Bancari in calo: tra fusioni e digitale nella Ue 920mila posti in meno dal 2010

Negli ultimi due decenni il settore bancario europeo ha vissuto una marcata razionalizzazione, con fusioni, chiusure di sportelli e riduzioni di personale finalizzate a rafforzare efficienza e sostenibilità a lungo termine. Questo processo ha preso forme diverse nei paesi dell’Unione, influenzando competitività territoriale, accesso al credito e funzione sociale delle banche.

La razionalizzazione in Spagna

Il caso della Spagna è emblematico: dopo una crescita degli organici fino al 2010 (+7%), il settore ha perso quasi 95 mila addetti nei quindici anni successivi, pari a una riduzione del 36%. La crisi immobiliare e gli interventi per il salvataggio degli istituti locali hanno accelerato concentrazioni e riorganizzazioni, con un mercato molto più concentrato e una forte compressione dei costi del lavoro come leva per recuperare redditività.

L’evoluzione degli sportelli in Italia

In Italia la riduzione degli sportelli è stata significativa: dalle rilevazioni del settore risulta che gli sportelli sono scesi da 33.631 nel 2010 a 19.182, una perdita di 14.449 unità pari al 43%. Questo mutamento ha coinvolto soprattutto le aree con bassa redditività e ha aumentato la dipendenza dai canali digitali.

Sileoni ha affermato:

“L’innovazione è indispensabile, ma non può trasformarsi in un arretramento della funzione sociale della banca. La tecnologia deve rafforzare il servizio, non sostituire il rapporto con le persone e con i territori. Adesso che sta partendo la trattativa per il rinnovo del contratto le banche non possono dimenticare che quando le cose non andavano bene, allora i rinnovi erano a cifre contenute e ci sono stati molti accordi per riposizionare il costo del lavoro anche attraverso le uscite volontarie con il Fondo di solidarietà. Ora le cose vanno bene e le banche devono essere coerenti con la situazione attuale.”

La via italiana della gestione negoziata col sindacato

A confronto con altri grandi sistemi bancari europei, l’Italia ha seguito un percorso caratterizzato dalla negoziazione sindacale e dalla bilateralità. Il nostro paese ha registrato una riduzione del personale bancario intorno al 20% dal 2010 al 2025, meno severa rispetto alla media della Unione Europea (circa 30%) e molto contenuta rispetto alla Spagna.

Le dinamiche nei principali mercati europei mostrano profili diversi: in Francia la flessione è stata più lieve (-8%), mentre in Germania la perdita di occupazione è stata più pronunciata (-15%). Queste differenze riflettono modelli diversi di relazioni industriali, strumenti di welfare aziendale e scelte di politica di settore.

Staffetta generazionale e Fondo per l’occupazione

La capacità italiana di contenere l’impatto occupazionale è stata favorita da una staffetta generazionale gestita con strumenti collettivi. Il Fondo per l’occupazione, attivo dal 2012, ha permesso di finanziare ingressi mirati di giovani: fino a febbraio 2025 sono state realizzate oltre 41.841 assunzioni rilevanti per il ricambio generazionale.

Questo doppio binario — uscite volontarie dei lavoratori senior e assunzioni di nuove figure — insieme a un accordo non scritto tra aziende e sindacati secondo cui ogni due uscite si cerca di promuovere una nuova assunzione, ha contribuito a evitare un collasso occupazionale nel comparto bancario.

Sileoni ha spiegato:

“La differenza tra noi e l’Europa la fa il Fondo di solidarietà per la gestione degli esuberi. Non c’è nulla di realmente paragonabile negli altri Paesi europei. Questo è stato lo strumento che ha fatto la differenza e continua a farla perché ha consentito di risolvere i problemi sempre all’interno e garantendo la volontarietà ai lavoratori.”

Il ruolo del Fondo di solidarietà

La storia del Fondo di solidarietà risale al 2000, quando sindacati e banche progettarono strumenti per governare i mutamenti previsti nei decenni successivi. Il Fondo, finanziato dagli istituti, è diventato lo strumento operativo per gestire esuberi, fusioni e aggregazioni, favorendo percorsi di uscita volontaria e mitigando licenziamenti collettivi.

Sileoni ha affermato:

“Fu una visione molto lungimirante: il Fondo è diventato di fatto lo strumento per gestire le uscite negli ultimi 25 anni. Serve non soltanto per affrontare le crisi bancarie, ma anche per evitare licenziamenti a favore di esodi volontari e per permettere alle banche di riposizionare il costo del lavoro rispetto alla media europea.”

Oggi il sistema italiano mostra una tenuta occupazionale relativa grazie a meccanismi contrattuali e fondi dedicati, ma si trova davanti a sfide continue: digitalizzazione, adeguamento dei piani industriali e pressione sui margini che richiedono politiche attentive per garantire servizio territoriale, inclusione finanziaria e sostenibilità aziendale.

In sintesi

  • La gestione negoziata di uscita e ricambio generazionale in Italia ha mitigato l’impatto occupazionale, ma investitori e analisti devono monitorare la sostenibilità dei piani industriali alla luce della pressione sui margini e della concorrenza digitale.
  • La disponibilità di strumenti collettivi come il Fondo di solidarietà riduce il rischio di shock occupazionali, rendendo le banche italiane meno volatili rispetto a controparti che hanno adottato tagli massivi; ciò può influenzare la valutazione del rischio paese da parte degli investitori esteri.
  • La chiusura degli sportelli e la digitalizzazione accentuano il divario territoriale: opportunità di investimento in servizi fintech e nella riqualificazione professionale potrebbero emergere come leve strategiche per sostenere l’inclusione finanziaria e la domanda locale.


Author: Tony
Redazione Finanza Flash. Notizie di finanza, mercati, borsa e macroeconomia in tempo reale. Aggiornamenti su investimenti, banche, BCE ed economia italiana.