firma SHRINCS, e nei mesi successivi è stata pubblicata la proposta di opcode. SHRINCS è uno schema hash‑based che può avere una dimensione minima di 548 byte (più una chiave pubblica di 48 byte) e salire fino a 4.619 byte in alcuni casi.
Marin Ivezic, autore di PostQuantum.com e fondatore di Applied Quantum, ha spiegato:
“SHRINCS è il progetto post-quantistico più ‘nativo’ per Bitcoin che sia stato prodotto finora: include il recupero completo dal seed BIP-39 e la sicurezza poggia sulle stesse assunzioni SHA-256 su cui si basa il mining.”
Secondo valutazioni sperimentali, se tutti gli utenti utilizzassero le firme Schnorr di Taproot la rete potrebbe funzionare attorno a 6,5 transazioni al secondo; con l’adozione dello schema lattice-based approvato dal NIST come ML-DSA il throughput potrebbe scendere a 0,5 TPS, mentre con SPHINCS+ a 0,36 TPS. Impiegando invece SHRINCS, la rete potrebbe mantenersi intorno a 3 TPS, cioè su valori comparabili a quelli odierni.
Limiti e complessità di SHRINCS
Nonostante le promesse, la proposta non è ancora matura dal punto di vista crittografico: la BIP stessa segnala che una prova formale di sicurezza è ancora da realizzare. Inoltre SHRINCS introduce complessità operative aggiuntive rispetto agli schemi stateless tradizionali.
Per ridurre le dimensioni, SHRINCS utilizza chiavi monouso gestite localmente (approccio stateful) invece di avvolgerle in strutture ad albero multistrato come fa SPHINCS+. Questo comporta che ogni firma diventa 16 byte più grande quando viene riutilizzato un determinato stato e che la perdita del dispositivo richiede una transazione di recupero molto ampia (circa 5.777 byte) per ristabilire l’accesso ai fondi.
Yoon Auh, fondatore di BOLTS Technologies, ha commentato:
“Nel ridurre la dimensione, i progettisti di SHRINCS hanno introdotto statefulness, percorsi di firma compatti, fallback, ipotesi su quante volte un seed viene inizializzato e regole su quando i dispositivi devono passare a firme stateless più grandi. Questo può essere ingegneria pragmatica, ma introduce anche complessità e fragilità. In Bitcoin, ogni nuova regola di consenso diventa un obbligo di manutenzione permanente, e ogni assunzione lato wallet può diventare una possibile modalità di errore per l’utente.”
Sviluppi recenti: SHRIMPS, compatibilità e alternative
Nel corso del 2026 Blockstream ha continuato a ottimizzare SHRINCS e a testarne l’esecuzione sui portafogli hardware più diffusi, dimostrando che l’implementazione è praticabile su hardware comune ma con avvertenze sulla compatibilità delle chiavi che potrebbero causare perdita di fondi se importate tra implementazioni incompatibili.
All’inizio dell’anno è stato proposto uno schema di supporto denominato inizialmente SHRIMPS, concepito per permettere a dispositivi di backup derivati dallo stesso seed di firmare in sicurezza. Successivamente il nome è stato rimosso e la funzionalità è stata integrata come percorso stateless alternativo sotto la stessa chiave pubblica a 48 byte, con parametri non standard ottimizzati per ridurre le dimensioni di circa il 26%.
Oltre agli schemi hash-based, Blockstream esplora anche approcci lattice-based, generalmente più compatti ma con un minor track record, e valuta l’aggregazione delle firme tramite prove a conoscenza zero. Stime preliminari suggeriscono che, combinando SHRINCS con aggregazione ZK, il throughput di Bitcoin potrebbe raddoppiare fino a circa 6,7 TPS.
Un punto cruciale rimane la governance: l’ostacolo principale nella migrazione quantistica di Bitcoin non è tanto la scelta crittografica quanto la capacità della comunità di selezionare e adottare una soluzione prima che la minaccia diventi pressante. Diverse proposte tecniche stanno emergendo (ad esempio BIP-360, BIP-361, SHRINCS e soluzioni basate su STARK), ma manca ancora un meccanismo condiviso per decidere e attivare l’opzione migliore.
Implicazioni pratiche per gli utenti e i mercati
Per gli utenti comuni e per gli operatori di mercato, la transizione verso soluzioni post-quantistiche implicherà aggiornamenti di wallet, potenziali periodi di compatibilità tra diversi formati di chiave e la necessità di procedure di backup più robuste. I fornitori di servizi custodial dovranno progettare processi di migrazione che riducano il rischio operativo e la perdita di fondi.
Dal punto di vista finanziario, la prospettiva di una migrazione coordinata può creare opportunità per aziende specializzate in sicurezza, hardware wallet e servizi di consulenza crittografica. Allo stesso tempo, l’incertezza normativa e di governance potrebbe ritardare l’adozione, mantenendo elevata la volatilità delle aspettative di mercato.
In sintesi
- La migrazione verso firme post-quantistiche è inevitabile: per gli investitori italiani conviene monitorare le aziende specializzate in wallet e sicurezza, che potrebbero beneficiare di una domanda crescente per soluzioni compatibili.
- L’adozione di SHRINCS ridurrebbe l’impatto sulle dimensioni dei blocchi rispetto ad altre soluzioni, rendendo la transizione meno distruttiva per l’economia dei blocchi; tuttavia comporta rischi operativi che richiederanno servizi professionali di integrazione.
- Le scelte tecniche (hash-based vs lattice-based vs ZK-aggregation) influenzeranno i costi di infrastruttura e il throughput della rete: gli operatori di exchange e i payment processor dovranno pianificare aggiornamenti per preservare l’efficienza e la sicurezza.
- La variabile governance è critica: senza un meccanismo decisionale condiviso, il rischio di frammentazione aumenta, con possibili ripercussioni negative sulla fiducia degli utenti e sulla stabilità del mercato.